San Paolo di Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi

San Paolo di Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi è stato riscoperto nel 2021 grazie a un’asta e acquisito dallo Stato Italiano.

Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi, San Paolo, 1585, olio su tela, 275 x 182 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi

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Indice

Descrizione di San Paolo di Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi

San Paolo è in piedi, dipinto a figura intera. Dietro di lui si intravede un’architettura monumentale che fa da sfondo. A fianco del Santo invece è dipinto uno scrittoio sul quale, in basso, è dipinta la data di esecuzione. San Paolo porta una lunga barba e indossa ampi abiti di colore rosso e verde. Una spada è appoggiata al muro.

Interpretazioni e simbologia di San Paolo di Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi

La spada che accompagna San Paolo è il suo attributo iconografico e ricorda i suoi trascorsi di soldato prima della conversione.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

La pala d’altare del 1585 era destinata alla cappella Borromeo in Santa Maria delle Grazie a Milano. Il dipinto riporta la data 1585. Secondo le indagini d’archivio, nello stesso anno, gli eredi di San Carlo Borromeo e insieme a loro Federico, commissionarono a Giovanni Pietro Gnocchi la decorazione della cappella di famiglia. Il contratto prevedeva che entro un anno l’artista dorasse la cupola a lanterna e dipingesse la pala d’altare con la figura di San Paolo.

Ora il dipinto è parte della collezione della Galleria degli Uffizi di Firenze.

L’artista e la società. La storia dell’opera San Paolo di Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi

Il dipinto raffigurante l’immagine di San Paolo fu progettato da Pellegrino Tibaldi (1527 o 1530/1531 – 1596) e dipinto dal suo allievo di Milano, Giovanni Pietro Gnocchi (1553 circa – 1609). L’opera è documentata dalle cronache del tempo. Pellegrino Tibaldi fornì il disegno per il dipinto al suo allievo. Il maestro seguì anche la realizzazione dell’opera.

Infatti Tibaldi era stato un protégé di Carlo Borromeo nella città lombarda e proprio nel 1575 aveva progettato l’architettura della cappella. Secondo le cronache letterarie dell’epoca la pala si trovava sull’altare della cappella Borromeo già nel 1587.

Al momento della vendita all’asta l’opera era attribuita a Pietro Candido (1548 circa-1628) un pittore fiammingo.

La pala intitolata San Paolo dipinta da Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi in seguito alla sua vendita all’asta a Genova è stato opzionato dalla Soprintendenza delle Belle Arti della città. L’acquirente che si era aggiudicato il dipinto lo avrebbe condotto all’estero. Così le Gallerie degli Uffizi, la Soprintendenza di Genova e la Direzione Generale Abap attraverso un’azione congiunta hanno fatto valere il diritto di prelazione dello Stato rispetto all’acquisto del dipinto giudicato un’importante testimonianza artistica.

Agostino Allegri, allievo di Giovanni Agosti all’Università Statale di Milano, ha condotto lo studio storico che ha permesso di acquisire l’opera.

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Lo stile di San Paolo di Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi

I curatori della Galleria Nazionale degli Uffizi di Firenze hanno inserito l’opera all’interno della collezione del Cinquecento. In particolare San Paolo è un esempio di pittura della Controriforma in Italia.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Pellegrino Tibaldi e Giovanni Pietro Gnocchi, San Paolo, sul sito della Galleria degli Uffizi di Firenze.

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