Artemisia Gentileschi la vita e le opere

Artemisia Gentileschi fu una pittrice italiana figlia di Orazio e nota per aver vissuto una vicenda traumatica che si ritrova nelle sue opere.

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Simon Vouet, Ritratto di Artemisia Gentileschi, 1623 circa, olio su tela, 90 x 71 cm. Pisa, Palazzo Blu

Biografia

Nascita di Artemisia Gentileschi

1593. Artemisia Lomi Gentileschi, più conosciuta come Artemisia Gentileschi nacque a Roma l’8 luglio 1593. La piccola ricevette il battesimo il 10 luglio 1593 nella chiesa di San Lorenzo in Lucina.

Il contesto familiare di Artemisia Gentileschi

Il padre di Artemisia Gentileschi era Orazio Lomi Gentileschi mentre la madre si chiamava Prudenzia di Ottaviano Montoni. Artemisia ebbe cinque fratelli. Orazio Gentileschi fu un pittore caravaggesco che lavorò a Roma, a Genova e in Inghilterra.

L’adolescenza di di Artemisia Gentileschi

1605. Prudenziana, la madre della piccola Artemisia di 12 anni, morì nel 1605. L’adolescente si fece così carico della crescita dei fratelli più piccoli. Negli stessi anni si avvicinò alla pittura osservando il lavoro del padre. La giovane infatti ammirava molto il lavoro del padre Orazio che fu il suo primo maestro. Artemisia quindi assorbì le influenze provenienti dall’ambiente artistico che frequentava con il padre studiando i maestri del tardo Rinascimento. Inoltre apprese le tecniche di base necessarie per preparare i materiali della pittura, i colori, i pennelli e i supporti.

La vita privata e affettiva di Artemisia Gentileschi

1611. Quando Artemisia fu intorno ai 18 anni Orazio Gentileschi affidò l’istruzione artistica della figlia a un suo collega, il pittore Agostino Tassi. La giovane iniziò così a frequentare lo studio dell’artista dal 1611. Nello stesso anno, Tassi attratto dalla ragazza tentò di sedurla ma fu respinto. Così spinto dal desiderio e dal suo carattere impulsivo e approfittando dell’assenza di Orazio, il padre, abusò di lei nell’abitazione dei Gentileschi, in via della Croce. Sembra che il Tassi fu aiutato da Cosimo Quorli, furiere della camera apostolica, e da una donna di nome Tuzia, vicina di casa che aveva il compito di aiutare Artemisia in assenza del padre.

Probabilmente il Tassi promise alla sua allieva di sposarla. In ogni caso Artemisia in attesa del matrimonio accettò di frequentare intimamente il maestro.

1612. Intorno al mese di marzo del 1612 Artemisia scoprì che Agostino Tassi era già sposato. La ragazza si rese conto così che questa condizione avrebbe vietato il loro matrimonio. Orazio Gentileschi, inviò quindi una querela a papa Paolo V denunciando il Tassi per la violenza nei confronti della figlia.

Il processo

Durante il processo che seguì alla denuncia le autorità interrogarono pesantemente Artemisia. Inoltre la sottoposero a invasive ispezioni per constatare la verità dello stupro. Per accertare poi che la ragazza dicesse il vero la interrogarono sottoponendola al supplizio della sibilla. Si trattava di una tortura che prevedeva lo stritolamento progressivo dei pollici con lacci di cuoio. Infine l’iter delle prove fu mostrato pubblicamente e la giovane diventò per l’opinione pubblica una donna disonorata.

27 novembre 1612. I giudici il 27 novembre 1612, nonostante la presenza di testimoni falsi in difesa di di Agostino Tassi, condannarono l’artista a cinque anni di prigione o all’esilio perpetuo da Roma. Tassi scelse di allontanarsi dalla città ma di fatto rimase, protetto dai potenti committenti.

