Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti

Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti rappresenta un episodio infantile della vita di Cristo narrato nei Vangeli.

Ambrogio Lorenzetti, Presentazione al Tempio, 1342, tempera su tavola, 257 x 168 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi

Indice

Descrizione del dipinto Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti

I personaggi sacri che sono i protagonisti della Presentazione al Tempio si trovano al centro del dipinto. La scena religiosa è ambientata all’interno di una chiesa a tre navate. Nel dipinto il Sommo Sacerdote accoglie la Sacra Famiglia per il rito della Presentazione al tempio. L’interno è ricco di dettagli, si possono infatti scorgere una vetrata, affreschi, il pavimento è decorato, l’altare finemente ricoperto di marmi policromi.

La Madonna, il Bambino e Simeone il Giusto sono dipinti al centro dello spazio delimitato da colonne, a destra e a sinistra. La Madonna regge il telo con il quale ha protetto il Bambino. Gesù Bambino porta un dito alla bocca e muove i piedini mostrando l’irrequietezza del momento. Simeone il Giusto stringe quindi il piccolo tra le braccia e si appresta a parlare. Giuseppe è in piedi a sinistra dietro a due donne che assistono l’evento. 

La profetessa Anna è invece a destra e mostra un cartiglio sul quale si legge una scritta in latino. La sua traduzione in italiano è “Ed ecco, sopraggiunta proprio in quel momento, [Anna] si mise anch’essa a lodare Dio e parlava del Bambino a tutti coloro che aspettavano la redenzione di Israele” (Vangelo secondo Luca, 2, 38).

I sacerdoti

Il sacerdote, in piedi dietro all’altare, stringe nella mano destra le colombe sacrificali e impugna un coltello con la mano sinistra. L’altare infatti è pronto per compiere il sacrificio che prevede di bruciare il corpo dei volatili sulla fiamma già accesa. Un secondo sacerdote lo assiste a sinistra. Un terzo invece si intravede dietro il pilastro ancora più a sinistra. Un tiburio e una lanterna si trovano sullo sfondo dove si trovano i sacerdoti che celebrano il rito.

Un arco trionfale sovrasta i sacerdoti. Al suo interno si trova un dipinto una scena che raffigura due angeli che reggono un clipeo con un Cristo che benedice. All’interno delle lunette sulle navate laterali, alcuni profeti mostrano cartigli. Due piccole statue di Mosè con le tavole della legge e Giosuè con un sole sono poste sopra alle colonnine dipinte sul fronte della scena.

Tre archi decorati con intarsi marmorei e un fregio con piccoli draghi sovrastano la lunetta. Quindi alcuni statue dipinte di angeli in marmo e oro portano una ghirlanda.

La firma di Ambrogio Lorenzetti è impressa sulla cornice in basso e si presenta la frase “AMBROSIVS LAVRENTII DE SENIS FECIT HOC OPVS ANNO DOMINI MCCCXLII”.

Interpretazioni e simbologia della Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti

La Presentazione al Tempio di Gerusalemme è un episodio che viene descritto nel Vangelo di Luca e nei vangeli apocrifi. La religione ebraica prevede che i primogeniti, in seguito alla circoncisione, vengano portati al cospetto del Sommo Sacerdote al quale viene consegnato del denaro per riscattare, simbolicamente, la vita del neonato per evitarne il sacrificio. L’episodio biblico si riferisce alla decima piaga d’Egitto. L’angelo della morte che colpì tutti i neonati primogeniti egiziani risparmiò i figli degli ebrei. Il Sacerdote rappresentato è il Sommo Simeone.

Le aureole dei santi, caratteristiche di questa fase della pittura senese, sono solide e dorate. L’ambiente dipinto nell’opera ricorda l’interno del Duomo di Siena. Infatti lo richiamano il tiburio, la lanterna, le statue di Mosè, degli angeli. Inoltre sono gli stessi gli archi a tutto sesto e le tre navate in stile gotico. Sono anche presenti gli archetti laterali con al loro interno i cherubini rossi e i raggi di luce.

Mosè e Malachia

Mosè e Malachia, che compaiono negli spicchi dell’arco centrale in alto, rappresentano le scritture che anticipano i temi religiosi legati all’evento. I due personaggi biblici mostrano infatti cartigli con brani tratti dalla Bibbia. Mosè espone la scritta: “Se le sue possibilità non sono sufficienti per offrire un agnello prenda due tortore o due colombi, uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio” (tratto dal Levitico, 12, 8). Malachia mostra: “Subito verrà al suo tempio il Signore che voi bramate, e l’angelo dell’alleanza che voi sospirate di vedere” (tratto da Malachia, 3, 1). Nei due brani sono indicati i temi della Purificazione e quello della Redenzione.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti è conservato ed esposto presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.

