La Ronda dei carcerati di Vincent van Gogh. Un’immagine ancora attuale della condizione detentiva

Vincent van Gogh dipinse La Ronda dei carcerati ispirandosi ad una incisione di Gustave Doré inviata dal fratello Theo.

Vincent van Gogh, La ronda dei carcerati, 1890, olio su tela, cm 80 x 64. Mosca, Museo Puškin

Vincent van Gogh, chiuso in manicomio, copia le stampe di altri artisti

La Ronda dei carcerati è stato dipinto da Vincent van Gogh nel 1890, l’anno della sua morte. Van Gogh si trovava a Saint-Rémy-de-Provence per essere curato in seguito alle sue crisi di ansia e depressione. Grazie all’invio di alcune stampe, da parte del fratello Theo van Gogh, ebbe la possibilità di prendere ispirazione per nuovi lavori. Fra altre incisioni vi è un’immagine realizzata da Gustave Doré che colpì la sua sensibilità. Questa immagine raffigura un gruppo di detenuti che procedono in cerchio all’interno di un cortile ristretto. Le stampe permisero a van Gogh, rinchiuso nel manicomio di Saint-Rémy-de-Provence, di dipingere pur non potendo uscire. Copiò molte le stampe di molti artisti contemporanei. La Ronda dei carcerati è la copia fedele dell’incisione di Gustave Doré.

Una ronda dei carcerati che proviene dalle prigioni londinesi

La stampa di Gustave Doré proveniva da una sua pubblicazione intitolata London, a Pilgrimage. Il titolo dell’opera è Newgate: The Exercise Yard e offre una documentazione del trattamento penale delle carceri londinesi. Newgate era il nome di una tristemente nota prigione di sua maestà. L’immagine incisa da Gustave Doré colpì immediatamente la sensibilità di van Gogh già molto sofferente. Le crisi di ansia e la depressione rendevano l’artista più isolato, non solo per le barriere fisiche del manicomio. Le relazioni umane, venivano meno e le stampe furono le uniche possibilità di continuare a dipingere.

Tra alte mura i detenuti camminano in cerchio senza speranza

Nel dipinto, i detenuti camminano in cerchio, in fila, in senso orario. Un agente e due funzionari, a destra, ai bordi del cerchio, osservano i detenuti nella loro camminata ricreativa. Lo spazio che li ospita è, visibilmente molto limitato e desolato. La pavimentazione del cortile è in lastre di pietra, priva di un solo filo d’erba. Le pareti che chiudono la fossa sono mura alte sulle quali si aprono quattro piccolissime finestre.

Le finestrelle, chiuse in alto da un archetto a tutto sesto, sono tre, allineate, sulla parete di destra. Un’apertura, più piccola, si trova sulla parete di fondo, più stretta. La natura solare e colorata dei dipinti in esterno, nella Ronda dei carcerati di van Gogh è assente. Infatti, non vi sono erbe o fiori a mitigare la desolazione della spazio ristretto. I detenuti sono immersi in una arena di sola pietra. Le pareti sembrano proseguire oltre i bordi del dipinto, lateralmente e in alto. I detenuti, vestiti di poveri abiti, procedono a testa bassa come arresi al loro triste destino.

Nel dipinto, un detenuto ci guarda intensamente e sfonda la quarta parete della ronda dei carcerati

Solo uno di loro guarda verso l’osservatore con uno sguardo diretto e interrogativo. Il detenuto è privo di berretto, più vulnerabile. L’uomo ha le braccia abbandonate. Sembra, così, chiedere aiuto allo spettatore che documenta la sua condizione. Questo particolare indica la volontà di van Gogh di stabilire un contatto tra il detenuto e gli osservatori futuri. Il dipinto non ritrae semplicemente una scena. Infatti, il detenuto osserva verso il pittore. Con questo dettaglio, van Gogh ne la Ronda dei carcerati, vuole sottolineare l’aspetto documentario del dipinto. Si tratta della volontà di trasformare l’immagine in una sorta di reportage sociale sulla condizione dei detenuti. Alcune letture critiche intendono considerare la Ronda dei detenuti come un autoritratto di van Gogh. L’artista si sarebbe identificato nella figura del detenuto senza berretto. Sicuramente, il senso di prigionia esteriore, del carcere, diventa simbolo della condizione interiore di Vincent van Gogh.

Gustave Doré, Newgate: The Exercise Yard, 1872
Gustave Doré, Newgate: The Exercise Yard, 1872
Ne la ronda dei carcerati la speranza è raffigurata da un volo di farfalle

L’unico anelito di speranza è rappresentato dal volo di due farfalle, in alto, a sinistra di fronte al muro centrale. Il simbolo di libertà, in ambiente carcerario, è spesso rappresentato dal volo di farfalle o uccelli. Questa immagine è, probabilmente, il prototipo di altre a venire. A partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento furono costruite le carceri moderne a panopticon. Questa fenomeno coincise con l’invenzione della macchina fotografica e del cinema. Saranno questi media a raccontare la detenzione più che l’arte figurativa. L’immagine del volo di speranza sarà, invece, di ispirazione a molti artisti detenuti. Come van Gogh, rinchiusi nella loro cella, esprimeranno la loro attesa di libertà con citazioni involontarie di questo volo.

Un dipinto che ricorda in modo fedele il modello inciso da Gustave Doré

La Ronda dei carcerati di van Gogh fa parte di un tipo di pittura definita oggettuale. Negli ultimi anni, infatti, l’artista, abbandonò, però, questa visione a favore di una interpretazione più espressionista del reale. Prevale così, un cromatismo con toni grigi, molto vicino alla stampa di Gustave Doré. Probabilmente, la maggiore volumetria delle immagini, dipende dall’azione di copiatura. L’osservazione dal vero, infatti, permetteva, a van Gogh, di osservare le variazioni luminose a scapito del volume. Il grigio è maggiormente presente in basso, con qualche bagliore blu sul selciato. Nel cerchio dei detenuti prevale il grigio verde. Salendo, verso la parte superiore, si trova qualche mattone ocra e ti toni caldi.

I carcerati camminano in basso e composti, osservati da agenti, borghesi e da noi che siamo chiamati a solidarizzare con la loro sofferenza

L’illuminazione è riflessa. Sono, quindi, le pareti di fondo e laterali a illuminare debolmente e con luce fredda, i detenuti. Le ombre, lunghe e chiare, sono direzionale frontalmente, verso l’osservatore. Il contrasto è debole poiché i detenuti si trovano in ombra. La composizione è verticale e sottolinea l’altezza delle pareti. Il centro focale e psicologico si trova in basso, sul gruppo dei detenuti. In particolare è il detenuto con lo sguardo diretto verso l’esterno nel dipinto ad attirare il nostro sguardo.

La posizione dei detenuti li proietta in una fossa tra le mura. La posizione dell’artista che ritrae la scena è, però, in alto, forse osserva da una finestra. Questa immagine ricorda, quindi, le prime esperienze figurative realiste di van Gogh. Con toni grigi e marroni l’artista ritraeva la povera vita dei contadini. L’intento del giovane van Gogh, allora era chiaramente di denuncia sociale. In questo dipinto prevale l’immedesimazione ad una condizione che sente come propria e dalla quale evaderà solo con la morte.

Consulta la pagina dedicata alla Ronda dei carcerati di Vincent van Gogh sul sito del Museo Puškin di Mosca.