San Sebastiano di Andrea Mantegna

San Sebastiano di Andrea Mantegna è un dipinto votivo nel quale la passione dell’artista per il mondo classico si esprime nella rappresentazione delle rovine alle spalle del Santo.

Andrea Mantegna, San Sebastiano, 1480-1481 circa, tempera su tela, 257 x 142 cm. Parigi, Museo del Louvre

Descrizione

San Sebastiano di Andrea Mantegna è in piedi con le braccia legate dietro la schiena. Una corda stringe anche le caviglie. Il corpo nudo è trafitto da alcune frecce. Il Santo è posto in alto su di una base in pietra classica. Dietro di lui vi sono imponenti rovine architettoniche. Si nota, infatti, una colonna con capitello corinzio con un frammento di architrave. Inoltre, a sinistra rimane traccia di un arco. In basso, a sinistra tra alcuni frammenti si scorge anche il piede di una statua.

A destra, in basso, sono dipinte due figure umane. Si intravede l’arciere e un altro uomo. Sullo sfondo si nota un paesaggio montuoso. In basso la strada si insinua tra le rupi scavate. Invece, più in alto, è visibile una piazza sulla quale si affacciano architetture classiche e medievali. In alto, infine due fortezze sono poste su speroni rocciosi. Nel cielo stazionano grandi nubi bianche.

Interpretazioni e simbologia

Mantegna già dai tempi della sua formazione presso lo Squarcione maturò l’uso della citazione classica nelle sue opere. Nel San Sebastiano, infatti, si nota la grande importanza data alle rovine architettoniche. Inoltre, fu costante, durante tutta la sua carriera, il confronto con la scultura. È evidente, quindi, la somiglianza tra il piede della statua e quello sinistro di San Sebastiano. Anche il frammento di panneggio viene ripreso nel telo che copre il bacino del Santo. Infine, l’artista era un collezionista di antichità classiche che spesso citava nelle sue opere. San Sebastiano fu tradizionalmente raffigurato al termine del martirio, trafitto dalle frecce dei compagni dell’esercito romano. L’anatomia del Santo è il pretesto per rappresentare un nudo artistico di ispirazione classica.

I Committenti, le collezioni e la storia espositiva

Il San Sebastiano di Andrea Mantegna, probabilmente, fece parte della dote di Chiara Gonzaga, figlia del marchese Federico I. La giovane sposò Gilbert de Bourbon, conte di Montpensier e delfino d’Auvergne. Il dipinto giunse, così, in Francia, esposto nella Sainte-Chapelle di Aigueperse, fondata dal padre di Gilbert in Alvernia. In seguito fu, poi trasferito al Louvre.

La storia dell’opera

Il dipinto conservato al Louvre di Parigi è databile intorno al 1480-1481. Esiste un altro dipinto di Mantegna che raffigura San Sebastiano realizzato forse negli anni 1456-1457. Si trova, ora, a Vienna. Una terza versione, data al 1506, ed è conservata presso la Galleria Franchetti a Ca’ d’Oro, a Venezia.

San Sebastiano di Andrea Mantegna,  Kunsthistorisches Museum di Vienna
San Sebastiano di Andrea Mantegna, Kunsthistorisches Museum di Vienna
San Sebastiano di Andrea Mantegna, Galleria Franchetti presso la Ca' d'Oro a Venezia
San Sebastiano di Andrea Mantegna, Galleria Franchetti presso la Ca’ d’Oro a Venezia

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Lo stile del dipinto San Sebastiano di Andrea Mantegna

Il San Sebastiano di Andrea Mantegna è un dipinto religioso legato al culto del Santo. Nel dipinto compaiono importanti citazioni classiche come le architetture alle spalle di San Sebastiano. Mantegna è, infatti, considerato il primo pittore classicista. Il suo gusto si deve alla formazione presso la bottega dello Squarcione. Inoltre, è evidente il confronto con la scultura che era una grande passione dell’artista. Il dipinto presenta un robusto uso del disegno che l’artista apprese a Padova tramite gli artisti fiorentini. I due personaggi dipinti in basso a destra ricordano fisionomie fiamminghe. Fu a Ferrara, infatti che conobbe il lavoro di Rogier van der Weyden.

Il San Sebastiano, inoltre, evidenzia le caratteristiche principali dello stile di Mantegna: il disegno marcato, una perfetta composizione e la monumentalità delle figure. Infine, alcuni dettagli sono estremamente realistici e rappresentano virtuosismi tecnici come la pelle del Santo stretta dalle corde. La vegetazione, accuratamente disegnata, assume una consistenza scultorea quasi decorativa. Anche le nubi risultano fisicamente consistenti. Il dipinto non manca, però, di comunicare al fedele il dramma del Santo. Mantegna dipinse alcuni dettagli che sottolineano il martirio come la pelle stretta dalle corde e trafitta dalle frecce.

