Laocoonte e i suoi figli

Laocoonte e i suoi figli è una monumentale scultura ellenistica che racconta la drammatica morte del sacerdote troiano assalito da due mostruosi serpenti marini.

AgesandroAtanodoro di Rodi e Polidoro. Laocoonte, Copia romana da originale in bronzo del II secolo a.C., marmo, altezza 242 cm. Città del Vaticano, Museo Pio-Clementino

Indice

Descrizione del Laocoonte e i suoi figli

Il sacerdote Laocoonte è seduto su un altare lapideo e tenta di liberarsi dalle spire del mostruoso serpente marino. Laocoonte si torce verso la sua destra mentre il serpente lo morde al fianco sinistro. Il figlio seduto a sinistra dell’osservatore sembra ormai privo di vita mentre quello di destra cerca di allentare la stretta del serpente.

Interpretazioni e simbologia del Laocoonte e i suoi figli

Il gruppo scultoreo del Locoonte rappresenta il sacerdote troiano di Apollo che fu assalito con i suoi figli da due terribili serpenti marini. L’episodio è narrato anche nell’Eneide, poema epico scritto dal latino Virgilio, e insieme al padre vi sono anche i due figli Antifate e Timbreo. Athena favorevole agli Achèi scatenò i mostri dalle onde perchè il sacerdote era contrario all’ingresso del Cavallo di legno nella città di Troia.

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I Committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Agesandro, Atanodoro di Rodi e Polidoro sono gli scultori ai quali gli storici attribuiscono l’originale del Laocoonte. Fu lo storicio latino Plinio a raccontare di aver visto la statua nella dimora dell’ImperatoreTito. Il fatto poi che l’imperatore dimorasse sul colle Oppio rafforza la tesi di Plinio poichè il Laocoonte fu ritrovato in tale zona. Inoltre fu sempre lo storico a tramandarci nomi dei suoi tre autori (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 37).

In seguito al ritrovamento nel 1506 Papa Giulio II fece collocare il Laocoonte nel Cortile delle Statue di forma ottagonale progettato dal Bramante per accogliere le sculture antiche di proprietà vaticana. Il Cortile si trova all’interno del Giardino del Belvedere e rappresenta il nucleo originale dei Musei Vaticani. La scultura divenne subito una vera attrazione insieme all’Apollo del Belvedere. In seguito al Trattato di Tolentino stipulato tra Francia Repubblicana e Stato Vaticano la scultura tra 27 e 28 luglio 1798 fu trasferita al Museo del Louvre di Parigi. Infine in seguito al Trattato di Vienna tornò al Vaticano e trovò la sua attuale sistemazione. Antonio Canova si occupò del Laocoonte al suo arrivo e ne curò il restauro. La statua è conservata ora presso i Musei Vaticani, al Museo Pio-Clementino di Città del Vaticano.

La storia dell’opera Laocoonte e i suoi figli

Il Laocoonte custodito presso i Musei Vaticani è una copia romana dell’originale greco scolpito intorno al II secolo a.C. probabilmente intorno al 150 a.C. Plinio riporta il nome degli autori, Agesandro e Atanodoro che secondo tracce scritte trovate a Lindos, sull’isola di Rodi erano a Roma prima del 42 a.C. Felice de Fredis proprietario del terreno, trovò la scultura il 14 gennaio del 1506 scavando sul colle Oppio a Roma. Non distante dal luogo di ritrovamento si trovano inoltre le rovine della Domus Aurea di Nerone. Questa coincidenza secondo gli storici potrebbe indicare che l’imperatore ne fu proprietario almeno per un periodo. Il ritrovamento fu considerato un evento di estrema importanza. Infatti Michelangelo e Giuliano da Sangallo assistettero alla scoperta. Papa Giulio II fece controllare il ritrovamento dall’architetto Sangallo e acquistò subito i frammenti ritrovati.

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Lo stile del Laocoonte e i suoi figli

Il Laocoonte è una statua di epoca ellenistica della scuola rodia alla quale appartiene anche la Nike di Samotracia. Le caratteristiche principali di tale gusto sono l’elaborata posizione dei corpi e la tendenza a rappresentare momenti drammatici ed espressivi. Infatti gli scultori del periodo ellenistico abbandonarono l’idea del corpo umano scolpito come misura e modello di equibrio formale. Piuttosto il personaggio è rappresentato nel momento drammatico e spettacolare come l’aggressione dei serpenti a Laocoonte e ai suoi figli. I corpi assumono così posizioni scomposte e instabili che comunicano però maggior dramma e dinamismo.

La tecnica

La copia romana fu scolpita in marmo e misura 242 cm di altezza. L’originale greco era invece una fusione in bronzo.

La luce sulla scultura

La superficie bianca del marmo riflette la luce e alleggerisce le ombre prodotte dall’illuminazione ambientale. In ogni caso la complessità strutturale della composizione e la movimentata disposizione delle forme creano un drammatico chiaroscuro distribuito sull’intera opera.

Rapporto con lo spazio

La scultura del Laocoonte è un tuttotondo quindi apprezzabile in ogni suo lato. L’osservatore è però invitato a guardarla frontalmente per apprezzare la scena scolpita concepita per essere osservata da tale prospettiva.

La struttura

La struttura della scultura è complessa e dinamica. Infatti la posizione dei personaggi è in precario equilibrio a causa dell’attacco dei serpenti marini. Il busto di Laocoonte è obliquo e tendente verso la sinistra dell’osservatore.

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Bibliografia

  • Ranuccio Bianchi Bandinelli ed Enrico Paribeni, L’arte dell’antichità classica. Grecia, Torino, UTET Libreria, 1986, ISBN 88-7750-183-9.
  • Photini N. Zaphiropoulou, Capolavori della scultura greca antica, Ist. Poligrafico dello Stato Collana: Archeologia, 2007, EAN: 9788824011358
  • Giorgio Bejor, Marina Castoldi, Claudia Lambrugo, Arte greca, Mondadori Università; Nuova Edizione edizione (1 ottobre 2013), ISBN-10: 8861842968 ISBN-13: 978-8861842960
  • Luigi Rocchetti, Le gioie sepolte. Scultura greca del periodo arcaico, Arbor Sapientiae, 01/01/2018, EAN:9788894820850

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 13 dicembre 2019.

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