Atalanta e Ippomene di Guido Reni

Il dipinto di Guido Reni, Atalanta e Ippomene, interpreta il mito della ninfa che sfida i suoi pretendenti nella corsa. Solo Afrodite, con uno stratagemma, aiuterà Ippomene a vincerla.

Guido Reni, Atalanta e Ippomene, 1620-1625, olio su tela, cm 192×264. Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte

Descrizione. Atalanta corre per non sposarsi

Il dipinto rappresenta il momento in cui Ippomene mette in pratica il trucco divino, suggerito da Afrodite, e procede nella corsa. I due giovani sono rappresentati completamente nudi, coperti, solamente da veli che ondeggiano e coprono il loro pube. Ippomene corre verso destra e si volta a controllare l’efficacia del suo espediente. Atalanta, invece, è chinata nell’atto di raccogliere una seconda mela oltre quella che si intravede nella sua mano sinistra. La scena si svolge in un paesaggio scurissimo e desolato. Infine, a destra e a sinistra, in prossimità del centro, si intravedono due gruppi di personaggi.

Interpretazioni

Il dipinto di Guido Reni, Atalanta e Ippomene, rappresenta un momento importante del mito della Ninfa. Destinata dal padre al matrimonio, Atalanta, mal disposta, dettò una precisa condizione. Avrebbe sposato il pretendente più veloce di lei nella corsa. I perdenti, invece, avrebbero trovato la morte. Ippomene (chiamato anche Melanione), fu aiutato da Afrodite che gli consegnò tre mele d’oro. Il ragazzo le fece cadere una ad una durante la corsa obbligando Atalanta, attirata dai frutti, a fermarsi per raccoglierle.

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Lo stile del dipinto Atalanta e Ippomene di Guido Reni

Guido Reni affrontò il suo secondo apprendistato presso l’Accademia degli Incamminati dei Carracci. Fu collaborando con Agostino, Annibale e Ludovico Carracci e studiando l’opera di Raffaello che l’artista costruì la sua visione classicista della pittura. In Atalanta e Ippomene il classicismo di Guido Reni si esprime nei corpi statuari dei due giovani, modellati dalla luce e dalla superficie pittorica distesa e sfumata.

Il modellato muscolare, soprattutto di Ippomene, è reso con estrema attenzione anatomica e rispecchia la postura del personaggio. Il panneggio che si anima nella corsa, e copre il pube dei personaggi, li unisce idealmente e costituisce un richiamo allo stile di Raffaello. Il modello di riferimento per valutare una perfetta sintesi classicista di Guido Reni è la Strage degli Innocenti esposta a Bologna.

Il colore e l’illuminazione

La luce mette in evidenza, esclusivamente, i corpi dei giovani mentre il paesaggio e il cielo sono scurissimi, quasi un fondale dipinto. I colori si armonizzano al fondo bruno e scuro. L’incarnato di Atalanta e Ippomene è chiarissimo mentre spicca il rosso magenta del panneggio.

Lo spazio. Due giovani chiarissimi corrono nel paesaggio scuro e bruno

La scena della corsa di Atalanta e Ippomene è risolta nel piccolo spazio che occupano le due figure, parzialmente sovrapposte. Il paesaggio si approfondisce verso l’orizzonte e il cielo è vasto, coperto da ampie nuvole vaporose. In ogni caso, l’illuminazione non favorisce l’integrazione ambientale tra figure e sfondo e lo spazio risulta, così, contratto sul primo piano.

La Composizione e l’inquadratura

L’inquadratura incornicia efficacemente le figure dei due giovani, ponendole esattamente al centro. Intorno a loro, infatti vi è uno spazio di fondo che le ritaglia e le fa sembrare un gruppo scultoreo.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Guido Reni, Atalanta e Ippomene, sul sito del Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.