L’Angelo della vita di Giovanni Segantini

L’Angelo della vita è un dipinto di Giovanni Segantini che interpreta in chiave simbolista la figura della maternità.

Giovanni Segantini, L’Angelo della vita, 1894, olio su tela, cm 276 X 212. Milano, Galleria d’Arte Moderna

Descrizione

Una giovane donna è seduta su di un albero e tiene in braccio un bambino. La madre è avvolta da un ampio abito che ricade sui rami, in basso. Ha lunghi e fluenti capelli rossi che cadono in avanti e dietro la schiena. È rivolta a sinistra e il suo volto è leggermente chinato. Lo sguardo è puntato oltre il bordo del quadro. Il bambino, invece, è seduto sulle sue ginocchia e abbraccia la madre. Anche il piccolo ha capelli rossi, simili a quelli della madre. L’albero sul quale siedono i due personaggi è una betulla forte e contorta. I suoi rami sono spessi e resistenti. Inoltre, sono privi di foglie, a destra, mentre a sinistra sono coperti di boccioli. Il paesaggio è rappresentato da un grande specchio d’acqua, al centro di una zona verde. Infine, una linea di montagne scure confina, all’orizzonte, con il cielo denso di nubi

Interpretazioni e simbologia

Nel dipinto intitolato L’Angelo della vita, Giovanni Segantini affronta una problematica tipica degli artisti di fine Ottocento. Quella della secolarizzazione di figure della tradizione cristiana. L’artista riprese, così, alcune tematiche e, attraverso le sue opere, ne diede un nuovo significato simbolico. Infatti, la donna rappresentata nel dipinto L’Angelo della vita potrebbe essere facilmente paragonabile ad una Madonna. Però, Segantini rappresentò la donna e il bambino all’interno di un contesto naturale. In questo modo il tema della maternità cristiana viene, appunto, secolarizzato e interpretato secondo un’ottica simbolista.

Nel dipinto il maestro si concentra sulla bellezza della natura che vuole celebrare. Il tema religioso, seppure richiamato non è il soggetto dell’opera. L’Angelo della vita è, quindi, la figura della donna madre seduta su un trono naturale. I cicli della natura sono rappresentati dai boccioli dipinti sui rami di sinistra mentre quelli a destra sono secchi. Nel cercare ispirazione per questo dipinto, Segantini, forse, ricordò alcune stampe Giapponesi, diffuse sul finire dell’Ottocento. Altra fonte iconografica potrebbe essere la Madonna Zundurrembaum del nord Europa.

La Vergine è posta sull’albero di Jesse che rappresenta la genealogia di Cristo. Nei dipinti di Segantini che richiamano la maternità vengono, inoltre, sacrificati, gli altri aspetti della femminilità. Secondo il maestro la madre si identifica con la natura che nelle sue tele viene interpretata con diverse accezioni. A volte è una forza generatrice che dà vita agli esseri. Altre volte è matrigna e distruttrice.

La storia dell’opera

Segantini, realizzò altre immagini nelle quali una figura femminile si trova tra i rami di un albero. Si tratta di un dipinto nel quale una fanciulla pare imprigionata tra i rami di un gelso. Quasi una crisalide in attesa della trasformazione in farfalla. La donna si eleva, così, ad uno stadio spirituale superiore in seguito alla maternità. Il frutto dell’amore sembra avere una composizione molto simile a L’Angelo della vita. Dallo stesso artista, però, fu considerato un debole tentativo di rappresentare la maternità in chiave simbolista. Il tema della donna imprigionata tra i rami si ritrova anche nel dipinto intitolato Le cattive madri.

La donna  rappresentata ha il viso di Baba la balia di famiglia. Il bambino, invece, è il volto del figlio Gottardo in giovane età. Infatti, nel momento della realizzazione dell’opera, il ragazzo era ormai adolescente. Lo sfondo rappresentato dietro alle figure della madre e del bambino è ispirato dal lago di Silsersee , in Alta Engadina, nel cantone dei Grigioni.

In seguito, Segantini, ribattezzò il dipinto Dea Cristiana, per accostarlo ad un altro intitolato Dea Pagana. Esiste una seconda versione dell’opera, di formato ridotto, conservata a Budapest. Questa versione offre una interpretazione maggiormente simbolista. Vi sono anche due disegni posteriori ai dipinti, conservati in Svizzera.

Consulta anche l’opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo intitolata: Lo specchio della vita.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili all’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile del dipinto L’Angelo della vita di Giovanni Segantini

Segantini dipinse L’Angelo della vita utilizzando la tecnica divisionista. La scena, però, riprende un taglio rinascimentale a volo d’uccello. I tratti brevi di pennello diventano filamenti che disegnano la superficie naturale. In basso, sotto l’albero sono orientati in verticale. Inoltre, lungo la corteccia della betulla, modellano la forma. Anche il panneggio dell’abito della donna è costruito con filamenti che percorrono i suoi volumi. Le pennellate si allungano e si avvolgono sui capelli mentre, nello sfondo diventano orizzontali sullo specchio d’acqua e sul cielo. Nella trama del dipinto, l’artista, utilizzò filamenti dorati. Il disegno elegante e i profili sinuosi, richiamano, inoltre le opere degli artisti della Secessione viennese. Giovanni Segantini abbracciò il divisionismo a partire dal 1891 anno nel quale iniziò a dipingere opere simboliste

Il colore e l’illuminazione

Il dipinto L’Angelo della vita presenta una tonalità generale calda. Il soggetto principale, la donna con il bambino sono colorati in ocra e rosa molto chiaro. L’abito, invece, è costruito con pennellate di blu verde e bruno. Il paesaggio, a partire dal grande albero, è risolto con tonalità di ocra e bruno. I contrasti di luminosità mettono in risalto i rami contorti che sono quasi in controluce quindi molto scuri. Lo sfondo, invece, è brillante è chiaro, soprattutto in corrispondenza della figura della donna. Si forma un netto contrasto di luminosità tra le montagne scure, ritagliate contro il cielo chiaro.

Approfondisci con le altre opere di Giovanni Segantini intitolate: L’Amore alla fonte della vita, La ragazza che fa la maglia, Le due madri, Pascoli di Primavera.

Lo spazio

Giovanni Segantini nel dipinto L’Angelo della vita non fece uso della prospettiva geometrica. La profondità è prodotta dalla sovrapposizione dei piani e delle figure. Il grande albero, la figura della donna e del bambino sono in primissimo piano e creano un punto di riferimento spaziale per valutare la distanza. In secondo piano la riva di colore molto scuro, è seguita, verso l’alto dalla fascia del lago e quindi dalle nubi nel cielo. La prospettiva di posizionamento rispetto al bordo inferiore del dipinto crea, così, la successione dei piani in profondità.

La composizione e l’inquadratura

L’opera è verticale ed ha un formato sagomato, determinato dalla cornice disegnata dallo stesso Giovanni Segantini. I bordi sono arrotondati e incorniciano il soggetto principale che si trova proprio al centro dell’immagine. La figura della donna, che abbraccia il figlio, seduta sull’albero è in primo piano. In secondo piano, è rappresentata la zona verde e, quindi, l’acqua rilucente del lago. Sull’orizzonte, infine, la linea di montagne confina con il cielo chiaro ingombro di nubi. In alto, lungo il bordo superiore, corrono alcuni rami sottili.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giovanni SegantiniL’angelo della vita, sul sito della Galleria d’Arte Moderna di Milano.