Maschera funeraria di Tutankhamon

La Maschera funeraria di Tutankhamon è un’opera molto conosciuta al mondo e rappresenta il simbolo della cultura dell’antico Egitto.

Maschera funeraria di Tutankhamon, circa 1325 a.C., oro, lapislazzuli, pietre dure, smalti, vetro. Il Cairo, Museo egizio

Indice

Descrizione della Maschera funeraria di Tutankhamon

La maschera funeraria di Tutankhamon raffigura un volto androgino incorniciato dal tipico copricapo dei faraoni d’Egitto. Sopra di esso si trova la figura scolpita di un cobra. Gli occhi sono segnati da una spessa linea nera e i tratti del viso sono molto regolari. Ai lati del volto poi si notano le orecchie che presentano dei fori nei lobi. In prossimità del mento è aggiunta una struttura allungata che rappresenta la barba avvolta da nastri. Infine intorno alle spalle è fissato un pettorale decorato con pietre preziose.

Interpretazioni e simbologia della Maschera funeraria di Tutankhamon

La maschera funeraria di Tutankhamon grazie alla sua unicità e alla sua bellezza è conosciuta in tutto il mondo. L’egittologo Nicholas Reeves affermò che l’immagine è la quintessenza della tomba di Tutankhamon ma è anche uno degli oggetti più famosi che proviene dall’antico Egitto. La maschera quindi è un vero simbolo della civiltà egizia.

La maschera simboleggia Osiride. Mostra infatti gli attributi del dio però la fisionomia è quella di una persona che Carter attribuì a Tutankhamon. Il Faraone indossa il nemes, il tipico copricapo a strisce sul quale si trova l’insegna reale del cobra detta Uadjet. È presente inoltre l’avvoltoio nekhbet. Entrambi i simboli rappresentano il potere del Faraone sull’alto e sul basso Egitto. Le orecchie sono forate per ospitare degli orecchini. Questo particolare era riservato nell’arte egizia per donne e bambini.

L’iscrizione trovata sul retro della maschera di Tutankhamon

Nella parte posteriore della maschera è presente un’iscrizione. Vi sono infatti dieci colonne verticali e due orizzontali di geroglifici. Il testo proviene dal capitolo del Libro dei Morti ma è stato personalizzato. Alcune iscrizioni tratte da questo libro sono state trovate inoltre su altre maschere funerarie fin dal Medio Regno 500 anni prima la morte di Tutankhamon.

Il testo dei geroglifici richiama la protezione degli dei, Ptah-Sokar, Thot, Anubi, Horus, nonché dell’intera Enneade, cioè di un gruppo di nove divinità appartenenti alla mitologia egizia e venerate a Eliopoli.

«Salute a te. Bello è il tuo viso che irradia luce completato da Ptah-Sokar, esaltato da Anubi. Fa’ in modo che siano innalzate lodi a Thot. Bello è il volto che è presso gli dei. Il tuo occhio destro è nella barca della sera [la barca solare di Ra], il tuo occhio sinistro è nella barca del giorno, le tue sopracciglia nell’Enneade. La tua fronte è [quella di] Anubi, la tua nuca è [quella di] Horus, i ciuffi dei tuoi capelli [sono quelli di] Ptah-Sokar. Sei dinanzi ad Osiride [qui identificato con Tutankhamon stesso], egli ti rende grazie, egli ti conduce lungo le buone strade, tu abbatti per lui i cospiratori di Seth, cosicché egli possa sconfiggere i tuoi nemici dinnanzi alla Enneade degli dei, nel grande Palazzo del Principe che è in Eliopoli […] che è Osiride, il re dell’Alto e del Basso Egitto, Nebkheperura [Tutankhamon], defunto, dia vita come Ra.»

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La scultura si trova al Museo Egizio del Cairo.

