Miracolo (Olocausto) di Marino Marini

Miracolo (Olocausto) è una scultura di Marino Marini che racconta il dramma dell’umanità ferita dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

Marino (Marino Marini), Miracolo (Olocausto), 1958-1959/1959-1960, legno di tulipier, cm 280x163x125. Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna

Descrizione

Un cavallo con il suo cavaliere si accascia al suolo. Il muso tocca terra e pare ormai privo di vita. Le gambe posteriori sono poi riverse all’indietro e giacciono immobili. Gli zoccoli invece sono scivolati verso quelli delle zampe posteriori e pare che solo questo incontro di arti permetta al cavallo stremato di rimanere parzialmente in piedi. Il cavaliere infine è abbandonato e disteso sulla groppa dell’animale.

Analisi sintetica della scultura Miracolo (Olocausto) di Marino Marini

Nella scultura intitolata Miracolo (Olocausto) di Marino Marini il cavaliere monta in modo incerto e cade al suolo con il suo cavallo. Questa tappa della serie Miracoli segna così un tragico destino del cavaliere che caduto al suolo non riesce a rialzarsi. L’elemento simbolico, legato alla cultura europea è infatti evidente. Si tratta di una visione apocalittica e tragicamente senza speranza. Come Marino Marini anche altri intellettuali colsero il profondo cambiamento che investì l’Europa in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. Con le rovine della guerra rimase sepolta anche la grande arte del primo Novecento Europeo.

Il materiale con il quale Marino Marini scolpì Miracolo (Olocausto), il legno di tulipier crea una superficie organica e viva. Il colore inoltre richiama anche il pelo dell’animale e rende l’opera più emotiva e vitale rispetto al marmo.

La sintesi formale con la quale Marino Marini ha composto l’opera avvicina la scultura ad una lettura astratta. Il cavallo e il cavaliere disteso sono così sintetizzati all’interno di una forma compositiva semplice. Il corpo del cavallo diventa un morbido cilindro che si flette verso il basso. Le zampe invece, nel loro incontrarsi creano un arco che si completa con il corpo del cavaliere al di sopra. La struttura che ne risolta è pesantemente rivolta verso il basso ma allo stesso tempo sembra caricarsi di tensione nel tentativo di risollevarsi.

Approfondimenti. La serie dei Miracoli

Questa scultura di Marino Marini fu realizzata negli anni seguenti la Seconda Guerra Mondiale. In questo periodo l’artista creò opere cupe e tragiche che ricordano gli orrori del conflitto. I cavalieri sono i protagonisti di queste sculture che rappresentano un simbolo dell’eroicità umana. La figura del cavaliere, nel passato, ha rappresentato la forza e la purezza d’animo di un combattente. Inoltre il cavaliere fu spesso simbolo di difesa degli oppressi e del popolo. Il ciclo dei Miracoli nacque nel 1943, dopo la fuga di Marino Marini in Svizzera. Negli anni seguenti le rappresentazioni dei cavalieri divennero progressivamente più drammatiche.

Amplia la ricerca con alcune sculture del Novecento intitolate: Il Bevitore di Arturo Martini, Scultura numero 15 di Fausto Melotti, Scultura numero 21 di Fausto Melotti.

Consulta la pagina dedicata alla scultura di Marino (Marino Marini), Miracolo (Olocausto), sul sito della Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.