Teseo e il Minotauro di Antonio Canova

Teseo e il Minotauro di Antonio Canova ritrae l’eroe greco nel momento successivo al combattimento contro il mitico figlio di Pasifae.

Antonio Canova, Teseo e il Minotauro, 1781-1783, marmo bianco, 145,4 x 158,7 x 91,4 cm, Londra, Victoria and Albert Museum

Indice

Descrizione di Teseo e il Minotauro di Antonio Canova

Teseo siede su una gamba del Minotauro con il busto appoggiato all’indietro. L’eroe è nudo e solo un telo copre il suo pube e parte della coscia destra. Il protagonista guarda in basso, verso il Minotauro che giace al suolo privo di vita. Il giovane infine con la mano sinistra regge Ia pesante clava con la quale ha colpito e ucciso il Minotauro.

Interpretazioni e simbologia di Teseo e il Minotauro di Antonio Canova

Teseo è il simbolo della ragione che ha sconfitto l’irrazionalità rappresentata dal Minotauro, essere metà uomo e metà animale. La sua esistenza secondo il mito greco, si deve infatti alla insana passione della regina Pasifae che si fece ingravidare dal toro sacrificale.

Canova ha rappresentato il fatto dopo il suo compimento. Infatti Teseo ha già lottato con il Minotauro che è ormai sconfitto. Lo scultore ha quindi scelto di non rappresentare il momento dell’azione ma quello successivo. La posizione assunta così da Teseo è vittoriosa ma è priva di tensione e non esprime alcun sentimento di violenza o di rabbia. Il corpo del giovane è rilassato e la sua mente è sgombra dalla violenza della passione e dalla furia del combattimento. La posizione assunta da Teseo è quella di un cacciatore che siede sulla preda appena abbattuta.

Il Minotauro

Il mito è raccontato ne Le Metamorfosi del poeta latino Ovidio che rappresenta una delle fonti principali della mitologia classica. Secondo la Tradizione Teseo, aiutati da Arianna entrò nel labirinto del palazzo di Cnosso e riuscì a uccidere il Minotauro. Secondo il mito, il dio Poseidone donò a Minosse, re di Creta, un toro bianco destinato al sacrificio. Il sovrano però ammirato dalla bellezza del toro lo tenne per sé per utilizzarlo nella riproduzione delle sue vacche.

Poseidone contrariato rese il toro feroce e fece innamorare dell’animale Pasifae regina dell’isola di Creta e moglie di Minosse. La sovrana era intenzionata a congiungersi col toro e chiese aiuto all’architetto Dedalo che progettò il simulacro in legno a forma di giumenta, una giovane vacca. Grazie a questo espediente Pasifae si unì al toro e partorì un essere ibrido detto Minotauro dal corpo di uomo e testa di toro.

L’essere nato dalla unione di una umana con l’animale divino ereditò il carattere selvaggio e feroce del toro bianco. Così Minosse mise al sicuro i cittadini facendo costruire da Dedalo un labirinto nel quale imprigionare il Minotauro. Questa reclusione fu resa necessaria anche perché il mostro si nutriva di carne umana.

Il filo di Arianna

Così per nutrire il Minotauro, ogni anno, sette ragazzi e sette ragazze, si introducevano nel labirinto per diventare il pasto dell’essere.

Teseo, figlio del vecchio re di Atene, Egeo, convinto a interrompere la tremenda tradizione, chiese al padre di sostituire una delle vittime designate. Il giovane parti quindi per l’isola di Creta dove conobbe Arianna, la figlia di Minosse. I giovani si innamorarono e Arianna si offrì di aiutare Teseo nella sua missione.

L’intelligenza della ragazza era leggendaria e Arianna ebbe l’idea di consegnare a Teseo il capo di un filo molto lungo raccolto in un gomitolo che tenne lei in mano, noto come “filo d’Arianna”. Questo espediente servì a far ritrovare la strada a Teseo dopo che il giovane, entrato nel labirinto, affrontò e uccise il Minotauro con una lama molto appuntita.

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Teseo e il Minotauro di Antonio Canova del Museo Antonio Canova di Possagno
Teseo e il Minotauro di Antonio Canova del Museo Antonio Canova di Possagno

Zuliàn commissionò Teseo e il Minotauro al giovane Antonio Canova.

La versione in marmo si trova al Victoria and Albert Museum di Londra. Una copia in gesso si trova presso il Museo Antonio Canova di Possagno.

