Il Ritratto di Isabel Styler-Tas (Melancholia) di Salvador Dalí è un dipinto che ci svela i segreti del metodo paranoico-critico del celebre surrealista. di Marco Rabino
Salvador Dalí, Ritratto di Isabel Styler-Tas (Melancholia), 1945, olio su tela, 65,5 x 86 cm. Berlino, Staatliche Museen, Neue Nationalgalerie, inventario numero: B 359
La persona sul palcoscenico dell’esistenza
Ci sono ritratti veramente enigmatici che nascondono, o rivelano a seconda della profondità del nostro sguardo, l’essenza del personaggio ritratto. Se nei tratti somatici della figura rintracciamo una certa somiglianza, ci viene spontaneo pensare che il ritratto sia ben riuscito e corrisponda alla persona. Questa, però, è una considerazione puramente superficiale, che si ferma all’apparenza. Il ritratto “riuscito” raffigura la persona, la maschera, in latino “persōna“, che originariamente indicava la maschera teatrale usata dagli attori nell’antichità. Prima ancora, l’etrusco “phersu” aveva più o meno lo stesso significato e si riferiva al personaggio divino che si rappresentava. Arriviamo, quindi, al greco πρόσωπον (prósōpon), di nuovo “volto” o “faccia”. Insomma, quel ritratto che è venuto tanto bene e che ammiriamo indica la maschera, o una delle tante, che indossiamo sul palcoscenico della nostra esistenza.
L’esoterismo provocatorio e teatrale di Dalí
Di recente, alla ricerca di capolavori esoterici, ho ritrovato una immagine del celebre Ritratto di Isabel Styler-Tas, detto anche Melancholia, di Salvador Dalí. L’eccentrico surrealista ha dichiarato in diverse occasioni di utilizzare l’alchimia e l’occultismo nelle sue opere. Dalí, grande attore, ha sempre fatto queste dichiarazioni con un tono ambiguo, coerentemente, appunto, con il suo personaggio. Il suo esoterismo è così una presa di posizione provocatoria, rivela della sua fascinazione intellettuale verso le dottrine esoteriche e manifesta una vena di pura teatralità surrealista. La vera appassionata di tarocchi era invece la sua compagna Gala che era dotata di sensibilità chiaroveggente, e ha iniziato Dalí a rituali alchemici ed elementi della tradizione ermetica.
Dalla California alla nuova Berlino del dopoguerra
Ma veniamo adesso al Ritratto di Isabel Styler-Tas, acquisito nel 1958, per 25.000 marchi tedeschi del tempo, dallo Stato di Berlino ovest e destinato alla Staatliche Museen, Neue Nationalgalerie. Prima di questa data, dal 1945, anno della sua creazione, al 1958, il ritratto fu di proprietò di Isabel Tas Welz-Styler di Monaco. La storia del dipinto è di tutto rilievo e, se vogliamo mostra retroscena che possiamo considerare perlomeno particolari. Dalí dipinge il ritratto nel 1945, un anno decisivo per la storia mondiale, in California dopo il completamento de ‘L’Apoteosi di Omero‘.
L’artista, nel confronto surreale dei due busti si ispira aldipinto dello stesso anno intitolato ‘Torso della mia sposa che contempla una forma architettonica‘, conservato nella Collezione John Perona. Adolf Jannasch riuscì ad acquisire il disegno preliminare l’anno successivo, sempre dalla collezione di Isabel Styler.
Adolf Jannasch il protagonista della trasmutazione tedesca nel dopoguerra
Adolf Jannasch (1898–1984), affascinato dall’opera, acquistò il dipinto direttamente dalla collezione privata dell’aristocratica, destinandolo alla Galerie des 20. Jahrhunderts (Galleria del XX secolo) a Berlino Ovest. Nel catalogo della galleria, nel 1960, Jannasch scrisse: “Precedentemente di proprietà della signora Styler, Monaco di Baviera“. Ma chi era Adolf Jannasch? Dopo aver protetto la memoria dell’arte d’avanguardia, e degli artisti ostracizzati dal regime nazista, ricostruì il patrimonio artistico dei primi anni del Novecento in Germania. Ovviamente della Germania dell’Ovest, e in particolare della vasta collezione dei musei di Stato di Berlino. Jannasch si impegno per tutta la sua carriera, dal 1955, per riunire le opere d’arte moderna (soprattutto dell’Espressionismo tedesco) che erano state confiscate, disperse o distrutte dal regime nazista durante la campagna contro la cosiddetta “arte degenerata” (Entartete Kunst).