Originariamente la Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti si trovava nel Duomo di Siena, esposta sull’altare di San Crescenzio. I religiosi commissionarono l’opera al Lorenzetti in occasione del nuovo allestimento decorativo degli altari patronali del Duomo intorno al 1330-1350. Infatti i Santi patroni di Siena sono quattro, Sant’Ansano, San Savino, San Crescenzio e San Vittore. I loro altari si trovavano ai quattro angoli della crociera, all’incrocio con il transetto e la navata centrale.

I religiosi proprietari della pala decisero in seguito di rimuovere l’opera e trasferirla in un monastero femminile di Siena. Il granduca di Toscana Ferdinando III ordinò quindi di portare l’opera a Firenze nel 1822. Le autorità del tempo collocarono infine la Pala presso la Galleria degli Uffizi nel 1913.

L’uso di pigmenti pregiati e molto costosi per l’epoca testimonia la committenza importante, in grado di investire una grande somma di denaro.

La storia dell’opera Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti

Ambrogio Lorenzetti dipinse La Presentazione di al Tempio negli anni della sua maturità artistica. Gli storici indicano questo periodo, che si colloca dopo il 1335 come gli anni senesi.

La Pala d’altare è la parte centrale di un trittico le cui parti laterali sono andate perdute. Gli storici possono affermare che in origine questo dipinto apparteneva ad un trittico grazie a due fonti del Quattrocento. Su un lato era presente san Michele Arcangelo mentre al.lato opposto era esposto san Crescenzio martire. Infine in basso il trittico presentava una predella.

Gli studiosi dell’opera di Ambrogio Lorenzetti considerano la Presentazione al tempio come uno dei capolavori del Maestro. Inoltre la pala è una delle cinque opere rimaste firmate e datate. Queste opere sono quindi molto importanti perché rappresentano dei punti di riferimento stilistici per ricostruire l’evoluzione pittorica del Lorenzetti.

Il dipinto di Ambrogio Lorenzetti fu molto ammirato e divenne un esempio per altri artisti. Infatti Giovanni di Paolo e Bartolo di Fredi, un secolo dopo, ne realizzarono alcune copie.

I quattro altari dei Santi patroni del Duomo di Siena

Le altre opere destinate agli altari del Duomo di Siena furono l’Annunciazione di Simone Martini e Lippo Memmi del 1333 per altare di Sant’Ansano. Invece la Natività della Vergine di Pietro Lorenzetti del 1342 fu destinata altare di San Savino. Infine la Natività attribuita a Bartolomeo Bulgarini del 1351 per altare di San Vittore. Quest’ultima opera oggi è smembrata e è custodita presso varie sedi museali. La celebrazione della Vergine attraverso immagini della sua vita era il tratto comune alle quattro opere. La grande Maestà di Duccio di Buoninsegna concludeva il ciclo delle storie della vita di Maria.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

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Lo stile della pala Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti

Ambrogio Lorenzetti nacque a Siena intorno al 1290 circa e vi morì nel 1348. È considerato uno dei maestri della scuola pittorica senese del Trecento anche se si ispirò al chiaroscuro di Giotto. Operò dal 1319 al 1348 interpretando gli episodi dipinti con molte allegorie e simbologie complesse. Pietro Lorenzetti era suo fratello maggiore.

Ambrogio Lorenzetti disegnò i volti con fisionomie tipiche della sua pittura. Anche la figura di Gesù Bambino è riconoscibile come tipica di Lorenzetti con i piccoli piedi irrequieti e il dito tra le labbra. Questi due particolari consentono al Maestro di proporre una interpretazione più umana del Gesù.

Scuola giottesca

La decorazione del suolo e la fuga prospettica delle navate dell’edificio religioso indicano la provenienza dalla scuola di Giotto. Inoltre confermano la personale abilità del pittore nel creare ambienti prospettici. La stessa concezione dello spazio infatti è già presente nelle Storie di san Nicola del 1332 circa, esposte presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. L’impianto prospettico non presenta però un punto di fuga unico. Infatti le linee della decorazione del pavimento convergono verso un unico punto diverso da quello dei muri perimetrali. Anche la linea d’imposta degli archi presenta un proprio punto di fuga.

Ambrogio Lorenzetti fu un artista dai gusti colti e raffinati che seppe infondere una grande umanità ai suoi personaggi. L’artista infatti in questo dipinto si avvicina ad una rappresentazione del tema più naturalistica di quella creata dai suoi predecessori. Secondo gli studiosi, Ambrogio Lorenzetti interpretò con grande originalità il tema iconografico cristiano-cattolico della Presentazione al Tempio.