L’artista e la società. La storia dell’opera Teseo e il Minotauro di Antonio Canova

Teseo e il Minotauro risale al 1781-1783 e fu la prima opera che Antonio Canova realizzò giunto a Roma. Canova scolpì personalmente Teseo e il Minotauro. Inoltre durante la realizzazione decise di modificare alcuni particolari come l’arma di Teseo. Infatti, la scelta se dotare l’eroe di una spada o una clava fu fatta in corso d’opera.

Nel corso della storia gli artisti interpretarono il mito di Teseo che sconfigge il Minotauro adeguandolo allo spirito della propria epoca. Così fece nel Seicento lo scultore Lorenzo Bernini, che raffigurò i due personaggi impegnati nella lotta.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

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Lo stile di Teseo e il Minotauro di Antonio Canova

Antonio Canova era al tempo molto vicino professionalmente alle teorie dello storico tedesco Johann Winckelmann. La scultura quindi nel soggetto e nelle modalità  di rappresentazione testimonia questa vicinanza.

Antonio Canova con l’utilizzo di tali caratteristiche ripropose il concetto di bellezza ideale teorizzata dagli scultori greci e dagli artisti del Rinascimento italiano. L’artista quindi constatando l’impossibilità di trovare un modello perfetto in natura lo progettava nella sua mente. Seguiva così precise regole proporzionali e forme che imitano la scultura classica.

La tecnica de Teseo e il Minotauro di Antonio Canova

Canova per le sue sculture utilizzò esclusivamente il marmo. L’artista infatti considerava questo materiale come l’unico in grado di rappresentare la morbidezza della superficie corporea. A questo scopo Canova ricopriva le sculture, una volta levigate, di cera rosata o color ambra. ll marmo assumeva così un aspetto più simile a quello dell’incarnato umano.

Antonio Canova, inizialmente, realizzò interamente le sue opere a partire dal bozzetto fino alla finitura della loro superficie con cere rosate. Successivamente riservò la sbozzatura ad aiuti. Canova normalmente si riservò l’ideazione dei bozzetti e la finitura degli ultimi strati marmo. L’artista così interveniva levigando la materia fino ad ottenere una superficie traslucida che restituiva la massima luminosità del materiale attenuando le ombre sulla scultura.

La luce sulla scultura

La luce ambientale crea chiaroscuri morbidi sul corpo nudo di Teseo e la muscolatura è quindi poco segnata. Si evidenziano infatti le principali masse sul torace e quelle degli arti. Anche la superficie chiara del materiale scultoreo riflette l’illuminazione alleggerendo le ombre che si infittiscono nelle zone nascoste e o coperte dalle parti superiori del corpo. Invece il lembo di panno è segnato da ombre piu profonde che creano un panneggio lineare.

Rapporto con lo spazio

Il gruppo statuario scolpito da Antonio Canova si impone sull’osservatore per via della disposizione su un pisdistallo che alza la scultura e ne propone la visione dal basso. Inoltre la figura di Teseo è disposta sopra il corpo disteso e inclinato verso il basso del Minotauro che rappresenta un ulteriore spinta verso l’alto dell’intero gruppo.

Teseo reclina il capo verso l’essere che ha sconfitto e chiude quindi il contatto visivo in basso. Invece il corpo si apre in avanti verso l’osservatore grazie alla disposizione delle gambe divaricate e del braccio che impugna la clava.

La struttura

Il Minotauro è esanime a terra e il suo corpo assume la forma di una S rovesciata.

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Bibliografia

  • Marco F. Apolloni, Canova. Ediz. illustrata, 22 dicembre 1998; 2007, Giunti Editore Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809761643
  • A. Coliva, F. Mazzocca (a cura di), Canova e la Venere vincitrice. Catalogo della mostra (Roma, 18 ottobre 2007-3 febbraio 2008), 30 ottobre 2007, Mondadori Electa, EAN: 9788837055899
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  • Giuseppe Pavanello (a cura di), Canova e l’antico. Catalogo della mostra (Napoli, 28 marzo-30 giugno 2019), 17 aprile 2019, Mondadori Electa, EAN: 9788891825216

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 7 dicembre 2021.

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Consulta la pagina dedicata alla scultura di Antonio Canova, Teseo e il Minotauro, sul sito del Victoria and Albert Museum di Londra e sul sito del Museo Antonio Canova di Possagno.

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