Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti di Andrea Mantegna

Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti di Andrea Mantegna fu realizzato dall’artista per la propria devozione e fu trovato al momento della sua morte.

Andrea Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, 1483 circa, tempera su tela, 66 x 81 cm. Milano, Pinacoteca di Brera

Descrizione

Il corpo di Cristo giace inerme su di una lastra di fredda pietra coperta da un lenzuolo. Un telo protegge il cadavere dal bacino ai piedi che rimangono esposti e mostrano le ferite dei chiodi sulle piante. Il capo di Gesù poggia su di un cuscino rettangolare mentre le braccia sono abbandonate lungo i fianchi. Sul dorso delle mani sono evidenti i fori dei chiodi. A destra, ai lati del cuscino, è visibile il contenitore di unguenti, utilizzato per preparare il corpo alla sepoltura. A sinistra, verso l’alto del dipinto, vi sono i dolenti che piangono e vegliano il corpo. Si tratta, probabilmente di Maria, san Giovanni e la Maddalena. La Vergine si asciuga le lacrime con un fazzoletto. Il giovane apostolo ha le mani giunte. Infine la Maddalena è in ombra.

Interpretazioni e simbologia

Il modello iconografico del dipinto di Mantegna deriva dalla tipologia tradizionale del Compianto sul Cristo morto. Secondo tale tema il corpo di Cristo, ormai esanime, è posato sulla pietra e unto con i balsami della sepoltura. Intorno a Gesù sono riuniti i dolenti che piangono la sua morte. Inoltre, come previsto dalla tradizione le ferite di Cristo sono ben esposte alla vista dei fedeli.

I Committenti, le collezioni e la storia espositiva

La destinazione del dipinto era, probabilmente la devozione privata del Mantegna. Del dipinto conosciuto con il titolo Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti esistono diverse varianti. L’opera esposta presso la Pinacoteca di Brera di Milano, secondo l’ipotesi più accreditata, è quella che fu ritrovata nello studio del Mantegna dopo la sua morte. Il figlio dell’artista, Ludovico la vendette poi al cardinale Sigismondo Gonzaga, nel 1507. Nel 1531 il dipinto decorò, forse, il camerino di Margherita Paleologa, sposa di Federico Gonzaga. Da questo momento dell’opera non vi sono tracce precise. Fu, poi, inventariata tra i beni dei signori di Mantova nel 1627. Da questa data le tracce del dipinto sono confuse.

Infatti i documenti che ne attestano i passaggi di proprietà sono pochi e non precisi. Nel 1628 il dipinto divenne proprietà di Carlo I d’Inghilterra, insieme ad altre opere della collezione dei Gonzaga. Passò, poi, al mercato antiquariale e, quindi, al cardinale Mazarin. L’opera seguì, poi, la sorte della collezione dispersa del religioso e di essa si perdono le tracce per più di cento anni. Nel 1806, Giuseppe Bossi, segretario della Pinacoteca di Brera, convinse il Canova a mediare l’acquisto del Cristo morto. Il dipinto giunse, così, a Brera nel 1824. Gli storici dell’arte sono concordi nel considerare il Cristo morto del Mantegna un capolavoro del Rinascimento italiano e del suo autore.

La storia dell’opera

Il celebre dipinto di Andrea Mantegna è noto con i titoli di Lamento sul Cristo morto o Cristo morto e tre dolenti. L’opera è tradizionalmente datata intorno al 1475-1478. Non vi sono, infatti, documenti a riguardo. La datazione si basa sul confronto con gli affreschi realizzati da Mantegna sulle pareti Camera degli Sposi di Mantova. In particolare, gli storici hanno considerato le costruzioni prospettiche dei dipinti. Inoltre, un dipinto dallo stesso soggetto, titolato “Cristo in scurto“, (Cristo in scorcio), fu descritto tra le opere ritrovate nella bottega del Mantegna in seguito alla sua morte, nel 1506.

Secondo approfonditi, ma complicati, studi, pare che le versioni dell’opera fossero due. È nota una versione conservata presso una collezione privata di Glenn Head a New York. Secondo gli studiosi, però, si tratta di una copia realizzata nel tardo Cinquecento. Infine, Andrea Mantegna realizzò un disegno ad inchiostro dal titolo Uomo giacente su una lastra di pietra conservato nel Trustee del British Museum. Questa immagine presenta una simile impostazione prospettica.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile del dipinto Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti di Andrea Mantegna

Cristo morto o Cristo morto e tre dolenti di Andrea Mantegna è un dipinto religioso. Il corpo di Gesù è impietosamente descritto in ogni dettaglio. Le linee delle forme e i volumi rendono efficacemente il rigor mortis accentuato dal colore terreo della pelle. Il panneggio del lenzuolo, inoltre, restituisce un effetto bagnato. Infatti, il tessuto crea delle pieghe pesanti e scolpite che sottolineano i volumi. Questa caratteristica si ritrova in molte opere dell’artista. Le forme risultano spigolose e rigide molto simili a sculture in legno.