I volumi dei visi e del panneggio degli abiti sono costruiti con un chiaroscuro derivato dalla pittura giottesca. Ambrogio Lorenzetti ebbe modo di acquisire tale abilità durante il suo soggiorno a Firenze avvenuto prima del 1332. Inoltre le figure sono isolate nella loro modellazione e si presentano come masse compatte. Il chiaroscuro degli abiti risulta particolarmente efficace e il tessuto degli abiti dai colori brillanti si colora diversamente assecondando l’incidenza della luce.

Il classicismo di Ambrogio Lorenzetti

L’artista inoltre era molto interessato all’antichità classica. Si nota infatti questo gusto nelle finiture dei particolari architettonici. Anche gli angeli che sostengono i festoni sono di forma classica. Le architetture, colonne, fregi, capitelli sono molto sottili ed eleganti, quasi dei merletti. È ancora lontana la solidità dei materiali dipinti nel Rinascimento.

L’influenza della pittura fiamminga

L’ombra che caratterizza l’ambiente verso il fondo enfatizza poi l’effetto di profondità. Erwin Panofsky, in uno studio del 1927, sottolineò l’estraneità di questo effetto nella pittura toscana dell’epoca, tipica invece in quella fiamminga.

La tecnica della Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti

La Pala d’altare è una tempera su tavola. Gli artisti utilizzarono tale tecnica fino alla fine del Quattrocento quando venne progressivamente sostituita dalla pittura ad olio. In occasione del restauro del 1986 i tecnici constatarono l’uso di preziosi pigmenti come il blu di lapislazzulo e lacche.

Il colore e l’illuminazione della Presentazione al Tempio di Ambrogio Lorenzetti

I colori sono freschi, vivaci e brillanti, nel complesso domina l’oro e il rosso, colori molto preziosi. La luce proviene dal centro a sinistra e modella le colonne, leggermente chiaroscurate a destra, e i corpi dei personaggi. Il retro della Chiesa, oltre l’abside, si trova in ombra e crea uno sfondo scuro che mette in risalto le figure in primo piano, soprattutto il Sommo Sacerdote Simeone.

Lo spazio

Il dipinto rappresenta l’interno di una chiesa cristiana. Una rigida costruzione geometrica non ancora del tutto corretta costruisce poi lo spazio della scena. Le diagonali di fuga infatti non convergono verso un punto ma verso un asse centrale che coincide con il sacerdote dipinto oltre l’altare. Inoltre la cupola, dipinta nella zona superiore, non corrisponde in modo corretto, prospetticamente, al resto del dipinto. Questa prospettiva viene così chiamata “a spina di pesce”. Anche il pavimento decorato a quadrati e la fuga prospettica delle colonnine creano l’effetto che suggerisce la profondità della scena.

La composizione e l’inquadratura

La struttura della Presentazione al Tempio riprende quella del trittico al quale apparteneva. Infatti le tre navate della chiesa e gli archetti trilobati scandiscono lo spazio della scena. Anche la cornice presenta dai pilastrini ai lati che sottolineano l’effetto architettonico.

La composizione è simmetrica e le due parti si riflettono specularmente ai lati dell’asse centrale. La linea decorativa, dell’altare e il corpo del sacerdote Simeone sono posti sulla verticale centrale.

Approfondimento. Simeone il Giusto

Gli studiosi indicano che il Sacerdote Simeone il Giusto è il vero protagonista della scena rappresentata. Infatti si trova al centro della narrazione visiva. Inoltre il Sacerdote è ben caratterizzato fisionomicamente e mostra i segni dell’età. Ambrogio Lorenzetti quindi per rappresentare la Presentazione al Tempio decise di raccontare l’evento dalla prospettiva del Sacerdote. Infatti Simeone ringrazia Dio per avergli concesso di vedere realizzata la promessa di salvezza nella figura di Gesù. Simeone, inoltre, mentre stringe tra le braccia Gesù Bambino, comunica il messaggio profetico come è scritto nel Vangelo secondo Luca. “Ora, Signore, puoi lasciare che il tuo servo muoia in pace perché, secondo la tua promessa, i miei occhi hanno visto la salvezza che tu hai preparato per tutti i popoli della terra” (Luca, 2, 29-31).

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Bibliografia

  • Alois Riklin, La summa politica di Ambrogio Lorenzetti, 1 gennaio 2000, Betti, EAN: 9788886417402
  • Giovanna Ragionieri, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Ediz. illustrata, 28 aprile 2010, Giunti Editore Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809064584

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 24 ottobre 2021.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Ambrogio Lorenzetti, Presentazione al Tempio, sul sito della Galleria degli Uffizi di Firenze.

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