I viaggi di Artemisia Gentileschi

La partenza da Roma

29 novembre 1612. Artemisia il 29 novembre 1612, all’età di 19 anni, sposò un modesto pittore Pierantonio Stiattesi. Il matrimonio fu organizzato da Orazio Gentileschi per restituire dignità alla figlia e fu celebrato presso la chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma.

10 dicembre 1612. Pochi giorni dopo le nozze, il 10 dicembre 1612, Artemisia firmò una procura al fratello notaio Giambattista, per delegare a lui la gestione dei suoi affari a Roma. Insieme al marito partì così per Firenze.

Artemisia Gentileschi a Firenze fu accolta da Cosimo II de’ Medici che alla sua corte favoriva la cultura e le arti. Inoltre il Granduca di Toscana ammirava il naturalismo caravaggesco del quale Artemisia era una seguace. Lo zio di Artemisia, Aurelio Lomi, favorì l’inserimento della nipote nell’ambiente fiorentino. La pittrice tra gli altri conobbe Galileo Galilei, e il nipote di Michelangelo, Michelangelo Buonarroti il giovane.

Il matrimonio intanto rivelò la sua natura di unione combinata e presto il rapporto con Pierantonio Stiattesi diventò pesante. Inoltre il pittore assunse uno stile di vita sfarzoso e iniziò a dissipare il denaro di famiglia. Artemisia, fu costretta a chiedere l’aiuto del Granduca Cosimo II de’ Medici per appianare la sanzione di un mancato pagamento.

La coppia ebbe quattro figli. Il primo fu Giovanni Battista. Poi Cristofano nato l’8 novembre del 1615. Prudenzia nacque il 1º agosto del 1617 e Lisabella il 13 ottobre 1618 che però morì il 9 giugno 1619.

Nel corso di qualche anno però i rapporti tra Cosimo II e Artemisia si fecero meno favorevoli. Inoltre il marito accumulò sempre più debiti con artigiani e commercianti. La stessa Artemisia fu poi coinvolta in una relazione con Francesco Maria Maringhi.

Il ritorno a Roma

1620. Artemisia così nel 1620 chiese al Granduca di Toscana il permesso di trasferirsi a Roma.

1621. Nel 1621 l’artista, all’età 28 anni e decide recarsi a Genova con il padre Orazio. In questa città della Liguria Artemisia conobbe alcuni artisti che operavano per la ricca committenza locale tra i quali Van Dyck e Rubens.

1622. Insieme alla famiglia, a Roma, Artemisia nel 1622 prese casa in via del Corso. Ottenne alcune commesse perché ormai era diventata un’artista rinomata. Le commissioni però furono limitate ai suoi temi più famosi e conosciuti come quello delle eroine bibliche e ai ritratti. Artemisia rimase fuori dalle commissioni più ricche di cicli affrescati e delle grandi pale d’altare per le chiese romane.

1627-1630. Artemisia tra il 1627 e il 1630 si recò al nord Italia, a Venezia dove fu accolta come una grande pittrice.

1630. La pittrice giunta all’età di 37 anni, nell’estate del 1630 si trasferì a Napoli, per trovare nuove opportunità di lavoro. Da questo momento la città campana diventò la sua residenza ufficiale.

Il soggiorno in Inghilterra

1638. Artemisia raggiunse il padre a Londra nel 1638 diventato pittore di corte presso Carlo I. L’artista cercò il modo di aumentare le sue entrate. Infatti fece alcuni tentativi proponendosi a varie corti italiane che però non furono accettati. Orazio, stava allora lavorando alla decorazione di un soffitto, L’allegoria del Trionfo della Pace e delle Arti nella Casa delle Delizie della regina Enrichetta Maria, a Greenwich. Carlo I la era un collezionista attento, e nella sua collezione possedeva l’Autoritratto in veste di Pittura di Artemisia.

1639. Il padre di Artemisia morì nel 1639 quando la pittrice aveva circa 46 anni.

1642. Artemisia probabilmente allarmata dall’imminente guerra civile, nel 1642 lasciò Londra e tornò a Napoli.

1649. Nel 1649 gli storici hanno la certezza che Artemisia si trovasse già a Napoli, grazie alla corrispondenza con don Antonio Ruffo di Sicilia suo sostenitore e committente.

