Barche a vela a Chatou di Maurice de Vlaminck

Un visione della Senna dall’Ile de Chatou sulla quale de Vlaminck e Derain condivisero lo studio dal 1904. Barche a vela a Chatou esprime pienamente il linguaggio Fauves, gioioso e libero dalle convenzioni della tradizione.

Maurice de Vlaminck, Barche a vela a Chatou, 1906, olio su tela, cm 58 x 71. Sydney, Australia, Art Gallery of New South Wales

Descrizione. Le barche veleggiano sulla Senna incontaminata

Sulla Senna, vista frontalmente, veleggiano due piccole imbarcazioni. Una di esse, più vicina al fronte del dipinto, avanza e affronta il vento con la vela spiegata. Sullo specchio d’acqua del fiume si riflettono i colori della barca e dell’ambiente naturale che si sviluppa sulle rive. A sinistra, un prato, sale dolcemente verso un’abitazione mentre le chiome degli alberi si piegano al vento. A destra, invece, una casa dal tetto rosso è protetta da cipressi e cespugli. La separa dalla riva una bassa staccionata e la strada che corre parallela al fiume. Nel cielo corrono grandi nubi bianche e sul paesaggio il vento anima gli alberi e la natura spingendo le vele delle barche.

Lo stile del dipinto di Maurice de Vlaminck, Barche a vela a Chatou

Barche a vela a Chatou di Maurice Vlaminck, del 1906 è un dipinto appartenente al periodo Fauves. È, infatti nell’anno precedente, durante l’estate nel 1905 che Henri Matisse e André Derain sperimentarono insieme a Collioure il nuovo linguaggio. I due artisti dipinsero paesaggi quali Barche a Collioure e Veduta di Collioure nei quali si chiarisce il nuovo stile che sarà, in autunno, definito Fauves. Matisse spinse Maurice de Vlaminck a partecipare al Salon d’Automne di Parigi del 1905 per via dei lavori gioiosi e dal colore spregiudicato.

Le pennellate utilizzate da de Vlaminck, in Barche a vela a Chatou, sono grasse e larghe e strutturano le superfici con andamenti differenti. Sull’acqua della Senna diventano spatolate verticali che esaltano i riflessi luminosi. Negli alberi suggeriscono il cedere delle fronde alla velocità del vento. Nel cielo, infine modellano le ampie nuvole chiare.

Il colore e l’illuminazione

Nel dipinto di Maurice de Vlaminck intitolato Barche a vela a Chatou, i colori, solitamente antinaturalistici del linguaggio Fauves, sono, invece, descrittivi. L’acqua della Senna è descritta utilizzando un’ampia gamma di blu e azzurri, con riflessi verdi. Il bianco della vela riflette i colori ambientali, con variazioni più chiare e sfumate. Il paesaggio è ben definito e, anche qui, i verdi vanno da varianti chiare, tendenti al giallo, a profondi scuri virati in oltremare. Gli alberi e le colline sono blu intenso e il cielo, nuovamente azzurro e blu coperto da chiari di nuvole bianche.

Le tonalità sono, comunque, molto sature. I contrasti di luminosità più evidenti sono riservati al primo piano, dove la luminosità si esprime con maggiore intensità. Il tetto rosso spicca tra il verde per contrasto di complementarità. L’intero dipinto è, cromaticamente, dominato da un forte contrasto di temperatura rappresentato da acqua e cielo freddi contro paesaggio più caldo. Considerando la scelta più naturalistica del colore e il tipo di pennellata si intuiscono influenze della pittura di Vincent van Gogh.

Lo spazio in Barche a vela a Chatou

La vista della Senna, che si allarga e occupa tutta la metà inferiore del dipinto, crea una spazialità ampia e ariosa. Il paesaggio è schiacciato sulle rive e occupa una piccola porzione del dipinto. Il cielo, inoltre, richiama la superficie dell’acqua e comprime, anch’esso, con la nuvolosità incombente, natura abitazioni. Pur mancando una chiara costruzione prospettica, la convergenza delle sponde che curvano sul fondo, e si uniscono, crea un efficace effetto di profondità.

La Composizione e l’inquadratura

La barca con la vela bianca è quasi al centro del dipinto, o almeno, considerata la sua traiettoria, vi si sta’ dirigendo. In Barche a vela a Chatou, Maurice de Vlaminck ha saputo creare una composizione centrale e allo stesso tempo dinamica. Infatti, le diagonali del dipinto sono sottolineate, da destra a sinistra, dal riflesso della barca, dalla vela, dalla piccola imbarcazione in secondo piano e dalla linea di colline. Poi, da sinistra a destra, dalla zona in blu scuro della superficie fluviale, dalla punta in avanti della vela, dalla casa e dagli alberi. La dinamicità è portata, invece, dalla traiettoria della barca che si sta avvicinando al centro e da esso viene attirata. È un’aspettativa della nostra visione, che tende alla regolarità e all’equilibrio, che contribuisce a questo risultato.

Approfondimenti

Maurice de Vlaminck nacque nel 1876 e fu, essenzialmente, un autodidatta. Si avvicinò, prima all’impressionismo e, poi, al gruppo dei Fauves. Un aneddoto racconta che l’artista conobbe André Derain durante il deragliamento di un tram. Comunque, dal 1904 circa, anno del ritorno di Derain dal servizio militare, i due artisti condivisero lo studio sull’Ile de Chatou. Dopo la partecipazione al Salon del 1905 e lo scioglimento del gruppo nel 1907, de Vlaminck si accostò ai lavori di Paul Cézanne. Infine, dopo il 1910 la tua tavolozza si incupì con atmosfere espressioniste per arrivare ai lavori scuri del secondo dopoguerra.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Maurice de Vlaminck, Barche a vela a Chatou, sul sito del Art Gallery of New South Wales di Sydney in Australia.