Io a Roma di Gino De Dominicis

Io a Roma di Gino De Dominicis è un dipinto che segna il passaggio dell’artista alla fase esoterica della sua produzione.

Gino De Dominicis, Io a Roma, 1986, olio su carta telata. Firmato e titolato sul retro, 19 cm x 24,5 cm. Campodarsego, Padova, Fondazione Chiara e Francesco Carraro, Comodato d’uso presso la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia – Courtesy Fondazione Chiara e Francesco Carraro

Indice

Descrizione

In primissimo piano si posiziona la sagoma scura dell’artista tagliata quasi a metà dal bordo destro del dipinto. A destra invece si vede chiaramente, anche se molto stilizzato, l’obelisco di piazza del Popolo a Roma. Sullo sfondo chiudono la piazza alcune geometrie architettoniche massicce. Nel cielo azzurro, a sinistra, compare un disco bianco perfetto. Nonostante il viso sia del tutto indistinto, sembra “di intuire lo sguardo corrucciato e pensieroso del soggetto e di evidenziare la linea verticale del naso, tratto fisiognomico predominante di tutte le sue figure.1

Interpretazioni e simbologia

Io a Roma, come già propone il titolo è un enigmatico autoritratto di Gino de Dominicis. Come spiegano i curatori della Fondazione Chiara e Francesco Carraro: “La vera protagonista dell’opera sembra però essere Roma, avvolta nel silenzio della notte e illuminata dalla luna piena che proietta sul terreno la lunga ombra dell’obelisco di piazza del Popolo.2 De Dominicis fu tentato più volte dalla rappresentazione di angoli metropolitani storici, soprattutto della zona centrale di Roma, nella zona raccchiusa tra via delle Mantellate, corso Vittorio, piazza Navona e piazza del Popolo.

Questo soggetto, sbrigativamente, si potrebbe liquidare come una veduta cittadina. Infatti il ritorno alla pittura, avvenuto negli anni Ottanta del Novecento, fu determinato dalla volontà di rendere incorruttibili dal tempo le sue opere e di indagare gli anfratti esoterici e misteriosi della realtà. Il vero soggetto dell’opera sembra un solito arredo urbano, l’antico obelisco egizio, simbolo di un antico esoterismo e testimone della dimensione metafisica che va oltre la rappresentazione del vero.

Arte e cultura

I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

La collezione della Fondazione Chiara e Francesco Carraro include importanti opere d’arte che affrontano in modo diretto o suggestivo temi spirituali, esoterici, mitologici o legati al mistero dell’assoluto. Sebbene la raccolta sia focalizzata sul Novecento italiano e sui capolavori in vetro di Murano, le scelte dei collezionisti si sono spesso indirizzate verso artisti e movimenti intrisi di misticismo. La collezione dal 2017 è esposta in comodato a lungo termine presso la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia.

L’artista e la società. La storia dell’opera

Gino De Dominicis con il dipinto intitolato Io a Roma, del 1986, inizia la produzione di un nucleo di opere che lo riportano alla pura pratica pittorica. In precedenza, l’artista si era dedicato a una lunga sperimentazione di tecniche e materiali diversi: sculture, tableaux vivants e installazioni. La prima parte della sua carriera infatti è stata segnata dal tentativo di fermare il tempo, espediente esistenziale e creativo per sconfiggere la morte. Nell’ultima parte della sua vita invece, a partir dagli anni Ottanta del Novecento, De Dominicis affronta argomenti esoterici e utilizza il disegno e la pittura per creare immagini eterne, fisse e immuni alla degradazione del tempo.

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Lo stile

De Dominicis utilizzò una stesura del colore rapida e diretta, priva di un disegno di supporto. Le pennellate larghe e materiche creano spessi strati di colore. In altre zone invece, si colgono veli sottili che lasciano affiorare la trama del supporto. Le figure e lo sfondo sono rese con estrema semplificazione formale,

La tecnica

Il dipinto è una piccola carta telata dipinta con impasto di colori ad olio. L’opera misura 19 centimetri di larghezza per 24,5 cm di altezza.

Il colore e l’illuminazione

I colori si limitano ai toni freddi di un’ampia gamma di grigi, del nero e dell’azzurro intenso del cielo

Lo spazio

Io a Roma presenta una descrizione dello spazio del tutto intuitiva e non geometrica, determinata dalla sovrapposizione dei tre piani: il busto dell’artista, l’obelisco e gli edifici di sfondo.

La composizione e l’inquadratura

L’autoritratto di Gino De Dominicis è di forma rettangolare, impostato in senso orizzontale per dare maggior rilievo all’obelisco della piazza, che diventa così il principale soggetto del dipinto. Dal punto di vista dell’equilibrio compositivo, la grande massa della figura umana di destra, nera e indistinta, è equilibrata dal peso visivo maggiore dell’obelisco di sinistra che risulta più riconoscibile e attira così, lo sguardo dell’osservatore. Infine, le masse squadrate degli edifici creano un blocco geometrico e solido che contrasta con l’immagine criptica di Gino De Dominicis.

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Bibliografia

  • Eric Mangion, Beatrice Merz, Alanna Heiss,Andrea Bellini, Laura Cherubuni, Gabriele Guercio, Marina Abramovic, Joseph Kosuth, Marco Senaldi, Gino De Dominicis, in “Flash Art International”, Giancarlo Politi editore, Milano, giugno 2007, edizione speciale pubblicata in occasione della personale itinerante a Nizza, Torino e New York, ill. p. 111
  • Gino De Dominicis alla Fondazione Merz, Quaderni, 3, Fondazione Merz, Torino 2009, cat. mostra (Torino, Fondazione Merz, 8 novembre 2007 – 6 gennaio 2008), pp. 26 ill., 42
  • Italo Tomassoni, Gino De Dominicis. Catalogo ragionato, Skira, Milano 2011, pp. 98, 382, cat. 374.

Sitografia

Fondazione Chiara e Francesco Carraro di Campodarsego, Padova.(1)(2)

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 31 maggio 2026.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Gino De Dominicis, Io a Roma, sul sito della Fondazione Chiara e Francesco Carraro di Campodarsego, Padova.

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