La tecnica

Il San Sebastiano dipinto da Mantegna e conservato al Louvre di Parigi è una tempera a colla su tela. Il fatto di utilizzare la tela al posto della tradizionale tavola indica il carattere aperto a nuove sperimentazioni del maestro. Mantegna si formò adolescente presso la bottega dello Squarcione. Continuò poi ad affinare il disegno di altri maestri quali Donatello, i fiorentini e i fiamminghi come Rogier van der Weyden. Le superfici nitide e levigate del San Sebastiano sono ottenute tramite velature. Il dipinto è frutto di una precisa progettazione e di un solido disegno.

Il colore e l’illuminazione

Nel dipinto predominano toni di grigio e ocra. I colori più saturi, invece, sono il rosso della veste e il giallo sulla manica dell’arciere. Nel San Sebastiano di Mantegna sono usati molti contrasti di luminosità. Sono presenti soprattutto nella parte sinistra dove le architetture in ombra e il brano di paesaggio assumono toni molto scuri. Mantegna nel dipinto riprodusse la luce esterna, diffusa dalle grandi nuvole bianche. Il Santo è illuminato da destra e dall’alto ed è posto in grande evidenza dall’ombra che si crea a sinistra. Infine, la luce illumina e rivela anche le architetture dello sfondo, a destra.

Approfondisci con le altre opere di Andrea Mantegna intitolate: Madonna della Cava, Il Parnaso, La morte della Vergine, San Bernardino da Siena e angeli, Famiglia e corte di Ludovico Gonzaga, Oculo con putti, Incontro, Cristo morto nel sepolcro.

Lo spazio

La scena è ambientata all’esterno, tra rovine classiche. Sullo sfondo è rappresentato un borgo arroccato. Andrea Mantegna utilizzò una rigorosa prospettiva geometrica per costruire lo spazio in primo piano e nello sfondo. Lo spazio è organizzato attraverso alcuni indicatori spaziali quali la sovrapposizione delle figure e delle architetture. Inoltre la prospettiva di grandezza suggerisce la distanza tra la scena del martirio e il borgo lontano. Il punto di vista del fedele che osserva l’opera coincide con l’incrocio delle diagonali. In tal modo l’arciere e il compagno sono più in basso e San Sebastiano risulta innalzato.

La composizione e l’inquadratura

Il San Sebastiano del Louvre è un dipinto rettangolare sviluppato in verticale. L’inquadratura progettata da Mantegna pone al centro il Santo e ne permette la rappresentazione dell’intera altezza. Inoltre in alto e in basso un ampio spazio è riservato alle architetture, molto apprezzate dall’artista. Il martire è posto al centro, e la sua figura è disposta sulla verticale centrale. Inoltre le diagonali del quadrato si incrociano poco sotto l’ombelico. Questa scelta compositiva rende molto stabile la figura che diventa una colonna portante dell’intera composizione. Infatti il suo peso compositivo è maggiore delle architetture alle sue spalle. I carcerieri e gli elementi del paesaggio si armonizzano con l’immagine di San Sebastiano.

La suddivisione più evidente è quella rispetto all’asse centrale verticale. Considerando al centro il Santo e le rovine, a sinistra si trova il paesaggio in ombra. A destra, invece, il borgo in piena luce. L’opera, quindi, si può suddividere in tre fasce che si succedono in verticale creando un ritmo tripartito. A sua volta la parte centrale si può, ulteriormente suddividere in altre tre parti rappresentate dal frammento di arco, dal Santo e dalla colonna. Nell’opera prevalgono le linee verticali in primo piano e nel borgo. Sono, però, bilanciate da alcune orizzontali in basso, nel paesaggio e nelle nuvole.

Bibliografia

  • Maria Bellonci, Mantegna, Skira, Milano 2003. Tatjana Pauli, Mantegna, serie Art Book, Leonardo Arte, Milano 2001. ISBN 978-88-8310-187-8
  • Ettore Camesasca, Mantegna, in AA.VV., Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2007. ISBN 88-8117-099-X
  • Francesca Marini, Mantegna, Milano, Rizzoli, 2003.
  • Anonimo (Marcantonio Michiel), Notizia d’opere di disegno, a cura di Jacopo Morelli, Bassano, 1800.
  • Alberta De Nicolò Salmazo, Mantegna, Electa, Milano 1997.
  • Sergio Momesso, La collezione di Antonio Scarpa, 1752-1832, Bertoncello, Cittadella (Padova), 2007. ISBN 9788886868242

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Andrea Mantegna, San Sebastiano, sul sito del Museo del Louvre di Parigi.