Sulla soglia dell’Eternità di Vincent van Gogh

La depressione provoca grave sofferenza e e può mettere seriamente a rischio la vita della persona. Vincent van Gogh nella sua pratica compulsiva della pittura è riuscito a raccontarci la sua tragica esperienza. 

La depressione attraverso gli occhi di Van Gogh

Vincent Van Gogh, autore di quadri straordinari come “I Girasoli” e “La Notte Stellata”, era un uomo dalla salute mentale precaria e subì diversi ricoveri in ospedale psichiatrico.
La pittura per Van Gogh era una vera e ossessione attraverso cui esprimeva il disagio e la sofferenza della propria vita in modo intenso e unico.
Lo stile pittorico con il continuo cambiamento dell’uso del colore e della luce ci parla di un uomo depresso, ansioso e allucinato.
Il disagio psichico era, inoltre, esacerbato dal forte abuso di assenzio che gli provocava allucinazioni e xantopia (visione gialla degli oggetti) e a cui si deve, probabilmente, il massiccio uso del colore giallo nei suoi quadri.

Sulla soglia dell’Eternità di Vincent van Gogh

Uno dei dipinti dove meglio possiamo leggere il senso di dolore e la profonda depressione é sicuramente “Sulla Soglia dell’Eternità” in cui l’artista dipinge un uomo seduto, chinato in avanti che si copre il viso con i pugni.
Nonostante la persona raffigurata non sia Van Gogh stesso, possiamo pensare che il dipinto sia espressione dello stato d’animo dell’artista. L’opera venne infatti creata in un periodo di convalescenza successivo ad una grave ricaduta dello stato di salute e a pochi mesi dalla sua morte per una ferita da arma da fuoco, probabilmente autoinflitta.
Si parla di un periodo molto difficile nel quale l’autore presentava, probabilmente, sintomi depressivi e aveva perso totalmente la fiducia nel dott. Gachet, suo curante.

La depressione, tristezza e insoddisfazione

La depressione è un disturbo dell’umore caratterizzato da stati di profonda tristezza e insoddisfazione, accompagnati da assenza di piacere per le attività quotidiane. Spesso scaturisce dall’incapacità di accettare una perdita o dal senso di fallimento che nasce dall’impossibilità di raggiungere i propri obiettivi.
Lo stato depressivo è caratterizzato da una costellazione di sintomi fisici, emotivi e cognitivi.

A livello fisico si possono sperimentare affaticamento, perdita di memoria e concentrazione, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), agitazione, nervosismo, perdita o aumento di peso.
Le emozioni più frequenti sono tristezza, disperazione, rabbia, angoscia, impotenza, senso di vuoto e di inaiutabilità. A questi sintomi si aggiunge un quadro cognitivo caratterizzato da ruminazioni (pensare sempre al proprio disagio), pessimismo, autosvalutazione, tendenza ad essere ipercritici verso se stessi.

La persona depressa tende, inoltre, ad evitare gli altri e isolarsi dal resto del mondo da cui non si sente assolutamente capita. Chi soffre di depressione potrebbe mettere in atto tentativi anticonservativi, come fece lo stesso van Gogh.

Essere depressi è un po’ come vedere il mondo attraverso delle lenti scure: tutto sembra più opaco e anche attività semplici come alzarsi la mattina o farsi una doccia diventano difficili da portare a termine.

Van Gogh rappresenta la depressione

Se prendiamo in esame ciò che si è appena detto possiamo vedere come nel quadro “Sulla Soglia Dell’Eternità” si possano trovare diversi elementi che rimandano alla sintomatologia depressiva. I colori sono tendenzialmente opachi e scuri e trasmettono un senso di tristezza e distacco.
La postura dell’uomo, che sembra ripiegarsi su se stesso, esprime chiusura verso il mondo e impotenza. Le mani, chiuse a pugno davanti al viso, sembrano voler nascondere delle lacrime e richiamano emozioni di dolore e disperazione.

L’immagine nell’insieme fa scaturire, in chi la guarda, un forte senso di tristezza e disagio, lo stesso che, molto probabilmente, stava provando l’autore in quel momento e che lo ha portato a togliersi la vita.
La depressione non è solo sentirsi un po’ tristi, è sperimentare stati intensi di disperazione e vuoto da cui sembra impossibile uscire. Si tratta di un vero e proprio disturbo che va preso sul serio e trattato attraverso percorsi psicoterapeutici uniti spesso a terapia farmacologica