La Ronda dei carcerati di Vincent van Gogh

Vincent van Gogh dipinse La Ronda dei carcerati ispirandosi ad una incisione di Gustave Doré inviata dal fratello Theo.

Vincent van Gogh, La ronda dei carcerati, 1890, olio su tela, cm 80 x 64. Mosca, Museo Puškin

Descrizione de la Ronda dei carcerati di Vincent van Gogh

Nel dipinto, i detenuti camminano in cerchio, in fila, in senso orario. Un agente e due funzionari a destra ai bordi del cerchio li osservano nella loro camminata ricreativa. Lo spazio che li ospita è visibilmente molto limitato e desolato. La pavimentazione del cortile è in lastre di pietra e priva di un solo filo d’erba. Inoltre le pareti che chiudono la fossa sono mura alte sulle quali si aprono quattro piccolissime finestre. Le finestrelle chiuse in alto da un archetto a tutto sesto sono tre allineate sulla parete di destra. Un’apertura più piccola si trova sulla parete di fondo più stretta. I detenuti sono immersi in una arena di sola pietra. Le pareti sembrano proseguire oltre i bordi del dipinto, lateralmente e in alto. Gli uomini, vestiti di poveri abiti, procedono a testa bassa come arresi al loro triste destino.

Interpretazione della Ronda dei carcerati

Solo un detenuto guarda verso l’osservatore con uno sguardo diretto e interrogativo. Il recluso è privo di berretto e pare più vulnerabile. L’uomo ha le braccia abbandonate. Sembra, così, chiedere aiuto allo spettatore che documenta la sua condizione. Questo particolare indica la volontà di van Gogh di stabilire un contatto tra il detenuto e gli osservatori dell’opera. Il dipinto non è la raffigurazione di una scena vista dal vero. Si tratta di una scelta dell’artista di trasformare l’immagine in una sorta di reportage sociale sulla condizione dei reclusi come forse si sentiva Vincent.

Alcune letture critiche intendono considerare la Ronda dei detenuti come un autoritratto di van Gogh. L’artista si sarebbe identificato nella figura del detenuto senza berretto. Sicuramente, il senso di prigionia esteriore, del carcere, diventa simbolo della condizione interiore di Vincent van Gogh. La natura solare e colorata dei dipinti in esterno nella Ronda dei carcerati di van Gogh è assente. Infatti non vi sono erbe o fiori a mitigare la desolazione della spazio ristretto.

La stampa di Gustave Doré proveniva da una sua pubblicazione intitolata London, a Pilgrimage. Il titolo dell’opera è Newgate: The Exercise Yard e offre una documentazione del trattamento penale delle carceri londinesi. Newgate era il nome di una prigione di sua maestà tristemente nota per la durezza del trattamento. L’immagine incisa da Doré colpì immediatamente la sensibilità di van Gogh già molto sofferente. Le crisi di ansia e la depressione rendevano l’artista più isolato, non solo per le barriere fisiche del manicomio. Le relazioni umane, venivano meno e le stampe furono le uniche possibilità di continuare a dipingere.

Un volo di farfalle

L’unico anelito di speranza è rappresentato dal volo di due farfalle, in alto, a sinistra di fronte al muro centrale. Il simbolo di libertà in ambiente carcerario è spesso rappresentato dal volo di farfalle o uccelli. Questa immagine è, probabilmente il prototipo di altre a venire. A partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento furono costruite le carceri moderne a panopticon. Questo fenomeno coincise con l’invenzione della macchina fotografica e del cinema. Saranno questi media a raccontare la detenzione più che l’arte figurativa. L’immagine del volo di speranza sarà invece di ispirazione a molti artisti detenuti. Come van Gogh, rinchiusi nella loro cella, esprimeranno la loro attesa di libertà con citazioni involontarie di questo volo.

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La storia della Ronda dei carcerati di Vincent van Gogh

Vincent van Gogh dipinse la Ronda dei carcerati nel 1890, l’anno della sua morte. L’artista si trovava a Saint-Rémy-de-Provence per essere curato in seguito alle sue crisi di ansia e depressione. Il fratello, Theo van Gogh, gli inviò alcune stampe dalle quali Vincent avrebbe potuto prendere ispirazione per nuovi lavori. Fra altre incisioni vi era un’immagine realizzata da Gustave Doré che colpì la sua sensibilità. Questa immagine raffigura un gruppo di detenuti che procedono in cerchio all’interno di un cortile ristretto. Le stampe permisero così a van Gogh, rinchiuso nel manicomio di Saint-Rémy-de-Provence, di dipingere pur non potendo uscire dalla struttura. Vincent copiò molte le stampe di altrettanti artisti contemporanei. La Ronda dei carcerati però è la copia fedele dell’incisione di Gustave Doré.

Gustave Doré, Newgate: The Exercise Yard, 1872
Gustave Doré, Newgate: The Exercise Yard, 1872

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile della Ronda dei carcerati

La Ronda dei carcerati di van Gogh fa parte di un tipo di pittura definita oggettuale. Negli ultimi anni l’artista abbandonò però questa visione a favore di una interpretazione più espressionista del reale. Prevale così in questo dipinto un cromatismo con toni grigi, molto vicino alla stampa di Gustave Doré. Probabilmente, la maggiore volumetria delle immagini, dipende dall’azione di copiatura. L’osservazione dal vero infatti permetteva a van Gogh, di osservare le variazioni luminose a scapito del volume. Il grigio è più presente in basso, con qualche bagliore blu sul selciato. Nel cerchio dei detenuti prevale quindi il grigio verde. Salendo, verso la parte superiore, si trova qualche mattone ocra.