L’artista e la società. La storia della Maschera funeraria di Tutankhamon

L’autore della maschera funeraria di Tutankhamon è sconosciuto. L’opera risale a circa il 1323 avanti Cristo. La maschera funeraria ricopriva la mummia del faraone egizio Tutankhamon nato nel 1332 e morto nel 1323 avanti Cristo.

Il ritrovamento della tomba di Tutankhamon

Howard Carter egittologo britannico scoprì la maschera di Tutankhamon nel 1922 all’interno della camera sepolcrale, nella Valle dei Re, della tomba kv62. Il sepolcro fu però aperto solo nel 1923. Gli archeologi impiegarono poi altre 2 anni per portare alla luce il pesante sarcofago che conteneva la mummia del faraone adolescente. Carter Apri il sarcofago esterno il 28 ottobre 1925 e trovò la maschera d’oro.

La mummia si trovava in buone condizioni di conservazione. Gli archeologi scoprirono volti somiglianti a quelli della maschera anche su due statue di guardiani a grandezza naturale che proteggevano l’accesso alla camera funeraria di Tutankhamon. Carter rimosse la maschera nel dicembre del 1925. Il manufatto fu poi imballato e trasportato al Museo Egizio del Cairo distante 635 km.

Il volto della regina

Nel 2001 i ricercatori fecero una scoperta molto importante. Attraverso una ricerca emerse che la parte facciale della maschera era originariamente riservata alla regina Neferneferuaton enigmatica e poco conosciuta. Alcune fonti egizie la definiscono come una sovrana non identificata della diciottesima dinastia. Forse si trattava della regina Nefertiti la grande sposa del faraone Akhenaton. Diversamente era la loro primogenita Merytaton. Inoltre sul retro della maschera fu ritrovato un cartiglio in parte cancellato che riportava il nome regale della regina, Ankhtkheperura.

La rottura della barba della Maschera funeraria di Tutankhamon

La barba del faraone, al momento della scoperta, era separata dal mento. Fu unita nel 1944 attraverso una giuntura in legno. Durante alcune operazioni di pulitura nell’agosto del 2014 la barba della maschera cadde. Gli operatori che avevano condotto le operazioni di pulizia ordinaria attaccarono grossolanamente la barba con colla a presa rapida formata da resina epossidica. Inoltre unirono la barba alla maschera in posizione errata.

Nel 2015 le autorità si accorsero del danno e fecero intervenire un team di restauratori tedeschi ed egiziani. Guidò il restauro il dottor Christian Ekman che riposizionò la barba tramite cera d’api già utilizzata presso gli antichi egizi. I restauratori dovettero anche intervenire ripristinando i danni causati dai responsabile nel tentativo di cancellare il loro operato. Gli otto responsabili del danneggiamento furono processati nel 2016.

I danni subiti dalla maschera

Secondo i tecnici che condussero i vari restauri, la maschera di Tutankhamon subì diversi danni. Si riscontrano infatti perdite importanti della pasta vitrea di colore blu dalla fronte e dal retro del nemes, soprattutto dalla treccia posteriore. Secondo gli storici fu Howard Carter a provocare questi danni tentando di eliminare dalla maschera e dalla mummia le resine di imbalsamazione.

Si notano poi altri danni sulla fronte e sulla falda esterna. Si tratta di due fori realizzati in modo molto grossolano e serviti probabilmente per bloccare il flagello al corpo. Gli storici pensano che siano stati praticati durante la cerimonia di apertura della bocca. Durante questo rituale la mummia del faraone era posta in posizione verticale e probabilmente furono realizzati i due fori per bloccare stabilmente il flagello.

Esiste poi un terzo tipo di danni che si trovano nella parte anteriore e sporgente a destra del nemes. Probabilmente causati da un violento urto. Secondo gli studiosi la maschera solamente o forse la mummia stessa cadde quando si trovava in posizione verticale all’interno della tomba. Gli studiosi si sono basati sulle annotazioni di Howard Carter che raccontò di aver trovato all’apertura della tomba molti pezzi d’oro sparsi sul pavimento delle entrate dell’anticamera. Lo stesso archeologo identificò in seguito questi frammenti come appartenenti al fianco della maschera.

