Solitudine di Mario Sironi

Mario Sironi durante gli anni del regime fascista si fece promotore di un ritorno alla tradizione. Con Solitudine l’artista esprime la condizione dell’uomo moderno che vive nelle metropoli.

Mario Sironi, Solitudine, 1925-1926, olio su tela, cm 98 x 82. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Descrizione. Una donna simbolo della solitudine moderna

Una donna posa sola all’interno di un ambiente architettonico spoglio e arcaico. La protagonista è seduta su un muretto basso. La sua mano sinistra è poggiata sul piano mentre la destra è abbandonata sul telo che ricade sulle gambe. Il suo corpo nudo è parzialmente coperto da un tessuto chiaro.

Interpretazioni e simbologia

Come in altre opere anche in SolitudineMario Sironi rappresenta il dramma dell’uomo contemporaneo. I suoi personaggi sono essenziali e diventano dei simboli della condizione vissuta dagli abitanti delle periferie urbane. Nei suoi dipinti Sironi muove una critica verso il progresso e i colori che utilizza lo dimostrano. La donna è sola all’interno di un ambiente essenziale e arcaico. Le architetture sono fredde e sovradimensionate rispetto alla dimensione umana. Infine il volto della protagonista ha un’espressione triste e rassegnata. Il telo chiaro e la visione di profilo richiamano il passato classico di cui il regime fascista si considerava l’erede.

Consulta anche l’opera intitolata: La Convalescente di Arturo Martini

Lo stile del dipinto Solitudine di Mario Sironi

Mario Sironi dopo una breve militanza nell’arte Futurista e Metafisica trovò sostegno nei suoi ideali tradizionalisti  e aderì all’arte di Regime. Infatti come lo scultore Arturo Martini anche Sironi cercò ispirazione nella tradizione italica. Il governo fascista fece propria questa ricerca e sostenne così tale convinzione. In Solitudine si coglie il linguaggio arcaicizzante utilizzato dall’artista. Le forme sono sintetiche e monumentali. Le figure assumono quindi un’apparenza solida ma oscura e sembrano costituite da una materia greve e pesante. La sua adesione ad una ricerca costante volta al recupero della tradizione fu concepita come un tentativo di salvezza. Altra sua cifra stilistica è l’assenza di decorazione. La donna è rappresentata come un nudo classico coperto da un semplice panneggio. Le architetture sono semplici volumi nei quali si aprono i varchi sormontati da archi a tutto sesto.

Il colore e l’illuminazione

L’interno architettonico è caldo e dipinto con un’ampia gamma di marroni e ocra. L’incarnato della protagonista poi è intonato con i colori dell’ambiente. La pelle è comunque più satura e chiara. L’esterno che si intravede dall’arco è invece molto luminoso e di intonazione più fredda, grigia e azzurra. Il dipinto si avvale di forti contrasti di luminosità che mettono in forte evidenza il corpo della donna contro i muri più scuri.

La luce proviene da sinistra e crea profondi chiaroscuri sul collo e sul retro della figura. I vani sulle pareti inoltre sono molto ombreggiati mentre all’esterno la luce è più fredda e solare. L’intensità dell’illuminazione sembra infatti smarrire la vista e confondere il muretto bianco con il cielo.

Lo spazio

Lo spazio è schematico e l’interno costruito disegnando profondi vani all’interno della muratura. Oltre l’apertura il muretto esterno contribuisce a creare una fuga prospettica che approfondisce la vista oltre il montante destro dell’arco.

La Composizione e l’inquadratura

Il dipinto trova un equilibrio formale attraverso le parti chiare distribuite uniformemente. La vista esterna e la parte chiara della donna si equilibrano quindi sull’asse della diagonale che sale dall’angolo destro in basso.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Mario Sironi, Solitudine, sul sito della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.