Ritratto d’uomo di Cefalù di Antonello da Messina

Ritratto d’uomo di Cefalù di Antonello da Messina è un dipinto enigmatico che nel tempo ha stimolato la fantasia di storici e intellettuali.

Antonello da Messina, Ritratto d’uomo, 1465-1476 circa, olio su tavola di noce, 30,5 x 26,3 cm. Cefalù, Fondazione Culturale Mandralisca

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Indice

Descrizione del Ritratto d’uomo di Cefalù di Antonello da Messina

Il protagonista del ritratto è rivolto a destra. Il suo viso invece è ruotato leggermente verso il fronte del dipinto. L’aspetto è quello di un uomo maturo. Il viso è rasato ma si nota un sottile velo di barba. Lo sguardo e le labbra accennano ad un sorriso sicuro e ammiccante. Sul capo indossa un cappuccio scuro che si confonde con lo sfondo. Inoltre, veste un abito anch’esso molto scuro e decorato con un colletto bianco. Dal colletto traspare la camicia bianca che l’uomo indossa sotto la veste.

Interpretazioni e simbologia del Ritratto d’uomo di Cefalù di Antonello da Messina

Il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina è conservato a Cefalù presso la Fondazione Culturale Mandralisca. Per molto tempo è stato soprannominato Ritratto di ignoto. Altri lo indicarono come Ritratto di ignoto marinaio per via dell’abito, somigliante, appunto, a quello di un lavoratore del mare. Recentemente, gli storici sono stati in grado di ipotizzare l’identità dell’uomo ritratto, Francesco Vitale da Noia. Questo grazie alla scoperta di un sigillo posto sul retro della tavola di noce.

Il potente personaggio era precettore e segretario di Ferdinando il cattolico, ambasciatore e vescovo di Cefalù. Già Roberto Longhi considerava l’opera il ritratto di un barone o di un uomo facoltoso. Francesco Vitale era di origini pugliesi e resse la diocesi di Cefalù dal 1484 fino alla sua morte avvenuta nel 1492. La scoperta fu compiuta nel 2017 da tre studiosi: Sandro Varzi, conservatore del museo Mandralisca, il figlio Salvatore, esperto di araldica, e Alessandro Dell’Aira, scrittore.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Non si conoscono le circostanze della commissione del dipinto né la sua collocazione originaria. Francesco Vitale, vescovo di Cefalù potrebbe essere il committente. Secondo le cronache, il barone Mandralisca acquistò il dipinto a Lipari. Lo trovò utilizzato come sportello di un mobile da farmacia. Nel 1860, Giovan Battista Cavalvaselle analizzò a fondo il dipinto. Realizzò anche alcuni disegni che documentano lo stato dell’opera a quella data. I bozzetti si trovano presso Biblioteca Marciana di Venezia e furono utili per condurre il restauro del dipinto. Cavalcaselle, in seguito alla sua analisi redasse una relazione. Lo storico, però, non fa cenno alla provenienza del dipinto e all’identità del personaggio. Anche nelle lettere scambiate col barone non vi sono notizie utili.

L’artista e la società. La storia dell’opera

Secondo ulteriori approfondimenti pare che il dipinto si trovasse a Cefalù già nel 1738. La tavola, quindi, non poteva trovarsi a Lipari come racconta la leggenda del barone Mandralisca. La tavoletta, nel passato, subì una graffiatura profonda. Fu restaurata una prima volta nell’Ottocento a Firenze. Si intervenne poi nel 1950-53 presso l’Istituto Centrale del Restauro di Roma. L’ultimo intervento di restauro è del 1981.

Giovanni Battista Cavalcaselle appunti grafici sulle opere di Antonello da Messina, 1860
Giovanni Battista Cavalcaselle appunti grafici sulle opere di Antonello da Messina, 1860

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Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile

Il Ritratto d’uomo di Cefalù è, tradizionalmente considerato un dipinto giovanile di Antonello da Messina. Fu, infatti realizzato tra il 1465 e il 1476. In seguito, l’artista iniziò il suo viaggio risalendo la Penisola fino ad arrivare circa nel 1475 a Venezia. L’impostazione volumetrica della figura è, però, legata alle esperienze italiane. Infatti, risulta più solida e monumentale delle opere fiamminghe nelle quali è privilegiato l’aspetto epidermico e descrittivo. Antonello da Messina fu molto abile a caratterizzare psicologicamente il ritratto grazie al sorriso e allo sguardo puntato verso l’osservatore. Infatti, il successo del dipinto e la leggenda che lo ammanta, sono legati alla potenza comunicativa del volto. L’artista, ricorrendo alla sensibilità della tradizione italica riuscì a concentrarsi, così, con più precisione sui tratti fisionomici del personaggio.

La tecnica

Antonello da Messina utilizzò colori ad olio su tavola di noce già sperimentati dagli artisti fiamminghi. L’artista, infatti, insieme a Piero della Francesca e a Giovanni Bellini contribuì a diffondere tale pratica nelle scuole locali. La tecnica ad olio usata dal maestro permette una precisa rappresentazione del chiaroscuro tramite la stesura di sottili velature trasparenti. Inoltre, è ben evidenziata la particolarità dei diversi materiali e delle diverse superfici. Antonello curava attentamente il disegno alla base dei propri lavori.

Il colore e l’illuminazione

Il dipinto di Antonello da Messina presenta una dominante calda che emerge dal fondo scuro. I colori utilizzati sono limitati a sfumature di bianco e nero presenti sull’abito. Invece il viso del protagonista mostra un incarnato che tende all’ocra arancio. Il ritratto è illuminato sul lato destro del volto mentre il lato sinistro rimane in ombra. Il volto è rivelato da una luce radente diagonale che mette gradualmente in risalto i lineamenti.

Lo spazio

L’uomo raffigurato da Antonello si staglia contro uno sfondo scuro che non descrive alcun tipo di ambiente. Il protagonista si trova molto vicino al fronte del dipinto. L’osservatore ha, così, l’impressione di condividere lo spazio con lui.

La composizione e l’inquadratura

L’inquadratura verticale incornicia il giovane gentiluomo a mezzo busto, di tre quarti e con il volto ruotato verso il fronte del dipinto. Il protagonista è raffigurato al centro del piano pittorico e il suo busto è rivolto a sinistra. Invece, il viso assume una leggera torsione verso il centro. In tal modo l’artista ottiene un efficace equilibrio compositivo.

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Scheda

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Bibliografia

  • Gioacchino Barbera, Antonello da Messina, Milano, Editore Electa-Banco Ambrosiano Veneto, 1997, ISBN 88-8016-202-0.
  • Mauro Lucco, Antonello da Messina, l’opera completa, Milano, Editore Silvana, 2006, ISBN 88-366-0633-4
  • Marco Bussagli, Antonello da Messina, 2016, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, EAN:9788809991675
  • Sandro Varzi, Alessandro Dell’Aira, Sfidando l’ignoto. Antonello e l’enigma di Cefalù, 4 aprile 2017, Torri del Vento, EAN: 9788899896386
  • Antonello da Messina, 2019, Skira, Arte antica. Cataloghi, ISBN: 885723927
  • Antonello da Messina. Ediz. illustrata, 21 marzo 2019, Collana: Skira Masters, EAN: 9788857239286

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