La cerimonia di apertura della bocca

La cerimonia di apertura della bocca è un rito molto complesso e praticato nell’Antico Egitto allo scopo di assicurare al defunto la vita eterna. Nel nuovo Regno la cerimonia era celebrata in seguito all’imbalsamazione della corpo del faraone. Durante questo periodo la cerimonia aveva il compito di restituire alla mummia l’uso dei sensi per permettere che il ka del faraone potesse vivere come in vita il suo passaggio all’oltretomba duath.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

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Lo stile della Maschera funeraria di Tutankhamon

Il viso della maschera ritrae un’immagine idealizzata. La ritrattistica egizia non richiedeva infatti la somiglianza con i personaggi raffigurati. Le statue dei faraoni e delle regine erano così identificate grazie alle iscrizioni che ne rivelavano l’identità. I tratti fisiognomici sono molto regolari e il viso è estremamente simmetrico. Inoltre sono messe molto in evidenza le parti decorative degli abiti e i tratti del viso sono sottolineati da un pesante trucco.

La tecnica

La maschera funeraria di Tutankhamon è alta 54 cm, larga 39,3 cm e profonda 49 cm. Il manufatto è realizzato con 2 strati d’oro di alta caratura. Lo spessore della maschera varia dai 1,5 ai 3 mm. La maschera pesa circa 10,23 kg. Secondo un’analisi approfondita attraverso cristallografia ai raggi-x la maschera risulta composta da due differenti leghe d’oro. Una lega è più leggera, di 18,4 carati per il volto e il collo. Il resto della maschera e invece realizzato con una lega di 22,5 Carati.

Vetri colorati e gemme fra le quali lapislazzuli sono incastonati nell’oro che compone la maschera. I lapislazzuli in particolare formano il contorno degli occhi e le sopracciglia. Gli occhi invece sono composti da quarzo mentre le pupille di ossidiana. Nel pettorale si trovano corniola, feldspato, Turchese, amazzonite e faience.

La barba d’oro di Tutankhamon pesa 2,5 kg ed è decorata con i lapislazzuli che creano il motivo dell’intreccio. La maschera presenta anche una collana che spesso non viene esposta insieme ad essa.

La luce sulla scultura

La superficie della lamina d’oro che costituisce la maschera è particolarmente riflettente. Oltre al colore dorato delle zone non coperte da smalti o da pietre incastonate, sono presenti il blu, l’azzurro e il rosso.

Rapporto con lo spazio

La maschera funeraria era concepita per ricoprire il volto del defunto e quindi non destinata alla esposizione ad un pubblico. L’esposizione in sede museale prevede quindi di offrire al visitatore una comoda osservazione del manufatto. La maschera è così posta in posizione verticale e la sua fruizione avviene frontalmente.

La struttura

La maschera è composta da otto parti che sono state individuate grazie ad analisi radiografiche e altre ispezioni tecniche nel 2001 e nel 2009. Infatti una serie di rivetti sono posti alla base della gola per unire le parti e si nota una linea di saldatura lungo i bordi del viso del collo e sulla fascia frontale. Si possono così individuare il pannello frontale, il pannello posteriore, il cobra e avvoltoio sulla fronte, il viso, l’orecchio destro, l’orecchio sinistro, la barba, e il collare.

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Bibliografia

  • La statua di Ramesse II, Museo Egizio di Torino
  • Natale Barca, Sovrani predinastici egizi, Ananke, Collana: Seshat, 2005, 9788873251330
  • Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell’antico Egitto, Novara, De Agostini, 2005, ISBN 8841820055
  • Alice Cartocci, Gloria Rosati, L’arte egizia, Firenze, Giunti Editrice S.p.A., 2008, ISBN 9788809061804
  • Giovanna Magi, Luxor, Karnak, la valle dei Re, Bonechi Collana: Arte e storia, 2014, EAN: 9788847605015

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 26 novembre 2020.

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