San Giovanni Evangelista del Domenichino

Domenichino dipinse un San Giovanni Evangelista adolescente che cerca l’ispirazione alzando gli occhi al cielo. L’aquila lo assiste e due putti sorreggono i pesanti volumi sui quali scrive.

Domenico Zampieri (Domenichino), San Giovanni Evangelista, 1621-1629 circa, olio su tela, 259 cm × 199.4 cm. Londra, National Gallery

Descrizione. Un San Giovanni Evangelista molto giovane e ispirato

San Giovanni è rappresentato come un adolescente accompagnato da due putti e dal suo simbolo evangelico, un’aquila, della quale si vede il corpo in basso. Lo sguardo del giovane evangelista è rivolto in alto in cerca dell’ispirazione per scrivere il racconto. Nel dipinto è presente, anche, un piccolo brano di paesaggio che testimonia la sua influenza nei confronti di Nicolas Poussin e Claude Lorraine, artefici del paesaggio classico.

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Lo stile del dipinto San Giovanni Evangelista del Domenichino.

La luce che proviene dall’alto, oltre a creare un effetto compositivo e scenico, incarna l’intervento divino nella scrittura di San Giovanni. Tale utilizzo teatrale dell’illuminazione fu trasmesso al Domenichino dai Carracci presso i quali l’artista condusse il suo apprendistato insieme a Guido Reni e Francesco Albani. Altra fonte di ispirazione fu l’opera di Raffaello approfondita presso l’Accademia degli Incamminati. Su tutta la composizione prevale il mantello rosso intenso di San Giovanni Evangelista mentre i due putti sono dipinti con un incarnato tendente al rosa. La composizione del San Giovanni Evangelista potrebbe essere ispirata al gruppo scultoreo del Laocoonte.

Approfondimenti. I passaggi di proprietà del San Giovanni Evangelista

Il dipinto fu, probabilmente, commissionato, da Benedetto Giustiniani o dal Fratello Vincenzo. Questo dato storico è supportato dalla sua presenza nell’inventario dei beni di famiglia a partire dal 1638. Sempre dallo stesso documento si apprende che, accanto al San Giovanni Evangelista del Domenichino figuravano i dipinti di San Matteo di Nicolas Régnier, San Marco di Francesco Albani e San Luca di Guido Reni. Secondo gli storici il fatto che i quattro dipinti siano stati registrati con le stesse dimensioni fa presumere che si trattasse di una serie.

La data di esecuzione rimane, comunque, incerta e i maggiori esperti non sono concordi nel collocarla precisamente. Secondo Richard E. Spear potrebbe risalire al 1627 o 1629 per analogie stilistiche con un dipinto dallo stesso soggetto conservato presso la chiesa di Sant’Andrea della Valle. Invece secondo Squarzina la datazione sarebbe 1621.

L’opera passò, poi di proprietà a Benedetto Giustiniani che la registrò nel 1793. In seguito Andrea Giustiniani, prima del 1806, la vendette, a Parigi, ad Alexis Delahante. Passò, quindi, a Richard Hart Devis e, infine, verso il 1813, a Philip John Miles e rimase agli eredi, figlio e nipote. Da questi, nuovamente ceduto, nel 1884, per problemi economici, rimase invenduto presso la famosa casa d’aste di Christie’s perché non apprezzato, in quell’epoca dal collezionismo britannico.

La vendita avvenne nel 1899, passò per diverse mani arrivando a M. Colnaghi agente di uno dei rami della famiglia Christie. Nel dicembre del 2009 fu acquistato da un collezionista americano. Una questione legale ne impedì, però, l’esportazione e, straordinariamente, fu concesso a un compratore anonimo di acquistarlo con la condizione di esporre l’opera, periodicamente, al pubblico.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Domenico Zampieri (Domenichino), San Giovanni Evangelista, sul sito della National Gallery di Londra.