La figura di Gesù nella pittura romanica e i suoi simboli iconologici

La figura di Gesù nella pittura romanica è evocata o accompagnata spesso dai suoi simboli iconografici che derivano anche da altre religioni.

Pagina aggiornata il: 24 settembre 2021. Torna a visitarci e troverai nuovi contenuti.

L’arte romanica si colloca convenzionalmente tra la fine del X secolo e la metà del XII secolo dopo Cristo. Sono quindi generalmente considerate romaniche le opere d’arte dipinte tra il 1000 e il 1150. Tale datazione però è frutto di studi approfonditi iniziati nell’Ottocento e non del tutto condivisi dagli storici. Infatti l’arte romanica interessò una gran parte del territorio europeo e non presentò caratteristiche simili in ogni regione. Infatti in alcune zone l’arte romanica si protrasse per alcuni decenni del XIII secolo.

L’arte romanica fu quasi esclusivamente funzionale all’architettura religiosa edificata nelle grandi città o nei piccoli centri. Accanto alle opere di scultura che decoravano le varie parti dell’edificio religioso erano presenti anche affreschi o dipinti su tavola di legno. Queste immagini e le figure scolpite ebbero funzione propedeutica. L’uso dei simboli fu motivato dalla necessità di comunicare con una vasta platea di fedeli di differenti lingue e culture.

L’alfa, l’omega

Alfa e Omega sono due lettere dell’alfabeto greco e in particolare Alfa è la prima lettera mentre Omega è l’ultima lettera. Alfa, in quanto prima lettera dell’alfabeto indica che Cristo è l’inizio di ogni cosa. Invece Omega, essendo l’ultima lettera, indica che Gesù è anche la fine di tutto. Questo concetto che attribuisce a Cristo l’inizio del creato e la sua fine deriva dall’Apocalisse. Nel testo biblico in origine l’attributo di Alfa e Omega era attribuita a Dio.

La luna

La luna come il sole rappresentava già antiche divinità persiane e greche. In particolare è legata all’eclissi, fenomeno che ha sempre affascinato e intimorito l’umanità dai tempi antichi. I testi sinottici descrivono l’eclissi che si verificò al momento della morte di Cristo. Presto quindi anche nella rappresentazione dei simboli cristiano-cattolici comparve l’immagine dell’eclissi. Un’eclissi compare nel mosaico bizantino del 1350 presente nel Monastero di Visoki Decani in Kosovo.

Sant’Agostino, uno dei padri della Chiesa, propose nei suoi scritti una sua simbologia dell’eclissi riferita alla verità teologica sulla morte del Redentore. Inoltre Cristo con il suo sacrificio sulla croce sanò la frattura tra Vecchio e Nuovo Testamento, antica e nuova alleanza tra Dio e l’umanità,

Già Origene identificò la Chiesa nella luna e prima ancora era il simbolo del popolo ebraico. Cristo invece in seguito all’adozione dell’iconografia romana fu identificato con il Sol Invictus romano.

La lettura iconografica dell’affresco del Monastero di Visoki si può quindi riportare a queste interpretazioni. Il sole si rivolge alla croce i qualità di Nuovo Testamento che illumina l’umanità. La luna che invece si rivolge al divino simboleggia l’Antico Testamento. Quindi l’Antica Alleanza per rinnovarsi deve riferirsi a Cristo Risorto.

Il sole

Il sole nella tradizione cristiano-cattolica rappresenta la Resurrezione di Gesù e quindi la speranza. In ogni religione antica infatti il sole è stato indicato quale simbolo positivo e oggetto di culto come nell’Antico Egitto. Con l’avvento del cristianesimo il sole venne utilizzato come simbolo messianico e la facciata delle chiese fu orientata a est, nella direzione del levar del sole.

Il trono

Anche il trono è un simbolo antico e rappresenta la regalità. Nella tradizione figurativa occidentale cristiano-cattolica il trono indica la regalità di Cristo e della Madonna assunta in cielo e incoronata come Regina Coeli.

La vigna, l’uva e il vino

La vigna e il grappolo d’uva sono simboli che derivano dai testi del Vangelo.

Il simbolo della vite nell’ambito dell’immaginario cristiano-cattolico è un simbolo importante. L’immagine della pianta e dei suoi frutti infatti sono presenti in molti passi all’interno dei testi biblici.

In particolare vite in ambito biblico rappresenta il benessere, la fecondità ed è un segno di benedizione.  Anche il vino compare in molti testi che raccontano episodi di incontri e cene in occasione di cene e alleanze. La Bibbia cita il vino in un passo del libro dei Numeri dove Mosè esorta la sua gente a raggiungere la Terra Promessa. Nel regno destinato al popolo ebraico la ricchezza è rappresentata proprio da un grappolo d’uva. Quindi il simbolo della vite nell’Antico Testamento rimanda alla fecondità della terra, all’abbondanza dei raccolti e quindi stabilità sociale e pace.

