Le figlie di Loth di Carlo Carrà

Un dipinto enigmatico e lontano dalla rappresentazione tradizionale del soggetto. L’opera intitolata Le figlie di Loth di Carlo Carrà è considerata un importante passaggio dalla Metafisica al Realismo Magico degli anni Venti del Novecento.

Carlo Carrà, Le figlie di Loth, 1919, olio su tela, cm 111 x 80. Rovereto, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

Descrizione. Le figlie di Loth si incontrano nel paesaggio arcaico e metafisico

Due giovani donne si confrontano di fronte alla facciata di una casa. La ragazza di sinistra è in piedi sulla soglia mentre l’altra a destra è inginocchiata. A terra è poggiato un bastone da viaggio appartenente alla giovane. Tra di loro un cane corre ad accogliere la ragazza. La scena si svolge su di un lastricato sul quale a destra si erge una base classica. Oltre il cortile si sviluppa poi un paesaggio scarno con due colline pietrose. Dietro ad una di esse si intravede una rotonda.

Interpretazioni e simbologia

Le figlie di Loth di Carlo Carrà cita un episodio biblico (Genesi 13,10). Loth era nipote di Abramo e figlio di Haran. La famiglia di Loth stabilita a Sodoma fugge in seguito alla furia divina che distrugge la loro città. La moglie durante la fuga si voltò e fu trasformata in una statua di sale. Sopravvissero le figlie e il padre. Per far fronte alla necessità di riprodursi le figlie ubriacano il padre per potersi congiungere con lui. Da questi atti incestuosi nacquero i figli Moab e Ammon, capostipiti dei Moabiti e degli Ammoniti. Solitamente il tema è rappresentato sottolineando il risvolto erotico e trasgressivo della vicenda.

Lo stile del dipinto Le figlie di Loth di Carlo Carrà

Le figlie di Loth è un dipinto del 1919 di Carlo Carrà ed è considerato molto importante per comprendere l’arte del periodo. Infatti secondo gli storici analizzando l’opera è possibile individuare il passaggio dalla Metafisica al Realismo Magico. Carlo Carrà segna così un punto di arrivo nelle sue ricerche condotte a partire dal 1915-1916. In questo dipinto si possono osservare le esperienze legate alla poetica di Ritorno all’Ordine che vennero promosse sulla rivista Valori Plastici. Nel periodo dominato culturalmente dalla retorica fascista gli artisti furono spinti a rievocare la tradizione italica.

La sua ricerca formale partì infatti dallo studio di Giotto e Masaccio il cui stile si ritrova ne Le figlie di Loth. I corpi delle figure sono semplificati e le forme sintetiche e ricondotte a forme geometriche idealizzate. Si tratta di un linguaggio arcaicizzante che si evidenzia anche nelle posture delle due protagoniste. Il paesaggio e il terreno piastrellato sono un ricordo delle esperienze metafisiche. Carlo Carrà fu ricoverato all’ospedale militare di Ferrara nel 1917 dove incontrò Savinio e De Chirico. L’atmosfera sospesa è creata dagli edifici semplici e solitari, dalle colline isolate e sospese e dalla prospettiva forzata del cortile.

Il colore e l’illuminazione

Il colore del dipinto Le figlie di Loth è per la maggior parte freddo, grigio e azzurro. Le parti calde sono in contrasto di complementarietà con il cielo, il cortile e la base classica a destra. Infatti i due toni con i quali è articolato il dipinto sono Il marrone molto saturo del cane, della gonna e della facciata e l’azzurro. L’illuminazione è ideale e diffusa. Le figure assumo così un aspetto solido e statuario. Ogni forma è isolata e ben circoscritta da campiture omogenee. L’illuminazione quindi non è naturale e non crea un effetto molto realistico.

Approfondisci con alcune opere metafisiche intitolate: La Musa Metafisica di Carlo Carrà e Il Canto d’Amore di Giorgio De Chirico.

Lo spazio

Il cortile in primo piano è segnato da linee prospettiche che corrono lungo le fughe delle piastrelle. Questo fuga ha comunque una apparenza forzata e ricorda le analoghe soluzioni in alcuni dipinti metafisici come Le Muse Inquietanti di De Chirico. In ogni caso la spazialità è costruita con una forte componente geometrica. La facciata della casa è infatti fortemente scorciata in alto e in basso. La prospettiva è centrale e crea uno spazio razionale e bloccato che contribuisce a rendere sospesa l’atmosfera del dipinto. La progressiva diminuzione delle dimensioni delle figure verso il fondo è determinante per stabilire la profondità. Lo sguardo può così valutare le distanze attraverso il confronto tra le figure in primo piano e sul fondo.

La Composizione e l’inquadratura

La struttura compositiva del dipinto Le figlie di Loth è molto schematica ed è coerente con lo stile arcaicizzante di Carlo Carrà. La prospettiva rigidamente frontale blocca la composizione centralmente. Il tracciato prospettico termina perfettamente a metà del dipinto. Infatti la metà inferiore è occupata dalla scena in primo piano e quella superiore dal paesaggio. In corrispondenza dell’incrocio delle diagonali si trova la mano della ragazza seduta. Attingendo alle opere di Giotto e Masaccio il maestro ricrea un’immagine dalla composizione fortemente geometrica.  Infatti ogni linea contribuisce a creare l’effetto di equilibrio statico che prevale nel dipinto.

Approfondimenti. futurismo, Metafisica e Ritorno all’Ordine

Carlo Carrà firmò il manifesto dei pittori futuristi di Marinetti nel 1910. Partecipò quindi alla mostra di Parigi nel 1912 alla Galleria Bernheim Jeune. Nel 1916 Carrà in seguito allo scoppio della prima guerra mondiale si trovò ricoverato a Villa Seminario a Ferrara. Qui frequentò Giorgio De Chirico, il fratello Alberto Savinio e Filippo De Pisis. Nacque in questo contesto la pittura Metafisica. Nel 1919 trasferito a Milano iniziò a collaborare alla rivista Valori Plastici. Da qui il suo passaggio al gruppo Novecento partecipando alla I Mostra del Novecento italiano nel 1926.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Carlo Carrà, Le figlie di Loth, sul sito del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto di Rovereto.