Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa di Claude Monet

Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa, dipinto da Claude Monet, riprende un ponte ad arco presente in alcune incisioni del famoso artista giapponese Hokusai. Nel suo giardino di Giverny il maestro impressionista creò un ambiente ideale dove trovare ispirazione per i suoi dipinti.

Claude Monet, Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa (Le bassin aux nymphéas, harmonie rose), 1900, olio su tela, cm 90 X 100. Parigi, Musée d’Orsay

Descrizione

Il suggestivo ponte ad arco traversa lo stagno delle Ninfee con una sola campata. Sull’acqua che scorre verso il fronte del dipinto la vegetazione palustre brilla sotto i raggi del sole che penetrano tra le fronde. I fiori delle ninfee sono rosa e spiccano chiaramente tra il verde delle foglie. Sulla riva la vegetazione è alta e si confonde con le foglie dei salici che pendono in basso. Il sole, filtrato dalle foglie crea zone di luce.  I riflessi si alternano all’ombra creando un intenso alternarsi di colori sull’acqua e sulle rive.

I Committenti e la storia espositiva

Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa (Le bassin aux nymphéas, harmonie rose) il 21 novembre 1900 fu acquistato da Durand-Ruel. Il conte Isaac de Camondo lo acquistò quindi il 22 novembre 1900 e lo conservò fino al 1911. Passò quindi al Museo del Louvre con la donazione del conte e fu esposto a partire dal 1914. Dal 1947 al 1986 fece parte delle opere della galerie du Jeu de Paume di Parigi. Quindi fu assegnato al Musée d’Orsay.

La storia dell’opera

Il quadro intitolato Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa (Le bassin aux nymphéas, harmonie rose) fu dipinto da Monet nel suo giardino a Giverny. Il maestro visse 43 anni nella sua residenza in Normandia e vi dipinse la serie delle ninfee che lo hanno reso celebre. Nel giardino erano presenti molte varietà di ninfee e altra vegetazione. Sulle sponde crescevano salici piangenti, altri alberi e molti fiori. Claude Monet si occupava in prima persona della cura del giardino che era un vero e proprio teatro verde e offriva molti spunti per la sua pittura. In seguito per aggiungere un ulteriore motivo di ispirazione Monet fece costruire un ponte in stile giapponese. Il suo amore per la cultura del Giappone era inoltre testimoniato dalla presenza di peonie e bambù.

Consulta anche le opere di Claude Monet intitolate: Ville a Bordighera, Il ponte di Waterloo, Donna con il parasole rivolta verso sinista e La stazione di Saint-Lazare.

Lo stile del dipinto Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa di Claude Monet

Nel dipinto intitolato lo Stagno delle Ninfee di Claude Monet è riscontrabile l’influenza della pittura giapponese dell’Ottocento. Le pennellate sono rapide e descrivono con un andamento diverso le superfici vegetali. Lo specchio d’acqua dello stagno è suggerito con l’uso di brevi tratti orizzontali. La vegetazione della riva poi è poi resa con pennellare oblique e verticali. Si individua chiaramente il salice le cui fronde sono caratterizzate da segni curvilinei pendenti verso il basso. Infine a destra altri alberi sono descritti con piccoli segni curvilinei.

Le forme sono solamente intuibili e vengono suggerite dalle diverse superfici e dai contrasti cromatici. Come in tutti i dipinti in stile impressionista il fine principale di Monet fu quello di creare una istantanea del momento e non un dipinto descrittivo.

Il colore e l’illuminazione

I colori scelti da Monet per dipingere Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa (Le bassin aux nymphéas, harmonie rose) sono puri e saturi. Gli impressionisti rifiutarono l’uso del nero e anche il bianco non trova posto in questo dipinto del maestro. Il titolo allude ad un abbondante utilizzo di colore rosa tipico del tipo di ninfea presente sullo specchio d’acqua. Altre tonalità di rosso e sono poi distribuite tra la vegetazione nelle zone d’ombra.

Il contrasto che si crea con il verde abbondantemente diffuso è complementare. Questo tecnica fu tipica dei dipinti impressionisti e molto utilizzata nelle serie di Monet quali i pioppi, le facciate della cattedrale di Rouen e i covoni. I contrasti di luminosità permettono di alternare sole e ombra sulla scena. Il dipinto si trasforma in evocazione di luce, come nella vegetazione di sinistra contro l’ombra del primo piano e tra gli alberi.

Approfondisci con le altre opere di Claude Monet che trattano del tema delle Ninfee: Ninfee blu, Ninfee rosaNinfee.

Lo spazio

Lo spazio nel dipinto si coglie grazie al ponte giapponese che con la sua linearità determina immediatamente le dimensioni della scena. Contribuiscono poi a determinare la profondità le superfici diversamente trattate della vegetazione. Il laminato vegetale che ricopre lo stagno si intensifica sullo sfondo e si rarefà in primo piano. I cespugli verdi con i rametti verticali si alternano in obliquo e si richiamano con variazioni d grandezza. Infine le fronde del salice chiaramente riconoscibili permettono di stabilire la distanza degli alberi oltre il ponte.

La Composizione e l’inquadratura

Il formato dell’opera è quasi quadrato e l’impianto compositivo pone al centro del dipinto lo stagno delle ninfee rosa. Il laminato vegetale che galleggia sull’acqua occupa quasi la metà della superficie del piano o campo pittorico. Pur con difficoltà si individuano il primo piano con la vegetazione sulla riva. In secondo piano si trova il ponte e sullo sfondo il bosco. Lo stagno ha funzione di raccordo spaziale e unisce in profondità i vari piani dell’immagine. L’inquadratura è di tipo fotografico e presuppone una continuazione della scena oltre i bordi del dipinto.

Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa (Le bassin aux nymphéas, harmonie rose) presenta una leggera simmetria e le masse principali si rispecchiano verticalmente sul fondo. le masse cromatiche si dispongono in prossimità degli angoli, lasciando libero quello a destra in basso. Il principale centro di attrazione visiva è il ponte che attira immediatamente lo sguardo grazie alle sue linee decise e curve.

La direzione del movimento delle direttrici principali segue il corso d’acqua e procede dal fondo verso il primo piano. Lo stagno occupa circa l’esatta metà inferiore del dipinto mentre la metà superiore è destinata al ponte con il bosco sullo sfondo.

Approfondimenti. La pittura giapponese e l’Impressionismo

A metà di questo secolo la cultura del Giappone venne diffusa in Europa. Fu nel 1867 durante l’esposizione universale di Parigi che vennero esposte le stampe ukiyo-e (pittura/pitture) del mondo fluttuante. Questi dipinti rappresentavano scene di vita quotidiana. Erano rappresentate gita in barca, scene teatrali e scene teatrali di geishe, cioè cortigiane. I dipinti giapponesi ebbero una grande influenza sugli impressionisti e anche su Monet. Furono i soggetti naturali e le scene di paesaggio con figure ad interessare l’artista francese. Anche le inquadrature suggerirono a Monet nuovi dipinti con colori piatti e privi di chiaroscuro.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Claude Monet, Lo stagno delle ninfee, armonia in rosa (Le bassin aux nymphéas, harmonie rose), sul sito del Musée d’Orsay di Parigi.