Aurora e Cefalo di Andrea Appiani

Una dea, Aurora, si invaghisce di un giovane terreno, Cefalo, lo rapisce e lo spinge a lasciare la moglie con una prova d’amore. Andrea Appiani nel dipinto Aurora e Cefalo, interpretò il mito affiancandolo al ratto di Proserpina.

Andrea Appiani, Aurora e Cefalo, 1801, rame/ pittura a olio, cm 23 x 38. Milano, Galleria d’Arte Moderna

Descrizione. Il rapimento di un bel giovane da parte della dea Aurora

Cefalo era un giovane molto affascinante, figlio di Deioneo e di Diomedea. Fu promesso in sposo a Procri, figlia di Eretteo ma, come spesso, la sua bellezza terrena attirò una divinità. Eos, la dea dell’Aurora rapì il giovane durante la caccia e lo convinse a mettere alla prova la moglie Procri. Eos trasformò Cefalo in un altro uomo e gli consegnò un dono prezioso con il quale riuscì a conquistare Procri. Cefalo deluso cedette, ma, in seguito si riavvicinò alla moglie e durante una sfortunata caccia la uccise scambiandola per un cervo. In esilio Cefalo si recò a Tebe dove Anfitrione gli donò un’isola chiamata Cefalonia. Colto dal rimorso, però, si suicidò gettandosi in mare da una rupe.

Nel dipinto di Andrea Appiani, Eos chiamata qui Aurora, avvolge con un ampio manto Cefalo trasportandolo su di una nube trainata da due cavalli bianchi. Sotto di loro si distendono il mare e la terra mentre alcuni amorini guidano i cavalli e illuminano la fuga. Cefalo è abbandonato e soggiogato da Eos e non riesce a reagire se non attraverso il tentativo di sollevare il braccio sinistro. La sua mano destra, però, stringe già il braccio di Aurora appoggiato sulla sua spalla. Aurora è tradizionalmente avvolta da un ampio manto mentre Cefalo è nudo e avvolto da un panneggio.

Lo stile del dipinto di Andrea Appiani Aurora e Cefalo

Il dipinto fa il paio con un altro episodio della mitologia classica dipinto da Andrea Appiani e conservato alla GAM di Milano. Si tratta del dipinto intitolato Plutone e Proserpina. Il colore dominante sulla scena principale è un giallo dorato che si intensifica con un viraggio in arancio nell’incarnato di Cefalo e in quello degli amorini. Aurora, invece è dipinta con un tono molto più chiaro. I cavalli sono dipinti con variazioni di grigio e il paesaggio sottostante con toni di blu scuro.

All’orizzonte una lama di luce, in giallo e arancio, tra mare e cielo, annuncia il sorgere del sole. La composizione, come la sua gemella raffigurante il ratto di Proserpina, si adatta al formato ovale del dipinto. La scena procede verso destra e le figure sono distribuite sulla fascia centrale dell’immagine. La corsa dei cavalli crea una leggera ascesa che anticipa la salita all’Olimpo.

Approfondimenti

Il ratto di Cefalo da parte di Eos, dea dell’Aurora, fu spesso rappresentato dagli artisti analogamente al suo contrario, il ratto di Proserpina da parte di Plutone. Esiste un dipinto di Eos e Cefalo, realizzato da Pierre Narcisse Guérin nel 1810 ed esposto al Louvre di Parigi. Anche Nicolas Poussin ne realizzò una versione nel 1630. Prima di lui lo dipinsero Agostino o Annibale Carracci, nel 1597-1600 in un dipinto presso la Galleria di Palazzo Farnese a Roma. Da ricordare anche la versione di Jean-Honore Fragonard.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Andrea Appiani, Aurora e Cefalo, sul sito della Galleria d’Arte Moderna di Milano.