Invece, nel Nuovo Testamento la vite diventa simbolo di Gesù. Cristo, quindi è paragonato al contadino che cura la propria vigna e recide i rami secchi quando è necessario. Nel contesto dell’iconografia cristiano-cattolica i tralci rappresentano quindi i fedeli che quando si allontanano da Cristo perdono la vita eterna come i rami tagliati. Se i tralci non vengono recisi, e quindi i fedeli rimangono legati a Cristo, daranno buoni frutti.

Il vino poi rappresenta la benedizione Divina che disseta i fedeli. Anche Gesù trasformò l’acqua in vino nel suo primo miracolo in occasione delle nozze di Cana. Il vino nel contesto dell’Ultima cena consumata tra Gesù e i suoi apostoli assume poi un significato profondo e diventa sangue di Cristo. Nella Bibbia però si trovano anche indicazioni sul corretto uso del vino. Infatti è indicato di non eccedere con la bevanda per non perdere la propria dignità.

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Agnello mistico

La figura dell’agnello è stata adottata dalla iconografia cristiano-cattolica come eredità della tradizione antica. Infatti i sacerdoti usavano sacrificare un capretto uccidendolo sull’altare per ingraziarsi la divinità. Gli autori dei testi sacri interpretarono questa immagine come una premonizione della morte di Cristo sulla croce in favore della salvezza dell’umanità.

Nelle varie raffigurazioni dell’agnello in quanto simbolo di Cristo l’animale compare con diversi attributi iconografici. A volte infatti è accompagnato da una croce. Altre da un’aureola a forma di croce e da uno stendardo che accompagna la resurrezione. In altri casi ancora compare il calice della passione che ricorda l’ultima cena.

Dal testo dell’Apocalisse di Giovanni proviene il tema dell’adorazione dell’agnello.

L’evangelista descrive una visione nella quale appare in cielo Cristo seduto su un trono. Intorno a Gesù sono presenti ventiquattro altri troni su quali siedono i dodici apostoli e dodici profeti. Nella visione compare anche un agnello con sette corna e sette occhi. Le zampe e il collo dell’animale presentano alcune ferite. Cristo regge sulle ginocchia un libro nel quale sono contenuti i segreti del destino dell’umanità. L’agnello apre il libro e ne rompe i sigilli poggiando gli zoccoli anteriori sulla copertina. Infine un fiume nasce dal trono e si divide in quattro rami che rappresentano i quattro fiumi del Paradiso.

L’Aquila

La figura dell’aquila è presente nella Bibbia e i suoi significati simbolici variano rispetto al contesto. Il rapace possiede una vista molto acuta ed è questa caratteristica che determina il suo simbolismo. L’aquila inoltre manifesta una grande potenza di volo che nei testi è interpretata come la possibilità di osservare il sole senza provocare danno agli occhi.

L’acutezza visiva dell’aquila viene citata infatti nel libro di Giobbe (Gb 39,27-30). Nel libro dei Proverbi lo scrittore indica come la velocità dell’aquila nasconda la meta verso la quale vola (Pro 30,19).

La figura dell’aquila assume un significato positivo nel caso in cui porta i piccoli in alto insegnando loro a guardare il sole. Quindi, come il potente volatile porta in alto i propri pulli così Dio guida e educa il suo popolo umano (Es 19,4; Dt 32,11). 

In alcuni passi, il volatile rappresenta la giovinezza eterna (Sal 103,5). In altri è poi simbolo della giustizia divina che colpisce l’infedeltà del popolo eletto (Os 8,1). E poi ancora di rappresenta la velocità in altri passi del Deuteronomio e in Geremia (Dt 28,48; Ger 4,13; 49,22). Inoltre in Isaia di afferma che se il fedele percorre la via indicata da Dio acquista la velocità dell’aquila (Is 40,41).

L’aquila come simbolo negativo

Nelle Sacre Scrittura il volatile assume anche significati negativi e indicano crudeltà, orgoglio e oppressione. Inoltre la capacità visiva del rapace lo rende un cacciatore infallibile e a volte crudele. Nel libro di Giobbe l’aquila è simbolo di rapacità (Gb 9,26). In Ezechiele poi le grandi e imponenti ali sono intese come potere imperiale perverso (Ez 17, 3-7).

L’aquila è presente anche nel libro dell’Apocalisse di Giovanni. Alcuni passi richiamano la visione del profeta Ezechiele (Ap 4,7). In un altro passo diventa poi il grido dell’aquila diventa simbolo di intimidazione (Ap 8,13). Diventa poi simbolo di salvezza (Ap 12,14).