1650. L’ultima lettera inviata a don Antonio Ruffo del 1650 rivela che Artemisia lavorava ancora a quella data e aveva circa 57 anni.

1654. Secondo documenti storici trovati recentemente sembra che Artemisia abbia lavorato ancora nel 1654, all’età di 61 anni, supportata del suo assistente Onofrio Palumbo.

I maestri

1605-1609. Il primo maestro di Artemisia Gentileschi fu il padre Orazio che istruì la figlia presso il suo studio dal 1605 al 1609. Orazio Gentileschi nacque a Pisa e iniziò la sua carriera dipingendo con uno stile tardo-manierista. A Pisa realizzò alcune decorazioni ad affresco ma quando si trasferì a Roma assimilò le influenze delle opere di Caravaggio. Come il grande maestro, Orazio, scelse di dipingere osservando modelli reali ritraendoli con un taglio naturalistico senza idealizzare le loro forme. Inoltre il clima delle sue opere è drammatico ma ancorato al reale.

1611. Orazio affidò dal 1611 la figlia al pittore romano Agostino Tassi col quale collaborava al ciclo di decorazioni della loggetta della sala del Casino delle Muse, a palazzo Rospigliosi.

Amicizie d’artista e compagni di studi

1612. A Firenze Artemisia, aiutata dallo zio, conobbe personaggi importanti e frequentò la corte del quarto Granduca di Toscana Cosimo II. Fu in contatto con Galileo Galilei e soprattutto con Michelangelo Buonarroti Junior

che contribuì all’evoluzione dello stile di  Artemisia. Il nipote di Michelangelo era infatti un perfetto uomo  di corte e conosceva bene l’ambiente artistico. Buonarroti promosse Artemisia Gentileschi tra i committenti di Firenze procurando all’artista molti clienti. Artemisia fu molto grata al nipote del grande artista e si spinse a definirlo compare considerandosi quasi una figlia per lui.

La grande amicizia che legò Michelangelo junior con Artemisia è testimoniata dalla commissione del dipinto intitolato Allegoria dell’Inclinazione. Buonarroti compensò l’amica Artemisia con ben trentaquattro fiorini.

1622. Anche a Roma, Artemisia si fece strada nell’ambiente della ricca committenza. L’artista infatti strinse amicizia con altri artisti molto inseriti quali Simon Vouet e, forse, anche con Massimo Stanzione, Ribera, Manfredi, Spadarino, Grammatica, Cavarozzi e Tournier. Gli storici sebbene ipotizzano tali contatti, non sono in possesso di documenti che li confermino.

1630. A Napoli, Artemisia ebbe grande fortuna e strinse rapporti con il viceré Duca d’Alcalá. Inoltre fu in contatto con importanti artisti locali quali Massimo Stanzione con il quale collaborò intensamente. Le due figlie di Artemisia Gentileschi si sposarono a Napoli.

La morte di Artemisia Gentileschi

1656. Forse Artemisia Gentileschi morì all’età di 63 anni durante l’epidemia di peste che colpì Napoli nel 1656. L’artista fu tumulata presso la Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini a Napoli, sotto una lapide con inciso Heic Artemisia (Qui giace Artemisia). La sua sepoltura e la lapide sono andate perdute.

La formazione di Artemisia Gentileschi

Artemisia per affinare la sua capacità nel disegno e della pittura copiando xilografie e dipinti che si trovavano nello studio del padre.

1605-1609. La formazione di Artemisia, secondo le informazioni reperite dagli storici dell’arte, iniziò intorno al 1605 o al 1606, terminando nel 1609. La fonte principale è una lettera che il padre Orazio scrisse alla granduchessa di Toscana il 3 luglio 1612. Orazio comunicò alla nobile che la figlia era riuscita a concludere il suo apprendistato in appena tre anni. Inoltre dalla consultazione di documenti riguardanti le commissioni di questi anni probabilmente Artemisia già dal 1607 collaborò con il padre.

