Il Crocifisso di Santa Croce di Cimabue

Cimabue dipinse il Crocifisso di Santa Croce raffigurando Cristo sofferente e morente sulla croce secondo il modello del Christus patiens.

CimabueCrocifisso, 1272-1280 circa, tempera su tavola, 448×390 cm. Firenze, Chiesa di Santa Croce

Descrizione

Cristo è crocifisso sulla croce sagomata. Il corpo è arcuato verso sinistra e le braccia sono completamente distese e formano una linea retta. I chiodi sono infissi nel palmo della mano e dalle ferite fuoriescono dei rivoli di sangue. Il volto è esanime, gli occhi sono chiusi e alla radice del naso, sulla fronte, si forma una ruga di dolore. una folta barba copre il viso mentre i capelli ricadono in ciocche ondulate sulle spalle. Una grande aureola circolare incornicia la testa di Gesù morente. Il torace è magro e si intravede la cassa toracica. Intorno ai fianchi è stretto un velo trasparente che ricade in numerosi panneggi. I piedi sono, infine ancorati alla croce da chiodi che li trapassano al centro.

Interpretazioni e simbologia

Il Crocifisso di Santa Croce di Cimabue fu realizzato secondo il modello del Christus patiens. Secondo tale modello iconografico Cristo muore realmente sulla croce. Gesù porta i segni della sofferenza come gli occhi chiusi, la testa reclinata verso la spalla e il corpo contratto dal dolore che assume una forma ad S. Il modello precedente era il Christus triumphans. Cristo è sulla croce, vivo e invulnerabile alle ferite mortali.

La croce sagomata è formata, a partire dall’alto, dalla cimasa priva di immagini. Sopra di essa non è presente la tradizionale clipse a forma ovale. All’interno dei capicroce, laterali, vi sono la figura della Vergine dolente a sinistra e di San Giovanni dolente a destra. La Vergine è rivolta verso destra, indossa una veste ed un mantello che le ricopre il capo che è sostenuto dalla mano sinistra. San Giovanni invece è rivolto verso sinistra e sostiene il capo reclinato con la mano destra. Il tabellone presenta una decorazione geometrica. Il suppedaneo, a livello dei piedi, è colorato con il tono di fondo della croce.

I Committenti e la storia espositiva

Cimabue dipinse il Crocifisso per la Basilica di Santa Croce a Firenze. L’opera è attualmente conservata presso la stessa Basilica. Francesco Albertini, nel 1510, scrisse del Crocifisso di Santa Croce nel suo memoriale. Attribuì l’opera a Cimabue. Anche altre fonti storiche furono concordi nell’attribuire il dipinto al maestro.

Il Crocifisso di Santa Crice di Cimabue fu esposto presso la Galleria degli Uffizi nel 1948. L’opera, nel 1958, fu poi spostata nel museo di Santa Croce dopo la ristrutturazione del complesso francescano. Qui, l’opera subì gravi danni durante l’alluvione del 4 novembre 1966. Attualmente il dipinto risulta restaurato ma privo di molte parti della superficie dipinta.

La storia dell’opera

Gli storici non furono tutti d’accordo nell’attribuire il Crocifisso di Santa Croce a Cimabue. Questa convinzione deriva anche dalla complessità di stabilire delle precise caratteristiche dello stile del Maestro. Secondo alcuni il Crocifisso fu realizzato da un altro artista. Secondo altri fu dipinto da aiuti. Attualmente gli studiosi sono concordi nel ritenere il Crocifisso un’opera di Cimabue. Probabilmente, l’artista lo realizzò in seguito al viaggio a Roma, nel 1272.

Lo stile del Crocifisso di Santa Croce di Cimabue

Il Crocifisso di Santa Croce a Firenze rappresenta una evoluzione del Crocifisso di San Domenico ad Arezzo. La superficie pittorica è liscia le pennellate sono sfumate rispetto ai segni grafici che compaiono nel Crocifisso di San Domenico. Di conseguenza, la resa è più naturalistica ed espressiva. Lo sfumato presente nell’opera compare anche nella Maestà conservata presso il Museo del Louvre di Parigi.

Il colore e l’illuminazione

Cimabue progettò una illuminazione che permette di costruire un efficace chiaroscuro. Il modellato del corpo di Gesù è, quindi, più realistico rispetto al Crocifisso di San Domenico ad Arezzo. L’addome è illuminato direttamente dalla fonte luminosa mentre il torace e le spalle presentano una diversa incidenza della luce. Questa scelta evidenzia una attenta osservazione del reale e la volontà di realizzare una scena realistica. Cimabue, inoltre, differenziò anche la profondità delle ombre. In alcune parti del corpo sono semplici linee appena evidenti come nel cavo dei gomiti. Tra la testa di Cristo e la spalla, sul fianco e tra le gambe, le ombre sono invece più profonde.

Approfondisci con le altre opere di Cimabue intitolate: Maestà della Madonna, Madonna di Santa Trinita.

Lo spazio

Cristo sembra articolarsi nello spazio di fronte alla croce sagomata. Cimabue progettò un efficace volume per descrivere in termini maggiormente tridimensionali il corpo di Gesù.

La Composizione e l’inquadratura

Il dipinto è una tavola sagomata che riproduce la forma di una croce latina con le parti che tradizionalmente componevano la Crocifissione. Le braccia distese di Cristo sono disposte parallelamente al braccio orizzontale. Il corpo, invece, è arcuato verso sinistra e crea una parentesi compositiva che unisce i piedi e le spalle. Il capo è reclinato verso sinistra e contribuisce a creare una linea ad S. Le figure dei dolenti, la Vergine e San Giovanni, sono dipinte all’interno dei capicroce e sono rivolte simmetricamente verso il centro della croce.

Consulta la pagina dedicata ai dipinti di Santa Croce alluvionati nel 1966 a Firenze e al loro restauro sul sito dell’Opificio delle Pietre Dure, del MiBACT, a Firenze.