Greggi e pecore nella pittura dell’Ottocento

Greggi e pecore nella pittura dell’Ottocento hanno contribuito a creare le atmosfere mistiche e spirituali che possiamo ammirare in molti paesaggi dell’Ottocento.

Charles Emile Jacque, Gregge di pecore in un paesaggio, 1861, olio su tela, 176 x 280 cm. Parigi, museé d’Orsay

La rappresentazione di paesaggi popolati da pecore e greggi è oggi lontana dalla nostra sensibilità estetica. Per il pubblico dell’arte ottocentesca rappresentavano però un’importante sorgente spirituale. Inoltre, in alcuni casi, le scene che raffigurano pecore o greggi diventano allegoria della condizione umana e di situazioni anche estremamente drammatiche. Per Giovanni Segantini le greggi che animano i suoi dipinti di montagna sono una forte componente del suo panteismo laico. Per August Friedrich Schenck le scene con pecore sono utilizzate per raccontare allegorie di vita e di morte.

Il simbolismo pastorale nella pittura Ottocentesca

Nel corso della pittura dell’Ottocento, nella pittura di paesaggio, comparvero a titolo di soggetto principale greggi e pecore. Questa comparsa segna il passaggio dall’idillio pastorale della pittura del Settecento di ispirazione classica a una visione complessa. La figura della pecora si trasforma così nel corso dell’Ottocento da semplice comparsa paesaggistica in vera protagonista del dipinto. Questa nuova estetica oscilla tra il Realismo sociale, il Simbolismo mistico e l’indagine filosofica sulla natura. Possiamo definire così questa forma di paesaggismo come Simbolismo pastorale.

La precisione anatomica della pecora di Rosa Bonheur

Rosa Bonheur, Sheep by the Sea, 1865, olio su tavola intelaiata, 32,3 x 45,7 cm. Washington, D. C., National Museum of Women in the Arts
Rosa Bonheur, Sheep by the Sea, 1865, olio su tavola intelaiata, 32,3 x 45,7 cm. Washington, D. C., National Museum of Women in the Arts

La necessità di utilizzare la figura della pecora come soggetto principale del paesaggio porta così ad un approfondito studio anatomico dell’animale. Tra gli artisti che utilizzarono questo linguaggio, la francese Rosa Bonheur adottò una meticolosa osservazione, realizzando dettagliati studi anatomici per realizzare i suoi dipinti di animali. Il suo realismo quasi fotografico arriva ad esaltare la consistenza delle lane e la vitalità dello sguardo. Gli animali di Rosa Bonheur nascono da intenti realistici ma la spinta creativa dell’artista arriva ad anticipare sentimenti ecologisti. Infatti le sue rappresentazioni non sono semplici immagini anatomiche di pecore. Rivelano invece un’empatia profonda che sottolinea il momento dipinto nel quale gli animali subiscono gli eventi naturali. Di fronte a questi dipinti è impossibile non immedesimarsi nelle povere pecore che tentano un riparo, minacciate dalla durezza della montagna.

La luce mistica e panteista delle Greggi di Giovanni Segantini

La ragazza che fa la calza Giovanni Segantini
Ragazza che fa la calza Giovanni Segantini

L’importanza della precisione rappresentativa porta anche Giovanni Segantini a studiare una particolare razza di pecore, che popolava le montagne svizzere, da lui considerata ideale per esprimere il suo misticismo panteista. La luce nelle opere pastorali di Segantini si trasfigura quindi in una componente sacra ma laica che investe tutte le sue opere. La tecnica divisionista trasforma la scena rurale in una visione luminosa e mistica. Infatti il gregge che rientra all’ovile non è più solo cronaca agricola, ma un intreccio di filamenti di colore che vibrano, rendendo l’atmosfera eterea e senza tempo.

Le allegorie pastorali di August Friedrich Schenck

August Friedrich Schenck, Anguish, circa 1878, olio su tela, 151 x251,2 cm. Melbourne, National Gallery of Victoria
August Friedrich Schenck, Anguish, circa 1878, olio su tela, 151 x251,2 cm. Melbourne, National Gallery of Victoria

August Friedrich Schenck (1828–1901) è stato un pittore artista franco-tedesco non troppo conosciuto dagli amanti dell’arte. I suoi collezionisti di fine Ottocento apprezzavano invece i suoi paesaggi e i dipinti di animali, in particolare di pecore. Diversamente da altri artisti contemporanei specializzati nella pittura di animali, come Edwin Landseer (1802–1873) o Rosa Bonheur (1822–1899), nei dipinti di Schenck le pecore sono utilizzate in modo allegorico.

Allegorie di vita e di morte nelle scene di pecore e greggi

Le opere di August Friedrich Schenck sono narrazioni complesse che rappresentano episodi di vita o di morte, sottolineate di drammaticità e movimento. Gran parte dei paesaggi dell’artista raffigura greggi di pecore che si muovono su terreni ostili e minacciati dalle intemperie, con la lana arruffata dalla neve e che si agitano impaurite e spesso minacciate da animali predatori. Le visioni drammatiche di Schenck presentano la capacità di trasmettere una gamma di emozioni profondamente umane. Osservando le sue opere empatizziamo con l’agnello o il gruppo di pecore sotto minaccia e proviamo disperazione, dolore, paura e, naturalmente, angoscia.

