Il trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona

Considerato quasi il manifesto della pittura barocca, Il trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona è un grande affresco monumentale che ricopre interamente la volta del Salone dei Ricevimenti del Palazzo Barberini a Roma.

Pietro da Cortona, Il trionfo della Divina Provvidenza, 1633-1639, affresco. Roma, Palazzo Barberini, Salone dei Ricevimenti

Descrizione. Un monumentale affresco per celebrare le virtù della famiglia Barberini

L’architettura del salone viene dilatata, illusionisticamente, verso l’alto, dalle possenti strutture angolari che salgono ad arco e che reggono una cornice rettangolare. Grandi festoni, stucchi e statue dipinti decorano le architetture che si proiettano verso l’alto creando uno sfondamento della volta reale. Finti marmi e dorature decorano le architetture e contribuiscono a rendere spettacolare l’affresco.

Al centro del soffitto, all’interno di una zona rettangolare, una scena allegorica rappresenta il trionfo del Papato e della religione. La Divina Provvidenza ordina all’Immortalità, personificata, di incoronare il Papa. Intorno ai personaggi volano delle grandi api dorate che rappresentano il simbolo della famiglia Barberini alla quale apparteneva, infatti, il Papa Urbano VIII.

Le altre figure allegoriche rappresentano i componenti della famiglia che operano per conto della Divina Provvidenza, rappresentata con scettro e alone luminoso, per favorire il volere di Dio. Giustizia, Pietà, Potenza, Verità, Bellezza e Pudicizia siedono dietro alla Provvidenza. L’immortalità vola in alto portando una corona di stelle. Le tre virtù teologali, Fede, Speranza e Carità reggono una corona di alloro. Sono presenti la dea Roma identificata dal triregno e la Gloria che sostiene le chiavi di San Pietro.

Lateralmente, le scene celebrano il buon governo della famiglia Barberini. La pace in trono viene consigliata dalla Prudenza. All’opposto si vede il Trionfo della Religione e della Spiritualità. Sulla parete di fondo si osserva la caduta dei Giganti mentre sulla parete con le finestre si trova Ercole che caccia i Vizi e le arpie.

Lo stile del grande affresco di Pietro da Cortona, manifesto della pittura barocca

In seguito alla scomparsa di Caravaggio e di Annibale Carracci, nei primi anni del Seicento, gli artisti, a Roma, si divisero. Alcuni seguirono le idee rivoluzionarie di Caravaggio. Altri, invece abbracciarono uno stile più classicista, rivolto alla produzione di grandi affreschi scenografici. Il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona è un grande affresco che celebra i fasti del committente. Il suo scopo fu quello di decorare il Salone dei Ricevimenti di Palazzo Barberini e di suscitare grande stupore negli ospiti attraverso una totale immersione nella scena.

Attraverso una rappresentazione di tipo teatrale, poi, permetteva un efficace coinvolgimento emotivo dell’osservatore posto in basso. Le decorazioni e le animate scene, affollate di personaggi, creano un senso di smarrimento e impediscono allo sguardo di trovare un punto fermo. L’affresco monumentale di Pietro da Cortona è considerato un manifesto del barocco in pittura e anche il punto di arrivo di diverse esperienze figurative di anni precedenti.

Il colore e l’illuminazione

Le finte architetture sono realizzate in monocromo grigio. I personaggi, invece, con colori caldi e molto accesi, rossi, arancioni e gialli che si stagliano contro l’azzurro del cielo. Tra queste due componenti cromatiche si forma un forte contrasto di complementari che esalta i toni e crea un potente effetto di luminosità. Le figure sono sottoposte ad una doppia illuminazione. Le sagome vengono esaltate dal controluce prodotto dalla luce esterna mentre i volumi sono creati da una illuminazione artificiale proveniente dal basso. La luce dorata intensa e centrale viene prodotta dall’alone luminoso della provvidenza.

Lo spazio del Trionfo della Divina Provvidenza

Lo spazio ricoperto dalla pittura supera i 400 metri quadrati. Le architetture virtuali creano un serrato schema geometrico attraverso l’ampia cornice rettangolare. In questo modo si crea un’ossatura prospettica che stabilizza la fluidità delle scene. Le rappresentazioni laterali, poi, sono ambientate all’interno di paesaggi naturali che si intravedono, in profondità, dietro le figure. Il resto dello spazio, infine, è un continuo fluire di nubi e personaggi che si stagliano contro il cielo e le finte architetture.

La Composizione e l’inquadratura

La composizione, come in altri grandi affreschi, è libera e movimentata e ha lo scopo di dilatare lo spazio. Inoltre, le scene mosse e le posizioni teatrali dei personaggi creano vortici compositivi che guidano lo sguardo verso il centro della volta e, quindi, verso lo spazio illusionisticamente più alto. L’architettura del monumentale affresco si sviluppa dalla pianta rettangolare della stanza, proiettata al limite superiore delle pareti. Su ogni lato, quindi, vengono sviluppati gruppi di personaggi, che occupano maggiore volume sui lati lunghi della volta. Le varie scene, pur suddivise in cinque principali, scorrono fluidamente attraverso il collegamento scenico dei vari personaggi.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Pietro da Cortona, Il trionfo della Divina Provvidenza, sul sito del Palazzo Barberini a Roma.