La luce e l’illuminazione

L’illuminazione sulla scena è riflessa. Sono quindi le pareti di fondo e laterali a riflettere debolmente una luce fredda sui detenuti. Le ombre, lunghe e chiare, sono direzionale frontalmente, verso l’osservatore. Il contrasto è debole poiché i detenuti si trovano in ombra.

Lo spazio

La posizione dei detenuti li proietta in una fossa tra le mura. La posizione dell’artista che ritrae la scena è, però, in alto, forse osserva da una finestra. Questa immagine ricorda, quindi, le prime esperienze figurative realiste di van Gogh. Con toni grigi e marroni l’artista ritraeva la povera vita dei contadini. L’intento del giovane van Gogh, allora era chiaramente di empatia sociale. In questo dipinto prevale l’immedesimazione ad una condizione che sente come propria e dalla quale evaderà solo con la morte.

La composizione e l’Inquadratura

Il dipinto ha forma rettangolare con sviluppo verticale e sottolinea l’altezza delle pareti. Il centro focale e psicologico si trova in basso, sul gruppo dei detenuti. In particolare è il detenuto con lo sguardo diretto verso l’esterno nel dipinto ad attirare il nostro sguardo.

Approfondimento. Il modello Panopticon delle carceri dell’Ottocento

Un nuovo paradigma

Il XVIII secolo è stato un secolo di grandi trasformazioni, sopratutto in Europa, e in particolare di una profonda riflessione politica e filosofica. Questa riflessione porta un mutamento nella concezione del carcere e del sistema penitenziario in generale. Infatti in questo periodo nasce e si sviluppa il pensiero illuministico, il quale trova tra i suoi maggiori esponenti Cesare Beccaria che nel suo trattato “Dei delitti e delle pene” in cui teorizza una riforma del sistema penale. In particolare Beccaria rifiuta le pene corporali e la pena di morte e propone umanità della pena e deterrenza. Il pensiero illuminista inizia, inoltre, a teorizzare una nuova funzione per il carcere oltre alla detenzione e isolamento, cioè la rieducazione dei condannati.

Il carcere prima

Il carcere diventa il principale strumento sanzionatorio a cavallo tra il XVIII e XIX secolo. Prima era solo un luogo di custodia temporanea. Lì i carcerati attendevano la vera pena o le torture. Si trattava solo di un luogo di separazione sociale e non era una vera pena. Il carcere era un luogo di promiscuità, informalità e trascuratezza. Organizzato secondo un modello domestico di co-gestione del potere tra internati e controllori.

Il Panopticon

In questo contesto nasce l’idea del Panopticon di Jeremy Bentham. Bentham era apertamente Beccariano e propose il progetto di un sistema detentivo che permettesse la rieducazione e allo stesso tempo consentisse una facile sorveglianza. Infatti il concetto alla base era quella di un unico sorvegliante che fosse in grado di osservare(opticon) tutti (pan) senza essere visto.

Era però necessaria una struttura particolare che permettesse ciò. Dunque Bentham ideò una struttura circolare con al centro una torre nella quale si trovava il sorvegliante; mentre intorno erano le posizionate le celle. I carcerati potevano essere continuamente osservati ma non potevano vedere il sorvegliante. L’idea alla base di questa struttura era che da un lato l’isolamento permetteva la riflessione e la riabilitazione.

Dall’altro l’essere continuamente osservati avrebbe dovuto instillare nei detenuti l’autocontrollo spontaneo anche fuori dal carcere. Infatti il comportamento inizialmente imposto, sarebbe stato poi interiorizzato modificando il carattere dei detenuti.

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Bibliografia

  • Ronald de Leeuw, Van Gogh, in Art dossier, nº 22, Giunti, 1998, ISBN 88-09-76052-2.
  • Enrica Crispino, Van Gogh, Giunti, 2010, ISBN 978-88-09-05063-1
  • Giordano Bruno Guerri, Follia? Vita di Vincent van Gogh, 23 marzo 2011, Bompiani, Collana: I grandi tascabili, EAN: 9788845266928
  • Vincent Van Gogh, Lettere a Theo, Traduttore: M. Donvito B. Casavecchia, Curatore: M. Cescon, 25 agosto 2016, VII edizione, Guanda, Collana: Tascabili Guanda. Narrativa, EAN: 9788823516908
  • I miei quadri raccontati da me di Vincent Van Gogh, a cura di Piergiorgio Dragone, 20 settembre 2017, Donzelli, Collana: Mele, EAN: 9788868436728
  • Rainer Metzger, Ingo F. Walther, Van Gogh. Tutti i dipinti, 5 luglio 2018, Taschen, Collana: Bibliotheca Universalis, EAN: 9783836559591

La scheda è completa. Periodicamente troverai ulteriori approfondimenti, a presto!

La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 9 febbraio 2020.

Opere pubblicate

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