Salvador Dalí tra alchimia e psicanalisi
A questo punto mi chiedo perché un uomo così importante e votato alla ricostruzione di un intero patrimonio artistico, ha voluto fortemente proprio questo dipinto, tanto da acquistare anche il disegno preliminare che ottenne nel 1959. La caparbietà di Adolf Jannasch è spiegabile, probabilmente, con il valore emblematico che rappresenta il ritratto della signora Isabel Styler-Tas. Facciamo un passo indietro. Dalí soggiorna negli Stati Uniti tra il 1940 e il 1948, è già enormemente famoso, e riceve un gran numero di richieste di ritratti da componenti dell’élite economica e mondana dell’epoca. Il ritratto della ricca americana, è considerato dagli esperti come l’esempio migliore del “metodo paranoico-critico” dell’artista, applicato al ritratto di società.
Il metodo paranoico-critico un esempio di visione evocativa
Il metodo paranoico-critico, elaborato da Dalí già a partire dagli anni Venti del Novecento, è descritto dall’artista come: “metodo spontaneo di conoscenza irrazionale basato sull’oggettivazione critica e sistematica delle associazioni e interpretazioni deliranti“. Devo confessare che già a prima lettura mi pare un’ottima chiave di interpretazione della realtà, e una grande risorsa per la visione evocativa di un’opera d’arte.
Si differenzia dall’automatismo psichico di André Breton e dei primi surrealisti perché la prima fase paranoica e delirante è seguita da una filtrazione razionale, che permette all’artista di fissare sulla tela la visione. Il metodo di Dalí è molto simile a quello utilizzato nella visione esoterica di un’opera d’arte. Inoltre, applicando gli strumenti della psicanalisi la lettura si amplia e si arricchisce di significati nascosti.
Se vuoi approfondire la visione evocativa di altre opere d’arte vai alla sezione: Visione evocativa
La Melancholia di Isabel Styler-Tas
Il Ritratto di Isabel Styler-Tas è anche noto con il titolo Melancholia, un termine ampiamente utilizzato nella tradizione esoterica. Per coloro che amano l’arte, riporta alla mente la celebre incisione di Albrecht Dürer intitolata appunto Melancholia I, ricca di riferimenti esoterici. L’aristocratica americana era figlia di un noto e ricco gioielliere di origine ebraica, fuggito da Amsterdam per scampare alle persecuzioni naziste, che si era rifugiato a Beverly Hills. Dalí condivideva con la donna il senso di sradicamento e profonda tristezza di chi aveva visto il proprio mondo d’origine andare distrutto ed è esule in terra straniera. Il dipinto diventa così una profonda analisi psicoanalitica.
Il dittico speculare, il corpo vivo e il corpo oggetto
Il ritratto di destra è una rappresentazione iperrealistica e curata della donna. A sinistra, invece, Dalí ha dipinto una rappresentazione speculare in forma di altura brulla e desolata, la psiche di Isabel Styler-Tas che soffre appunto di quel malessere interiore proprio dei pensatori e dei poeti, consapevoli della transitorietà della vita. Il riferimento al doppio ritratto di Piero della Francesca, artista esoterico, è del tutto evidente. Il dittico speculare raffronta il Leib (Corpo vivo) al Körper (Corpo-oggetto), la maschera del ritratto.
Lo psicanalista Thomas Fuchs considera la depressione proprio una pietrificazione del corpo, che ostacola il fluire di sensazioni ed emozioni (Leib). Il simbolo di Medusa, raffigurata nella spilla dorata, rivela che l’emotività della donna è pietrificata per via del trauma subito. Isabel Styler-Tas si trasforma in una pietra priva di vita, priva di vegetazione, immersa in un tempo melanconico raggelato e insensibile agli stimoli del mondo.
Questo è solo un esempio di visione evocativa, condotta con gli strumenti della psicanalisi, che rivela la conoscenza dei saperi esoterici di Salvador Dalí. Se ti poni di fronte all’opera, con un atteggiamento raccolto e immaginale, puoi fare una diversa esperienza del dipinto, utilizzando i tuoi strumenti o la semplice immaginazione.
Bibliografia
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Consulta la pagina dedicata all’opera di Salvador Dalí, Ritratto di Isabel Styler-Tas (Melancolia), sul sito del Neue Nationalgalerie di Berlino.
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