Tondo Doni di Michelangelo

Nel Tondo Doni, Michelangelo ha saputo integrare il gruppo familiare in primo piano all’interno di una cornice circolare.

Michelangelo, Sacra Famiglia – Tondo Doni, 1504-1506 ca., tempera su tavola, diametro cm 120. Firenze, Galleria degli Uffizi

Descrizione del Tondo Doni, capolavoro di Michelangelo

Il Tondo Doni di Michelangelo raffigura La sacra famiglia. San Giuseppe Gesù Bambino e la Madonna sono immersi in un paesaggio all’aperto. In primo piano si intravedono alcune varietà di erbe e fiori descritti in modo minuzioso.

Il Santo è seduto dietro la Vergine e sostiene il corpo di Gesù Bambino. San Giuseppe e la Madonna inoltre sono vestiti con mantelli e abiti della tradizione cristiana. I panneggi sono molto vaporosi e gonfiati dalla brezza della giornata. Il prato confina con un muretto intonacato. Oltre al muretto sulla destra in basso si intravede poi un San Giovanni Battista molto giovane. Il Santo guarda rapito con un’espressione sorridente verso la Sacra Famiglia che si trova alla sua destra.

Sulla strada che attraversa orizzontalmente Il Tondo Doni di Michelangelo, su di un piano di roccia sagomato in verticale si trovani alcuni ragazzi. I giovani nudi sono due a sinistra e tre a destra e stanno interagendo tra di loro. Il gruppo di destra inoltre è impegnato in una piacevole contesa giovanile. Il cielo infine occupa una piccola porzione del dipinto in alto.

Interpretazione del Tondo Doni di Michelangelo

La Sacra famiglia, del Tondo Doni di Michelangelo, è rappresentata come un momento di serena vita familiare. La Vergine è seduta di traverso in primo piano sul prato e compie una torsione verso sinistra per abbracciare il bambino che si trova tra le braccia di San Giuseppe. Secondo la dottrina cattolica la rappresentazione dei tre personaggi sacri simboleggia il giusto modello familiare.

Nel Rinascimento molti artisti furono incaricati di dipingere il gruppo della Sacra Famiglia. Si tratta di un genere iconografico molto diffuso e interpretato con molte variazioni. Ad esempio la Sacra Famiglia di Correggio ritratta mentre si reca in Egitto.

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Lo stile del Tondo Doni di Michelangelo

Il chiaroscuro, seppur non drammatico, crea una muscolatura ben definita e morbidamente volumetrica sui corpi delle figure. Le braccia della Madonna inoltte sono modellate potentemente e ricordano quelle di un giovane, soprattutto il suo braccio sinistro flesso verso il bambino. Sul corpo di Gesù Bambino si notano poi tracce di muscolatura adulta.

I corpi delle figure ignude, in secondo piano, sono una brillante palestra di resa anatomica. Si trovano infatti esempi di corpi seduti, flessi e in piedi. Il modellato è ben definito e le ombre sono chiare. I contrasti, essendo le figure più lontane, vengono attenuati per azzerarsi del tutto sulle montagne dello sfondo. Si tratta, quindi, di un efficace esempio di prospettiva aerea messa a punto in modo eccelso nei dipinti di Leonardo da Vinci.

Secondo gli storici gli ignudi in secondo piano rimandano alla nudità classica considerando anche le loro posture.

Il colore del Tondo Doni

Il prato, in primo piano, è di un verde che tende al giallo, molto luminoso. La veste della Madonna è invece rosa molto brillante e si unisce, in basso, ad un mantello azzurro e verde. In grembo alla Vergine è posto un libretto chiuso di colore arancio, complementare all’azzurro.

L’abito di San Giuseppe è grigio ma il suo mantello è arancio-giallo molto acceso con ombre tendenti al rosso. Gli incarnati dei personaggi sono tendenti al bruno dorato. I corpi degli ignudi in secondo piano si armonizzano inoltre con la base in pietra sulla quale sono seduti. Il loro incarnato tende al giallo solare. San Giovannino, invece, ha una colorazione più tendente al rosso che si avvicina a quella delle figure in primo piano. Il colore in profondità diventa più debole come il verde del prato che vira verso l’azzurro grigio sulle montagne. Il cielo è blu in alto e diventa bianco sull’orizzonte creando un leggero contrasto con l’azzurro delle montagne.

L’illuminazione

La luce è chiarissima, forte e direzionale, illumina la scena a partire dall’alto a sinistra. Colpisce le figure creando delle forti ombre sulla destra che mettono in risalto i corpi. Contribuisce a ritagliare la figura di San Giuseppe anche il mantello in ombra e molto scuro, posato sulla sua spalla sinistra. La luce in profondità, invece, non crea forti contrasti. Solamente nel secondo piano, a sinistra, l’ombra del muretto in pietra mette in risalto le figure dei due i nudi appoggiati.

La scena è ambientata in uno spazio esterno solare e aperto

Lo spazio rappresentato nel Tondo Doni di Michelangelo è ampio e disteso. Per dare il senso di profondità l’artista utilizzò una efficace prospettiva di grandezza. Le figure della Sacra Famiglia, la Madonna il Bambino e San Giuseppe occupano la gran parte del piano dipinto. Il San Giovannino, a destra, è di una dimensione nettamente inferiore e così gli ignudi in progressione. In questo modo anche attraverso la sovrapposizione delle immagini abbiamo la sensazione dello spazio in profondità. Si percepiscono, quindi anche chiaramente le distanze. Soprattutto nella parte destra, con un moto circolare ascensionale, parallelo al bordo si nota una completa progressione fino alle montagne dello sfondo.

La composizione e l’inquadratura

La composizione del Tondo Doni risente della forma tonda del dipinto. La tavola è circolare e Michelangelo ha saputo armonizzare e integrare le forme all’interno di questa difficile composizione. La direttrice compositiva principale, in forma di spirale, si trova nel centro psicologico della composizione. È rappresentata dal movimento circolare che parte dal braccio e dallo sguardo della Madonna, sale verso il Bambino e ruota verso San Giuseppe tornando nella posizione precedente.

Contribuisce a questo movimento anche lo sguardo di San Giovannino. La sua immagine, posta tra la Sacra Famiglia e la gli ignudi è di tipo simbolico. Infatti i nudi rappresentano il mondo pagano e San Giovannino è colui che anticipa la figura di Cristo, del mondo cristiano che verrà.

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Bibliografia

  • Pierluigi De Vecchi, La Cappella Sistina, Milano, Rizzoli, 1999, ISBN 88-17-25003-1
  • Antonio Forcellino, Michelangelo. Una vita inquieta, 2007, Laterza, Collana: Economica Laterza, EAN: 9788842084761
  • Benjamin Blech, Roy Doliner, I segreti della Sistina. Il messaggio proibito di Michelangelo, 7 aprile 2010, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Collana: Saggi, EAN: 9788817061704
  • Alberto Angela, Viaggio nella Cappella Sistina, Milano, Rizzoli, 2013. ISBN 978-88-17-07841-2
  • Frank Zöllner, Christof Thoenes, Michelangelo. Tutte le opere di pittura, scultura e architettura, 2017, Taschen, Collana: Bibliotheca Universalis, EAN: 9783836563819
  • Giulio Busi, Michelangelo. Mito e solitudine del Rinascimento, 20 novembre 2018, Mondadori, Collana: Oscar storia, EAN: 9788804705611

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 19 marzo 2020.

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