Martirio di San Vitale di Federico Barocci

Il Martirio di San Vitale di Federico Barocci fu commissionato dai monaci Cassinesi di S. Vitale a Ravenna e collocato inizialmente sopra l’altare dedicato al Santo.

Federico Barocci, Martirio di San Vitale, 1583, olio su tela, cm 302 x 268. Milano, Pinacoteca di Brera

Indice

Descrizione del Martirio di San Vitale di Federico Barocci

Al centro dell’opera un uomo coperto solamente da una sciarpa chiara intorno ai fianchi cade all’interno di una profonda buca scavata nel terreno. Sopra di lui al di la della fossa si vede l’uomo che ha appena scaraventato il martire in basso. Un altro di schiena è poi pronto con un grande sasso tra le mani a lanciarlo sul corpo di San Vitale. La buca è stata appena scavata e lo testimonia la presenza di due picconi e una vanga abbandonati ai bordi della fossa. Uno scavatore infatti è pronto a destra a coprire il corpo del martire con la terra raccolta dallo scavo. Un soldato in armatura greco-romana è in piedi sulla sinistra e appoggiato ad un’asta osserva i basso il martire.

Guida la scena un funzionario in abiti orientali, il giudice Paolino, che siede su una alto trono a baldacchino. A destra e a sinistra assistono al martirio alcuni soldati mentre dall’alto un angelo bambino espone un ramo di palma e una corona. Inoltre in prossimità dell’angolo di sinistra una madre allatta il proprio figlio mentre una bambina nutre una ghiandaia. Accanto a lei sono posate a terra alcune ciliegie. Infine un cagnolino a destra sembra distratto da una lucertola che si arrampica sulla roccia sulla quale si trova la firma dell’artista.

Interpretazioni e simbologia del Martirio di San Vitale di Federico Barocci

Un altro cagnolino si trova nella stessa posizione della Madonna del popolo, un altro celebre dipinto di Federico Barocci. L’angelo reca con se un simbolo del martirio, la palma.

Il tono elegante e aulico del dipinto sembra essere in contraddizione con il drammatico fatto che rappresenta. Questa scelta è interpretabile con le caratteristiche dello stile di Federico Barocci e con le direttive dettate dalle autorità della Controriforma.

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I Committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

I monaci Cassinesi di S. Vitale a Ravenna commissionarono il dipinto a Federico Barocci. In un primo tempo collocarono il dipinto sull’altare dedicato al Santo. In seguito lo trasferirono poi in sagrestia. Nel 1811 infine in seguito alle requisizioni di epoca napoleonica il dipinto entrò a far parte delle collezioni della Pinacoteca di Brera.

La storia dell’opera Martirio di San Vitale di Federico Barocci

I monaci dopo aver visto i primi disegni di progettazione realizzati da Barocci chiesero di popolare l’opera con più personaggi. Questo passaggio è testimoniato infatti oltre che dai documenti dalle diverse versioni dei disegni.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

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Lo stile del Martirio di San Vitale di Federico Barocci

Lo stile elegante e attento alla resa espressiva di Federico Barocci fu un efficace strumento di diffusione del programma della Controriforma. Infatti i personaggi delle sue opere muovono a compassione i fedeli con posizioni teatrali e drammatiche. Inoltre l’illuminazione carica la scena di una grande spiritualità tipica delle opere controriformiste. Lo stile dell’artista raccoglie così l’eredità di grandi maestri del Rinascimento come Raffaello e Leonardo e per questo è definito manierista. La sua ricerca sarà infine fondamentale nell’anticipare il Barocco del Seicento.

Secondo gli storici questo dipinto testimonia la presenza dell’artista nel nord Italia. Inoltre conferma la sua influenza stilistica sul lavoro di Annibale Carracci.

La tecnica

Il grande dipinto di Federico Barocci è realizzato con velature di colori ad olio su una tela di 302 x 268 cm.

Il colore e l’illuminazione

Gli abiti e i panneggi dei personaggi sono colorati con tinte vive. Inoltre gran parte delle figure presentano degli incarnati dai colori solo leggermente più intensi della natura di sfondo. Nella parte alta il cielo è poi parzialmente coperto dal colore ocra del telo del baldacchino e delle nubi.

L’immagine in primo piano è fortemente chiaroscurata. Infatti la luce che colpisce i personaggi e i loro panneggi crea ombre profonde che animano e movimentano la scena. Sul fondo invece il paesaggio è immerso in una luce offuscata e grigia dalle tonalità fredde.

Lo spazio

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La composizione e l’inquadratura

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Bibliografia

  • Antonio Natali, Federico Barocci. Restauro della Madonna della Gatta, Silvana (17 ottobre 2003), ISBN-10: 8882156389 ISBN-13: 978-8882156381
  • A. Giannotti, C. Pizzorusso, Federico Barocci 1535-1612. L’incanto del colore. Una lezione per due secoli. Ediz. illustrata, Silvana, 15 ottobre 2009, EAN: 9788836614233
  • Luciano Arcangeli, Federico Barocci. I disegni nella Galleria Nazionale delle Marche, Gebart, 1 gennaio 2012, EAN: 9788898302222
  • Andrea Emiliani, La finestra di Federico Barocci, Carta Bianca (Faenza), 4 febbraio 2019, EAN: 9788897550549

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