Il ratto delle Sabine del Giambologna

Romolo dopo aver fondato Roma organizza un evento in città e invita i popoli limitrofi. In questa circostanza avviene così Il Ratto delle Sabine rappresentato dal Giambologna che porterà ad un conflitto fra i popoli.

Giambologna, Il ratto delle Sabine, 1580-83, marmo, h 410 cm. Firenze, Loggia dei Lanzi

Descrizione. Un rapimento di massa per la sopravvivenza del popolo romano

Un giovane romano afferra e solleva una giovane Sabina. In basso un uomo più anziano, probabilmente il padre della ragazza, tenta di bloccare il rapitore. La ragazza infatti cerca di divincolarsi e allarga le braccia in segno di terrore. La sua espressione è chiaramente disperata. Stessa disperazione, per il senso di impotenza, è sul viso dell’anziano inginocchiato. Le figure rappresentano un episodio dell’antichità. Per questo motivo e per ragioni stilistiche i personaggi sono rappresentati nudi.

Interpretazioni e simbologia

Il ratto delle Sabine è un episodio mitologico relativo alla fondazione di Roma. Si riferisce ad un evento politico e strategico organizzato da Romolo. Dopo aver fondato Roma nel 753 a.C. il sovrano si trovò nella necessità di offrire delle compagne ai propri concittadini. Il ratto si consumò durante la celebrazione di un imponente spettacolo organizzato per celebrare la città. Parteciparono alcuni popoli tra i quali i Ceninensi, i Antemnati, i Crustumini e i Sabini.

Durante la manifestazione ad un cenno di Romolo i suoi uomini con le armi in pugno si impossessarono delle donne nubili. Le fonti storiche non riportano i fatti in modo chiaro. Sembra comunque che non venne ucciso alcuno e gli altri invitati tornarono nelle loro città. A loro volta però in seguito reagirono attaccando Roma ma furono sconfitti. È celebre il dipinto di David che rappresenta il momento in cui le Sabine, ormai spose romane, si pongono tra i due eserciti per chiedere la pace.

Lo stile della statua Il ratto delle Sabine del Giambologna

Il Giambologna scolpì una enorme statua, di oltre quattro metri di altezza, destinata ad arredare scenograficamente la Loggia dei Lanzi. L’opera si trova infatti posizionata accanto al Perseo di Benvenuto Cellini. Lo stile elaborato e la struttura complessa si concretizzano nella disposizione ad S dei personaggi. È molto evidente infatti la torsione del corpo del giovane romano. Questa direttrice a serpentina nasce con il corpo frontale del Sabino inginocchiato. Ruota con il corpo visto di schiena del giovane romano che si avvita. Termina quindi sul corpo della giovanissima Sabina rappresentata di tre quarti.

Approfondimenti

Il Manierismo è un termine che nella storia dell’arte ha progressivamente assunto un significato negativo. In origine la parola “maniera” era sinonimo di stile. Quindi Manierismo poteva significare “dipingere alla maniera di”. La tendenza nacque infatti intorno al 1520 anno della morte di Raffaello. Le prime ostilità si manifestarono in seguito al concilio di Trento del 1545-63. I dipinti degli artisti eredi dello stile di Michelangelo e Raffaello vennero considerati devianti da una corretta rappresentazione della religione. I Carracci soprattutto espressero la loro condanna verso il Manierismo romano e toscano. Alle bizzarrie dei colori accesi, delle stravaganti composizioni e dei tanti virtuosismi tecnici gli artisti bolognesi sostituirono un classicismo rigoroso e lo studio della realtà.

I teorici del Neoclassicismo di fine Settecento portarono avanti poi un nuovo attacco all’arte dei pittori di Maniera. Infatti nacque in termine Manierismo che indicava un atteggiamento deviante dagli ideali della ricerca artistica. Una ricerca che concepisce l’arte come rappresentazione della realtà. Agli inizi del Novecento invece si fece strada la concezione di un’arte fine a se stessa che non imita il vero. In questo modo si rivalutarono le opere dei Manieristi solitamente considerate artificiose, eccessivamente ricercate e irreali.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giambologna, Il ratto delle Sabine, sul sito del MIbact (Beni Culturali).