Il Melo in fiore di Piet Mondrian. La sintesi formale cubista prima dell’astrazione totale

Piet Mondrian nel 1912 dipinge Melo in fiore. È uno dei passaggi, della sua ricerca formale, che lo porterà ad elaborare il Neoplasticismo.

Piet Mondrian, Melo in fiore, 1912

Dall’albero al reticolo di ortogonali passando attraverso un Melo in Fiore cubista

Mondrian, insieme a Theo van Doesburg e Gary Thomas Rietveld, fondò la rivista De Stijl. Attraverso questa rivista, infatti, venne pubblicato un manifesto che creò un nuovo linguaggio figurativo essenziale, razionale e astratto. Questo stile venne, quindi, definito dagli artisti Neoplasticismo, cioè, nuovo modo di creare la forma. Lo stile prevede, così, l’utilizzo di semplici e pochi elementi del linguaggio visivo. Linee nere verticali e orizzontali incrociate in modo ortogonale. Il fondo bianco ottico e l’uso di colori primari, giallo, rosso e blu.

La sintassi è anch’essa semplice, nessuna sfumatura o chiaroscuro, quindi, solo campiture nette. Melo in fiore si può, così, considerare uno dei passaggi di avvicinamento allo stile neoplastico. Le linee dell’albero sono, infatti, estremamente sintetizzate e non si riconosce alcuna sua parte. Una fascia in basso, presumibilmente, rappresenta il prato e l’albero, il tronco e i rami laterali. La parte alta del dipinto è ciò che rimane del cielo e dei rami che si stagliano contro di esso.

Per valutare il percorso che condusse Mondrian al Neoplasticismo è opportuno analizzare altri suoi dipinti. La progressione della sintesi linguistica si può osservare, anche, nei dipinti Albero Rosso, Albero Grigio e Ritmo di linee nere.

Il colore del Melo in fiore. Ci si avvicina a un monocromatismo essenziale

Del Melo in fiore rimangono solo linee curve rette, verticali e orizzontali. Sono linee spezzate che creano forme ovali lanceolate e una trama ortogonale che si intravede sul fondo. Il colore, poi, si avvicina a un monocromatismo verde-grigio declinato con variazioni di tono, più chiaro più scuro, più freddo, più caldo. La parte in basso riceve maggior colore rispetto a quella in alto che si avvicina al colore del fondo del dipinto se pur mantenendo alcuni tratti debolmente colorati. Con il nero, Mondrian, ha ripassato alcune delle linee semplici e dirette del Melo in fiore.

Spazio e composizione. La superficie della tela diventa protagonista e si azzera lo spazio tridimensionale nel Melo in fiore di Mondrian

Mondrian, con il suo dipinto del 1912 Melo in fiore, si avvicina ad una figurazione che riguarda, ormai, solo il piano bidimensionale del dipinto. Le linee non rappresentano oggetti o forme inserite all’interno di uno spazio reale e tridimensionale. Pare una sintesi cubista portata all’estremo di una assenza oggettuale. Non si riconosce alcuna forma reale e quindi le forme diventano bidimensionali e distribuite sul piano pittorico e ordinate secondo un ordine compositivo preciso. Questo ordine è dettato dalla forma reale dell’albero il cui ricordo si ritrova, vagamente, nell’andamento delle linee curve che sono distribuite in modo orizzontale su la fascia media.

La composizione. Melo in Fiore è una superficie bidimensionale organizzata secondo un andamento naturale

Il dipinto Melo in fiore è di forma rettangolare con andamento orizzontale. Su questa dimensione Mondrian ha organizzato la sua composizione tenendo conto della struttura, reale, dell’albero di partenza. Le linee orizzontali e verticali creano un reticolo di ortogonali che stabilizza la composizione. Sopra questo reticolo vengono tracciate delle linee curve di varia ampiezza che riproducono l’andamento dei rami privi di foglie. Le linee curve, incontrandosi, creano forme a losanga che formano un disegno centrale e orizzontale ancorato all’asse centrale. Questa simmetria deriva dalla forma originaria dell’albero del quale è rimasto un asse centrale e verticale. Intorno a questa forma si articola la disposizione delle linee in modo simmetrico, a destra e a sinistra a formare una composizione astratta e ben bilanciata.

Consulta la pagina dedicata ai dipinti di Piet Mondrian sul sito della Gemeentemuseum Den Haag de L’Aia.