1611. Nel 1611 il padre di Artemisia, Orazio, affidò la formazione della figlia al pittore di Roma Agostino Tassi con il quale stava collaborando. I due artisti infatti erano impegnati nella decorazione della loggetta della sala del Casino delle Muse, a palazzo Rospigliosi.

Con Agostino Tassi, Artemisia iniziò ad approfondire l’uso della prospettiva. L’artista era considerato un capace pittore ma un uomo dal carattere difficile, impulsivo e fendente all’ira. Infatti i suoi conoscenti lo chiamavano anche lo smargiasso o l’avventuriero. Tassi per via del suo carattere ebbe dei problemi con la giustizia. Secondo le cronache del tempo forse l’artista romano fu il mandante di diversi omicidi e sperperò molto denaro. Nonostante questo Orazio Gentileschi stimava Agostino Tassi e collaborava con lui ospitandolo presso la sua abitazione.

1612. A questa data Artemisia risulta essere una esperta pittrice.

La carriera artistica

Galleristi e Mecenati

1612. Artemisia partì da Roma per Firenze nel 1612 all’età di 19 anni. Grazie allo zio riuscì a entrare nella corte e soprattutto nei favori del quarto Granduca di Toscana Cosimo II de’ Medici. Il sovrano era un gran mecenate delle arti e amava la pittura caravaggesca.

1630. Artemisia si stabilì a Napoli a partire dal 1630. Nella città trovò molte opportunità di lavoro e committenze prestigiose. Fu protetta da committenti importanti tra i quali Filippo IV di Spagna. Fu anche amica del collezionista don Antonio Ruffo di Sicilia che promosse il suo lavoro e commissionò alcune opere.

Collaborazioni con altri artisti

1608-1609. Nel 1608-1609 Artemisia diventò allieva del padre. Orazio permise ad Artemisia di lavorare su alcune sue opere. In seguito Artemisia iniziò a realizzare propri dipinti.  Le prime opere della giovane non sono attribuibili con certezza. Se però si considerano sui tali dipinti, questi primi lavori testimoniano che Artemisia seppe presto assorbire lo stile del padre.

1611. Orazio Gentileschi nel 1611 affidò la figlia all’artista Agostino Tassi molto esperto di prospettiva in trompe-l’œil. L’artista e Orazio Gentileschi collaborarono per decorare la loggetta della sala del Casino delle Muse, a palazzo Rospigliosi. 

1630. Artemisia si trasferì a Napoli e nella città campana rimase per il resto della vita. L’artista non si scordò mai della vitalità dell’ambiente culturale romano ma considerò Napoli la sua seconda patria. Infatti, le sue figlie si sposarono in questa città. A Napoli, Artemisia strinse amicizie e relazioni importanti e collaborò con artisti noti come Massimo Stanzione.

La fortuna professionale e le commissioni

1630. A Napoli, per la prima volta, Artemisia si trovò a dipingere tre tele per una chiesa, la cattedrale di Pozzuoli al Rione Terra: San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli, l’Adorazione dei Magi e Santi Procolo e Nicea. Sono del primo periodo napoletano anche opere quali la Nascita di San Giovanni Battista che si trova al Museo del Prado di Madrid. Corisca e il Satiro che sono di proprietà di collezioni private.

Incarichi e cariche ufficiali

19 luglio 1616. L’Accademia del Disegno di Firenze, il 19 luglio 1616, ammise tra i suoi membri Artemisia che rimase iscritta fino al 1620. L’artista aveva allora appena compiuto 26 anni. Cosimo II de’ Medici, in una lettera del marzo 1615, indirizzata al Segretario di Stato Andrea Cioli, indicò Artemisia come “un’artista ormai molto conosciuta a Firenze”.