Il rapace è quindi un simbolo utilizzato in molte religioni. Nel Nuovo Testamento Cristo è rappresentato dall’aquila in quanto uccello predatore di serpenti. Infatti il rettile è simbolo del demonio che viene sconfitto da Gesù-aquila.

Il leone

Negli scritti della Bibbia il leone compare quasi 130 volte e in genere è evocato quale simbolo della forza eroica. L’associazione tra la potenza di un eroe e la figura del leone è presente anche in altre culture. Il leone infatti è associato ad esempio a Gilgamesh e a Eracle.

Il David di Donatello
Il David di Donatello

Gli eroi antichi si misuravano con l’animale per provare il loro coraggio come fece Davide prima di affrontare e abbattere il gigante Golia. Il leone nel Nuovo Testamento è anche simbolo del diavolo, descritto come leone ruggente da nella Prima lettera di Pietro (5, 8).

Il leone come simbolo di Cristo risale al Fisiologo e si diffuse nell’iconografia cristiano-cattolica. Precisamente fu riferito alla Resurrezione di Cristo come sottolinea nel suo Bestiario il monaco-poeta Filippo di Thaon. I mistici del Medioevo associarono il leone ucciso da Sansone a Thamna alla morte di Cristo avvenuta per mano degli uomini

Il pavone

La figura del pavone era già un simbolo utilizzato nella mondo classico. Le sue immagini, presenti anche su monete greche, rappresentavano il firmamento ed era legato alla madre degli dei Era. Nel mondo romano il pavone è presente in diversi mosaici di ville patrizie. Nella cultura di Roma antica inoltre si credeva che la carne del pavone non si decomponesse dopo la morte quindi era simbolo di incorruttibilità e immortalità. Inoltre la muta delle sue piume in primavera era fonte di ammirazione e simbolo di resurrezione e immortalità.

Il pellicano

In antichità il pellicano era considerato un animale molto particolare per via della sua abitudine di nutrire i suoi pulli direttamente dalla sacca posta sotto il grande becco. Il volatile infatti cattura i pesci e li conserva nella sacca insieme a diversi litri d’acqua. In questo modo consegna il pescato integro ai pulli. Nel mondo antico si pensava che invece il volatile nutrisse i piccoli lacerando la propria carne. Per questo diventò il simbolo di Cristo che dona il proprio sangue e la propria carne all’umanità.

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La fenice

La figura della fenice rappresenta un mitico volatile conosciuto come Araba Fenice dal brillante colore rosso. Le piume del collo erano dorate e nella coda presentava penne di colore azzurro. Secondo l’iconografia originaria la fenice aveva l’aspetto di un airone, con zampe lunghe e becco affusolato. La religione egizia associava la fenice, di sesso maschile, al dio Ra e aveva nome di Bennu. Il volatile era simbolo di buon auspicio. La figura della fenice fu schematizzata in un geroglifico che rappresenta proprio Ra. Nella roma antica la fenice assunse poi l’aspetto di un fagiano dorato. Nella Bibbia invece la fenice è simile all’ibis o al pavone.

Secondo la leggenda la fenice nel momento in cui percepiva l’avvicinarsi della propria morte predisponeva una pira con erbe aromatiche. Il volatile infatti raccoglieva tra le altre sandalo, mirto, mirra, cannella e predisponeva una sorta di nido a forma di uovo e si dava alle fiamme. Dalle ceneri si formava quindi un uovo che si schiudeva al sole in tre giorni rivelando una nuova fenice. Per questo motivo la fenice divenne simbolo del sacrificio e della Resurrezione di Cristo.

Liocorno o unicorno

Il liocorno simboleggia la purezza e la castità. Questa simbologia è testimoniata da fonti storiche tra le quali il testo scritto all’interno di un bestiario medievale. L’autore riprese a sua volta le parole che si trovano nel Physiologus. Nel bestiario a proposito del liocorno si legge: “Sic et dominus noster Iesus Christus, spiritualis unicornis, descendens in uterum virginis“. Cioè, tradotto in italiano corrente: “E così il nostro Signore Gesù Cristo, l’unicorno spirituale che scende nel grembo della Vergine”.

Anticamente, il liocorno era già un simbolo legato alla verginità e alla castità della dea-madre. Con la diffusione del Cristianesimo e l’evoluzione dell’iconografia religiosa l’unicorno rappresentò la Verginità della Madonna. Di conseguenza, questo animale fantastico si riferì anche all’incarnazione di Cristo.

Nel Physiologus l’unicorno che posa il capo sul seno della Vergine rappresenta Cristo.

Inoltre, secondo la tradizione pagana e popolare il corno dell’animale possiede il potere di purificare gli oggetti che tocca. Inoltre l’unicorno è un animale difficile da catturare e solo una vergine può avvicinarlo.

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Bibliografia

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