Masaccio e Masolino, Sant’Anna Metterza

Le parti dipinte da Masaccio nella Sant’Anna Metterza sono state determinanti per porlo a capo di tutta la trasformazione della pittura del Rinascimento italiano, rispetto alla concezione dello spazio e alla determinazione dei volumi attraverso un corretto chiaroscuro.

Masaccio e Masolino, Sant’Anna Metterza, 1424-1425, tempera su tavola centinata, cm 175 x 103. Firenze, Galleria degli Uffizi

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Questa tavola è anche detta Sant’Anna con la Madonna, il bambino e cinque angeli. Si tratta di una delle opere più importanti conservate presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.

Secondo gli storici è frutto della collaborazione tra Masaccio e il suo maestro Masolino da Panicale. Masolino realizzò l’intera tavola mentre Masaccio dipinse la Madonna, il Bambino e l’angelo che regge la cortina In alto a destra.

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I colori sono tutti caldi e tendenti al rosso. Il trono spicca per la sua colorazione verde-grigio. Il manto della Madonna è molto scuro e lumeggiato sul panneggio lasciando intravedere la solidità del corpo sottostante. Le vesti degli angeli, soprattutto quella arancione in alto a sinistra hanno delle ombre colorate che li rendono leggeri e impalpabili. Le ombre e i colori dei volti invece sono tendenti al verde, colore complementare al rosso e al rosa, che crea un chiaroscuro deciso ed efficace.

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Masaccio crea una luminosità intensa che proviene frontalmente da sinistra e con questa modella i volumi, soprattutto della Madonna con Bambino in modo molto deciso e marcato.

La Madonna è contenuta in un blocco piramidale molto pesante visivamente. La composizione in alto termina con un arco a sesto acuto come nella tradizione gotica. Si tratta, comunque, di una composizione fortemente centrale che si riflette lungo l’asse che unisce il centro del basamento del trono che viene verso lo spettatore, Il volto della Madonna, il volto di Sant’Anna e l’angelo reggicortina in alto.

Lo spazio concepito da Masaccio è già di tipo brunelleschiano sebbene persistono ancora delle attenzioni ai ritmi lineari. La profondità si percepisce attraverso il basamento del trono e le solide strutture che lo chiudono lateralmente e nella sovrapposizione dei personaggi, a partire da Gesù Bambino in primo piano, dal volto della Madonna e, dietro di lei, da Sant’Anna. Fa da sfondo alle tre figure divine il manto e la cortina decorata finemente e sostenuta dagli angeli che si pongono dietro di essa suggerendo quindi un quinto piano prima del fondo dorato.

La mano dei due maestri è evidente poiché la concezione dello spazio e dei volumi è diversa. Masaccio è un innovatore e introduce un netto chiaroscuro nelle tre figure, che dipinge rendendole maggiormente solide e realistiche. Masolino è un artista ancora legato alla concezione dello spazio del gotico Fiorentino.

Il modellato del corpo di Gesù Bambino sembra essere ispirato alle statue della classicità.

L’opera si può considerare una Maestà in trono, come descritta in tanti dipinti religiosi del Rinascimento.

Questo dipinto realizzato in collaborazione tra Masolino e il suo allievo più giovane Masaccio rappresenta una diversa e netta concezione della rappresentazione della realtà. La leggenda vuole che la contrapposizione tra i due maestri portò all’avvelenamento di Masaccio da parte di Masolino che vedeva delle doti dell’allievo una minaccia alla sua posizione professionale. Infatti Tommaso Cassai, detto Masaccio, nato a San Giovanni Valdarno nel 1401, morì a Roma nel 1428 a soli 27 anni.