Lo stile

Artemisia Gentileschi fu una pittrice nata a Roma e di scuola caravaggesca. I protagonisti dei dipinti di Artemisia Gentileschi emergono dai fondi scuri e profondi come nelle opere di Caravaggio. Inoltre soprattutto nelle raffigurazioni di Giuditta e Giaele l’azione descrive una scena violenta e raccapricciante. Gli storici dell’arte motivano questa urgenza poetica con la particolare vicenda esistenziale di Artemisia.

Già Longhi indicò come la bravura tecnica di Artemisia si ritrova prima di tutto nella capacità di creare gli impasti dei colori. Infatti i cromatismi dei dipinti della pittrice presentano tinte vive che rendono i tessuti molto preziosi. Inoltre proprio le vesti sono particolarmente curate nella resa dei materiali setosi e morbidi. Sugli oggetti lucidi, gioielli e armi, si apprezzano i riflessi e i dettagli riprodotti.

I soggetti

Artemisia Gentileschi dipinse soprattutto personaggi storici femminili quali Giuditta, Susanna, Gaele, Betsabea e Maddalena penitente. Inoltre realizzò diversi soggetti religiosi.

I temi

Artemisia Gentileschi dipinse opere con temi religiosi molte delle quali ispirate a vicende dell’Antico Testamento. Le più note oggi sono quelle che raffigurano due protagoniste della narrazione biblica, Giaele e di Giuditta.

L’evoluzione dello stile

1630. A Napoli, la pittrice riuscì ad assorbire le novità pittoriche del posto senza trascurare gli influssi che provenivano dall’ambiente artistico di Roma.

Per Artemisia fu determinante la pittura di Caravaggio, conosciuto attraverso le opere del padre, con la sua carica di forza espressiva e provocazione sociale.

Influenze stilistiche da altri artisti del passato

Dal 1622, Artemisia al ritornò a Roma, famosa e ricercata dai ricchi collezionisti d’arte ebbe la libertà di scoprire il patrimonio artistico conservato nei palazzi della città. L’artista così migliorò la sua conoscenza delle opere classiche e quelle degli artisti a lei contemporanei.

Eredità artistica

Le opere di artista nei musei del mondo

L’ambiente della cultura e le amministrazioni nella seconda metà del Novecento organizzarono diversi eventi per far conoscere le opere di Artemisia. Le mostre più importanti sono state quella di Firenze degli anni Settanta del Novecento. Sempre a Firenze è stata replicata poi nel 1991. A livello internazionale il County Museum di Los Angeles nel 1976 inseri Artemisia nella mostra intitolata Women Artists 1550-1950. Nel 2017 a Palazzo Braschi a Roma, la pittrice è stata protagonista di Artemisia Gentileschi e il suo tempo.

L’importanza di Artemisia Gentileschi nella Storia dell’arte

L’ambiente artistico dimenticò per molto tempo Artemisia Gentileschi. Gli storici dell’arte infatti non scrissero di Artemisia almeno fino all’inizio del Novecento. Nel 1916 lo storico dell’arte Roberto Longhi pubblicò uno studio intitolato Gentileschi padre e figlia. Lo studioso con il suo saggio riportò l’attenzione sulla carriera artistica di Artemisia.

Longhi favorì quindi la revisione del contributo di Artemisia Gentileschi all’evoluzione dell’arte caravaggesca. In tal modo Il pubblico dell’arte non conobbe solo la vicenda umana di Artemisia ma anche le sue qualità di artista.

Gli studiosi che negli ultimi anni si sono occupati di Artemisia Gentileschi hanno prima di tutto rivisto l’intero catalogo delle opere. Inoltre hanno ridefinito il peso che la vicenda personale ha avuto sullo sviluppo della carriera di Artemisia. Infatti se in un certo modo giustifica la scelta di certi soggetti e la crudezza della scene, il dato esistenziale non può spiegare l’intera sua vicenda artistica. Secondo le ultime valutazioni storiche la pittrice riuscì ad imporsi con successo nei vari ambienti artistici nei quali visse.