L’opera di Mantegna è considerata un capolavoro rinascimentale. Infatti, vengono apprezzate la forza espressiva dell’immagine che sottolinea il dramma con una sobria costruzione e una invenzione prospettica di grande effetto. Lo stile utilizzato dall’artista contribuisce a creare una scena cruda e drammaticamente coinvolgente.

La tecnica

Il dipinto di Mantegna fu realizzato su tela. Tale scelta risultò sperimentale per l’epoca. Infatti, il materiale più usato era la tempera su tavola. Il passaggio alla tela consentì di aumentare le dimensioni dei dipinti per via del minor peso e della maggiore maneggevolezza delle opere. Andrea Mantegna si formò presso la bottega dello Squarcione. In seguito assorbì il disegno dei fiorentini e il gusto del dettaglio e di un certo espressionismo fiamminghi dalle opere di Rogier van der Weyden.

Mantegna dipinse le figure sovrapponendo le diverse velature di colore. In questo modo ottenne le variazioni di tono necessarie ad ottenere i volumi e il marcato chiaroscuro apprezzabile nelle pieghe del sudario. Non esistono bozzetti che descrivono le fasi di progettazione del dipinto. L’unico disegno che presenta la stessa impostazione è conservato presso il British Museum di Londra.

Il colore e l’illuminazione

La tonalità generale del dipinto è calda. Infatti, la pietra e il cuscino tendono al rosa. Inoltre, l’incarnato di Cristo è grigio-bruno mentre quello dei dolenti tende all’ocra e al rosa. Infine, il fondo e le ombre sono marrone scuro. Le figure in primo piano sono poste in evidenza dalla luce che, invece, è assente sullo sfondo. L’illuminazione filtra nel sepolcro dall’esterno. La luce nella scena proveniente da destra. Il tipo di illuminazione intensa crea i volumi e mette in netto risalto le forme anatomiche di Cristo. Infine, il contrasto luminoso creato da Mantegna sottolinea la drammaticità della scena e determina un intenso senso di pathos nel fedele.

Approfondisci con le altre opere di Andrea Mantegna intitolate: Madonna della Cava, Il Parnaso, La morte della Vergine, San Bernardino da Siena e angeli, Famiglia e corte di Ludovico Gonzaga, Oculo con putti, Incontro.

Lo spazio

La veglia sul corpo di Cristo ormai defunto avviene all’interno del sepolcro. Non vi sono particolari ambientali o architettonici tranne una parte di pavimento. La pietra è disegnata con l’utilizzo di una solida prospettiva geometrica. Inoltre, il corpo di Gesù sopra di essa è rappresentato mediante uno scorcio prospettico molto azzardato. Infatti, Mantegna per evitare che l’anatomia risultasse troppo deformata modificò le reali proporzioni delle varie parti. I piedi sono, così, più piccoli del reale. Inoltre, le gambe appaiono più corte. Le braccia, poi, risultano più lunghe e il torace eccessivamente largo. La prospettiva geometrica è, quindi, il principale indicatore spaziale che determina e costruisce la profondità della scena.

Il punto di vista scelto da Andrea Mantegna crea un forte impatto emotivo nell’osservatore. Infatti, chi si trova di fronte all’opera ha la sensazione di essere a contatto diretto col corpo. Inoltre il dorso delle mani e la pianta dei piedi sono rivolti verso il fronte del dipinto. Il devoto ha, così, di fronte le tracce della sofferenza di Cristo ed entra in contatto con la sua passione. Il viso, molto scorciato, come il resto del corpo, non viene deformato. Anzi, acquista una crudezza mortale che suggerisce un grande realismo. Infine, l’osservatore ha la sensazione di trovarsi di fronte al corpo e a distanza ravvicinata.

La composizione e l’inquadratura

Il Compianto sul Cristo morto di Andrea Mantegna è un dipinto rettangolare. La sua inquadratura orizzontale permette all’osservatore una particolare vista del sacro evento. Infatti il corpo esanime di Cristo non è solitamente osservato di lato ma dal fondo. Inoltre, alle figure dei dolenti è riservata una minima porzione del dipinto. Infatti, in corrispondenza dell’angolo in alto a sinistra si scorgono i profili delle piangenti. In corrispondenza dell’incrocio delle diagonali si trova poi la zona pubica. La disposizione centrale di questa parte del corpo, nel tempo, ha suscitato diverse ipotesi interpretative. Potrebbe, però, essere semplicemente una scelta di tipo compositivo.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Andrea Mantegna, Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, sul sito della Pinacoteca di Brera di Milano e sul sito dei Beni Culturali della Lombardia.