La natura malvagia e crudele delle opere di August Friedrich Schenck

Occasionalmente, è presente anche la figura di un pastore o di un cane da pastore, anch’essi alle prese con gli elementi ostili, inermi custodi dei loro animali. Quello tra i suoi dipinti che è diventato più famoso oggi si intitola “Anguish” del 1878 circa (Angoscia). La National Gallery of Victoria di Melbourne, in Australia, lo ha acquisito nel 1880 e l’opera è stata una delle prime acquisizioni del museo. Diversamente dalla natura benigna-matrigna di Segantini, nelle opere dell’artista la natura è malvagia, e destina le sue creature ad un destino crudele.

Legreggi tardo-romantiche di Charles-Émile Jacque

Gregge di pecore in un paesaggio di Charles Emile Jacque
Troupeau de moutons dans un paysage (Gregge di pecore in un paesaggio) di Charles Emile Jacque

Il pittore realista francese Charles-Émile Jacque, (1813 – 1894) nella sua lunga carriera artistica, muore infatti all’età di 81 anni, è stato un pittore di animali. Insieme a Jean-François Millet (1814 – 1875) è uno dei principali maestri de l’École de Barbizon, dalla località di Barbizon in Francia, non lontana dalla foresta di Fontainebleau. Nel 1855 le pecore erano diventate uno dei soggetti più popolari di Jacque e il pubblico, in particolare gli aristocratici orléanisti e gli industriali francesi, iniziò a collezionarle. Questa moda influenzò forse il gusto americano per le opere di Jacques durante la Gilded Age, quando intenditori come William Thompson Walters, Theodore Havemeyer e August Belmont pagarono somme considerevoli per i suoi dipinti.

Le sue opere erano particolarmente apprezzate da appassionati di animali selezionati che la nascente zootecnia proponeva agli allevatori esperti. I suoi montoni preferiti erano dei merino, razza in voga a quei tempi. Come Segantini, Charles-Émile Jacque studiò attentamente l’anatomia di questi animali per creare immagini che risentono ancora di un certo romanticismo atmosferico. Osservate i cieli gonfi di nubi e il paesaggio che circonda le greggi, echeggiano ancora suggestioni della pittura di Constable e i temporali di Turner. Il monumentale dipinto intitolato Troupeau de moutons dans un paysage, coservato presso il Musée d’Orsay di Parigi, misura circa due metri per tre e testimonia così la volontà di sovvertire la tradizionale gerarchia dei generi pittorici. Le radici di questa pittura si possono rintracciare nella pittura dei paesaggisti olandesi del XVII secolo.

Le pecore sociali di Francesco Filippini

Francesco Filippini, Ritorno al Pascolo - Pecore tosate - Tramonto, 1885, olio su tela, 80 x 130 cm. Piacenza, Museo Ricci Oddi
Francesco Filippini, Ritorno al Pascolo – Pecore tosate – Tramonto, 1885, olio su tela, 80 x 130 cm. Piacenza, Museo Ricci Oddi

L’immagine della pecora ha stratificato una complessità di significati a partire dalle più antiche civiltà. Le religioni hanno così investito questi ovini di simbolismi che si sono poi trasferiti nelle principali correnti artistiche dell’arte occidentale. In Italia, nel corso dell’Ottocento, sono molti gli artisti che hanno inserito nelle loro opere greggi e pecore, sempre carichi della tradizione ma con intenti legati alle loro convinzioni. Il pittore italiano Francesco Filippini (Brescia, 18 settembre 1853 – Milano, 6 marzo 1895) è considerato un tardo-impressionista. Dopo un viaggio a Parigi, del 1879, nel 1880, torna a Milano, e si avvicina alla Scapigliatura. Si dedica così a una particolare pittura sociale dipingendo ritratti di figure dedite al lavoro agricolo e scene pastorali. I riferimenti ad una dimensione spitituale non sono così evidenti, ma in alcuni suoi dipinti emerge un sentimento religioso misto a simbolismo rurale.

Francesco Filippini, Sosta - Gregge - Vespero, 1891 circa, olio su tela, 104 x 177 cm. Brescia, Musei Civici d'Arte e storia
Francesco Filippini, Sosta – Gregge – Vespero, 1891 circa, olio su tela, 104 x 177 cm. Brescia, Musei Civici d’Arte e storia

Nell’opera intitolata Sosta – Gregge – Vespero, del 1891 circa, il riferimento religioso è chiaro: la pastora durante il suo tragitto, si ferma in raccoglimento a pregare di fronte ad un pilone votivo. Il gregge di pecore, si raccoglie tranquillo e pacifico intorno a lei come a proteggerla nel momento della preghiera. Sul paesaggio cala un’atmosfera spirituale sottolineata dal cielo ingombro di nubi e dai colori scuri e caldi della natura.

Arte e pastori

© 2017-2026 ADO – analisidellopera.it – Tutti i diritti riservati. Approfondisci

Sitografia

Bibliografia

  • Christian Dauchel, Christine Essling, Thierry Laugée, August Friedrich Schenck. 1821-1901 Faune sentimentale, Editions Cinabre, 2025 ISBN-10: 2494113024 ISBN-13: 978-2494113022

La scheda è completa. Periodicamente troverai ulteriori approfondimenti, a presto!

La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 15 maggio 2026.

Approfondisci la lettura consultando le schede di altre opere intitolate:

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Charles Emile Jacque, Gregge di pecore in un paesaggio, sul sito del museé d’Orsay di Parigi.

ASPETTA! Ti possono servire

Grazie per aver consultato ADO

Le immagini pubblicate su ADO sono state prodotte in proprio e quindi sono di proprietà dell’autore.

ADO content