Secondo queste interpretazioni, Artemisia frequentò gli artisti più importanti del suo tempo. Inoltre la pittrice rappresentò diversi generi pittorici che probabilmente oggi non sono rappresentati nelle opere che rimangono.

Insomma la tentazione di interpretare l’intera operandi Artemisia Gentileschi alla luce del suo dramma giovanile è limitativa Infatti se si vuole considerare Artemisia come un’artista di valore occorre anche considerare le sue qualità professionali. Nel Novecento, soprattutto nella seconda metà la molti autori hanno visto nella storia di Artemisia la possibilità di raccontare una storia di successo. Inoltre la sua forza di carattere è stata presa a esempio da molte realtà che si battono contro la violenza sulle donne.

Il contesto storico all’epoca di Artemisia Gentileschi

Al tempo di Artemisia Gentileschi l’ambiente artistico romano era molto attivo. Inoltre la Riforma Cattolica conseguente al Concilio di Trento aveva determinato una spinta culturale che non si trovava in altre città europee. Le diverse organizzazioni promossero il restauro di molte chiese e quindi aumentarono le commissioni di opere d’arte. A Roma quindi giunsero diversi artisti anche da Firenze grazie ai precedenti papi della famiglia de’ Medici eletti nel Cinquecento cioè Leone X e Clemente VII.

Anche l’assetto urbano della città cambiò e le strette vie medievali si allargarono permettendo viste scenografiche degli edifici. Questo sviluppo portò ad un aumento della popolazione e all’affluenza in città di molti pellegrini.

Le opere di Artemisia Gentileschi

Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi

Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi della Collezione Graf von Schönborn
Susanna e i vecchioni della Collezione Graf von Schönborn

1610. Susanna e i vecchioni, 1610, olio su tela, 170 x 119 cm. Pommersfelden, Collezione Graf von Schönborn

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Giuditta con la sua ancella

Giuditta con la sua ancella di Artemisia Gentileschi
Giuditta con la sua ancella

1618-1619 circa. Giuditta con la sua ancella, 1618-1619 circa, olio su tela, 114 × 93,5 cm. Firenze Galleria Palatina, Palazzo Pitti

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Giaele e Sisara

Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi
Giaele e Sisara

1620. Giaele e Sisara, 1620, olio su tela, 86 x 125 cm. Budapest, Szépművészeti Múzeum

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Giuditta e Oloferne

Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi
Giuditta e Oloferne

1620 ca. Giuditta e Oloferne, 1620 ca., olio su tela, 199 x 162,5 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi

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Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi

Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi di Stamford
Susanna e i vecchioni di Stamford

1622. Susanna e i vecchioni, 1622, olio su tela. Inghilterra, Stamford, Collezione privata

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Maria Maddalena (La Maddalena Sursock) di Artemisia Gentileschi

Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi
Maria Maddalena

1630-1631. Maria Maddalena (La Maddalena Sursock), 1630-1631, olio su tela, dimensioni. Beirut, collezione Sursock

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Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi

Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi della Moravsk Galerie di Brno
Susanna e i vecchioni della Moravsk Galerie di Brno

1649. Susanna e i vecchioni, 1649, olio su tela, 205 x 168 cm. Moravská Galerie, Brno

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Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi

Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi della Pinacoteca Nazionale di Bologna
Susanna e i vecchioni della Pinacoteca Nazionale di Bologna

1652. Susanna e i vecchioni, 1652, olio su tela, ?cm. Bologna, Pinacoteca Nazionale

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Bibliografia

  • E. Menzio, Lettere precedute da «Atti di un processo per stupro», Abscondita, 2004, ISBN 8884166144, 9788884166142
  • Roberto Contini, Francesco Solinas, Artemisia Gentileschi: storia di una passione, Mostra a Palazzo reale di Milano, 24 ore cultura, 2011, ISBN 8866480010, 9788866480013

Link esterni

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Artemisia Gentileschi, Giuditta e Oloferne, sul sito della Galleria degli Uffizi di Firenze.

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