Giovinetta in bianco di Daniele Ranzoni

Giovinetta in bianco di Daniele Ranzoni è un piccolo ritratto appartenuto alla giornalista e organizzatrice culturale Margherita Sarfatti

Daniele Ranzoni, Giovinetta in bianco, 1885, olio su tela, 53 x 40.5 cm. Milano, Galleria d’Arte Moderna

Descrizione

La giovinetta protagonista del ritratto di Daniele Ranzoni è rivolta a destra. Il suo viso è quasi esanime e pallido. Il suo sguardo è perso e sognante, malinconico. La giovane indossa un abito chiaro, accollato e sobrio con un alto colletto. Sui capelli biondo cenere porta un copricapo rigido di forma triangolare. Infine, l’unico particolare mondano è un pesante gioiello a forma di sole che scende sul petto.

Interpretazioni e simbologia

Il Ritratto di giovinetta è, in realtà, il ritratto della contessa Arrivabene. Secondo la giornalista di inizio Novecento, Margherita Sarfatti il dipinto rappresenta la giovane poco prima della sua morte a causa della tubercolosi. Nonostante la malattia della protagonista la figura non appare lugubre. Infatti, la giovane, come scrive la Sarfatti, sembra la regina di una fiaba pallida e delicata.

I Committenti, le collezioni e la storia espositiva

L’opera appartenne al fratello dell’artista Remigio e, in seguito, alla Critica Margherita Sarfatti. Brenno Galli, nel 1948, donò l’opera di Ranzoni alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Il dipinto è noto anche con il titolo di Giovinetta malata o Giovinetta col tricorno.

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Lo stile del dipinto Giovinetta in bianco di Daniele Ranzoni

Il ritratto di giovinetta appartiene all’ultimo periodo dell’artista. Ranzoni la dipinse nel 1885, ospite della famiglia Saint Léger. Fu, infatti, ospitato alle Isole Brissago in seguito alla dimissione dal manicomio a Novara. È, quindi, un’opera che risente pienamente della sua ricerca nell’ambito della Scapigliatura artistica. Tipico di questi anni, a partire dal 1880, è un certo minimalismo cromatico e formale. I contorni spariscono e la figura si materializza fondendosi con l’ambiente. Infatti, Daniele Ranzoni utilizzò leggere e rarefatte gradazioni cromatiche e colori chiari per evocare un’atmosfera fantastica e delicata. Ranzoni, come gli altri artisti scapigliati, si concentrò nella dimensione psicologica della protagonista. Dal Ritratto di giovinetta emerge, così, un sentimento di malinconia. La giovane sembra, ormai, un personaggio del passato.

La tecnica

Il dipinto è un olio su tela. Ranzoni elaborò la sua tecnica scapigliata a partire dalle opere del Piccio e dalla sperimentazione condotta con l’amico Tranquillo Cremona. Nell’opera, l’immagine è il frutto di una pittura per macchie definita macchia scapigliata dall’artista. Le pennellate spariscono a favore di aloni di colore che si fondono morbidamente. Il dipinto fu realizzato in studio.

Il colore e l’illuminazione

Il ritratto di giovinetta presenta tonalità fredde. Nel dipinto non vi sono forti contrasti. Infatti, la luce diffusa proviene da destra e crea un debole chiaroscuro.

Lo spazio

Lo spazio nel quale posa la giovinetta non è chiaramente identificabile. Infatti, lo sfondo non presenta arredi o architetture. In assenza di indicatori spaziali la profondità è, così, limitata alla figura della giovane.

La composizione e l’inquadratura

Il Ritratto di giovinetta è un dipinto rettangolare sviluppato in verticale. La protagonista del dipinto è rappresentata a mezzo busto ed occupa interamente la metà sinistra dell’opera.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Daniele Ranzoni, Giovinetta in bianco, sul sito della Galleria d’Arte Moderna di Milano e sul sito dei Beni Culturali della Lombardia.