Giuditta al banchetto di Oloferne di Rembrandt

Nel dipinto, la luce di tipo caravaggesco, mette in evidenza l’immagine di Giuditta al banchetto di Oloferne. Rembrandt, in età matura si dedicò a rappresentare la profondità e la sofferenza umane.

Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Giuditta al banchetto di Oloferne, 1634, olio su tela, cm 142 X 153. Madrid Museo del Prado

Descrizione. Il banchetto prima della decapitazione

La vicenda rappresentata da Rembrandt è tratta dal Libro di Giuditta, contenuto nella Bibbia Cristiano-cattolica ma non in quella ebraica. Il periodo nel quale è, presumibilmente, ambientato il racconto è il regno di Nabucodonosor, che nel libro di Giuditta è indicato come re assiro, in realtà fu babilonese. Terminata la prima campagna di guerra contro i Medi, il re incaricò il suo generale Oloferne di conquistare l’Occidente. Oloferno incontrò, quindi, Israele. Posto sotto assedio il popolo fu ridotto in gravi sofferenze e si decise la resa. Giuditta, giovane di grandi virtù, si oppose e ottenne il permesso di condurre un suo piano segreto.

Accompaganta dalla sua serva e recante doni, si recò in visita ad Oloferne fingendo un tradimento. Giuditta promise al generale di rivelargli i peccati del popolo di Israele. Questa conoscenza avrebbe provocato l’abbandono della protezione divina e, quindi, la vittoria su Israele. Dopo trenta giorni di preghiera Oloferne invitò Giuditta ad un banchetto e ubriaco tento di possederla. La giovane, però, si impossessò della scimitara del generale e lo decapitò liberando Gerusalemme dall’assedio.

Giuditta dalla grossa corporatura, è seduta al centro, rivolta a sinistra, verso la ragazza che ha di fronte. Ha la mano destra appoggiata al seno e con la sinistra si sostiene al piano del tavolino di destra. Il suo volto è orientato a destra ma lo sguardo punta nella parte opposta e sembra assorta nei suoi pensieri. Sul tavolo tondo è poggiato un grande volume aperto e sul bracciolo si legge chiaramente la firma dell’artista con la data di esecuzione. La ragazza, a destra, vestita molto sobriamente e con un’acconciatura semplice, le porge una coppa metallica, molto elaborata a forma di conchiglia. Sul fondo, tra Giuditta e la ragazza emerge dal buio la figura della serva della giovane che reca i doni per Oloferne.

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Lo stile del dipinto Giuditta al banchetto di Oloferne di Rembrandt Van Rijn

La figura della protagonista non è idealizzata secondo le regole della rappresentazione classica. La sua fisionomia, infatti, non è regolare come la figura, per nulla aggraziata. Giuditta al banchetto di Oloferne è un dipinto nel quale si sentono ancora richiami verso lo stile Barocco e in particolare Rubens. La citazione biblica del soggetto è la componente principale e la luce è di tipo scenografico. Nonostante questo, il tema drammatico, e lo sfondo buio che richiamano la pittura di Caravaggio, anticipano l’attenzione dell’artista verso la sofferenza umana e l’approfondimento psicologico del personaggio.

Il colore e l’illuminazione

Caratteristica di Rembrandt, nel periodo giovanile, fu la composizione luminosa che mette in risalto le figure con una lama di luce che fende lo spazio buio. Il volto e le mani della giovane donna possiedono un incarnato che si discosta leggermente dal tono giallo dorato che domina su tutto il dipinto. La parte destra del viso, in ombra, presenta un leggero rossore che si intensifica sulle labbra. La fronte è molto luminosa come il decolleté lasciato libero dalla scollatura del ricco abito.

Le ombre virano verso il bruno e, soprattutto sul volto, sono più colorate. I lunghi capelli di Giuditta sono giallo dorati, con qualche riflesso di ocra e marrone, in particolare nelle ombre. Il forte contrasto tra i toni isola alcune lunghe e fluenti ciocche che permettono di movimentare e disegnare la massa vaporosa che scende sulle spalle della donna. Il volto della ragazza di sinistra non è illuminato da una fonte luminosa ma dai riflessi della veste lucida della protagonista.

Lo spazio nel dipinto di Rembrandt

Lo spazio del dipinto è fortemente limitato al primo piano dalla luce che illumina esclusivamente la figura della donna e il tavolino. A sinistra, la ragazza che porge la coppa a Giuditta è rappresentata attraverso uno scorcio molto azzardato ma di grande effetto. La profondità della scena è, quindi, tutta giocata tra la ragazza di destra, la coppa e Giuditta. La scena, se osservata con questa prospettiva, crea un movimento scenico che diventa racconto dei fatti.

La Composizione e l’inquadratura

Il formato del dipinto tende al quadrato se non fosse che un po spazio, a sinistra, viene concesso alla ragazza con la coppa. Giuditta è incorniciata dal buio profondo che la mette in evidenza e crea una zona circolare di luce nella quale si osserva si forma un triangolo compositivo che unisce la coppa, il volto di e le mani.

Approfondimenti

Rembrandt dipinse Giuditta al banchetto di Oloferne all’età di 28 anni quando era già un artista di successo.

La vicenda di Giuditta fu rappresentata a partire dal Medioevo e furono molti gli artisti che interpretarono il racconto biblico. Mantegna, Caravaggio e soprattutto, Artemisia Gentileschi. La pittrice, figlia del caravaggesco Orazio Gentileschi, realizzò numerose versioni della decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta. L’artista, a causa di una drammatica e dolorosa vicenda personale, vide in Giuditta il simbolo della giustizia umana e femminile verso i soprusi dei potenti.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Giuditta al banchetto di Oloferne, sul sito del Museo del Prado di Madrid.