Il Simbolismo esoterico di Jean Delville e i Rose-Croix ha le sue radici nei rapporti tra letteratura e riviste d’avanguardia in Belgio verso la fine del XIX secolo.
Jean Delville, La Scuola di Platone, 1898, olio su tela, 260 x 605 cm. Parigi, museé d’Orsay
Per varcare la soglia della realtà visibile attraverso un’opera d’arte occorre compiere una scelta adeguata. Infatti non tutte le opere d’arte che corriamo ad ammirare nei musei o in occasione di mostre di massa possiedono la forza necessaria per rivelarci la verità. Questa affermazione ti potrà sembrare fuori luogo o eccessivamente esoterica nel contesto della fruizione artistica, ma la mia convinzione è che alcune opere d’arte possiedano un potenziale enorme che può giovare alla nostra sfera spirituale e personale.
Intanto, alcuni artisti sono stati ispirati proprio da esigenze che vanno oltre la pura rappresentazione realistica o naturalistica. Altri, hanno operato in ambiti esoterici e le loro opere sono veri portali che conducono gli iniziati a forme di conoscenza diversa da quella razionale e scientifica. Infine, in altri casi gli artisti hanno realizzato le loro opere in stato di trance spirituale concretizzando opere che racchiudono segreti occulti o rivelazioni ultraterrene.
La nascita del Simbolismo europeo
Il Simbolismo europeo ebbe come importante luogo di origine, verso la fine dell’Ottocento, il Belgio che è considerato uno dei più importanti luoghi di origine e sviluppo di questo movimento visionario. Tra il 1880 e il 1900, in Belgio questo movimento ha fuso la solida tradizione pittorica fiamminga con le inquietudini psicologiche, esoteriche e decadenti della modernità fin de siècle.
Lo sviluppo e la diffusione delle idee simboliste furono alimentati da una forte sinergia tra letteratura, arti visive e riviste d’avanguardia. Infatti La Jeune Belgique e L’Art Moderne sorte nel 1881, hanno promosso il superamento del Realismo e del Naturalismo a favore dell’evocazione interiore. Questa esigenza espressiva fu una reazione al materialismo positivista che portò alla concezione di un’arte meccanica e ripetitiva, priva di evocazioni spirituali.
Il Gruppo dei XX (Les XX)
Les XX fu il gruppo di artisti di riferimento del Simbolismo belga. Come evidente dal nome del gruppo, venti artisti lo fondarono a Bruxelles nel 1883, e organizzarono mostre annuali cge con il tempo diventarono importanti per la diffusione delle idee del movimento. Così, a partire dal Belgio queste novità si sparsero in tutta Europa contribuendo a fondere pittura, poesia decadente e musica.
Il Simbolismo Belga è caratterizzato da una profonda atmosfera malinconica, silenziosa e intimista, fortemente legata alla nebbia e al misticismo di città storiche come Bruges. Fernand Khnopff è considerato il maggiore esponente del Simbolismo belga. James Ensor ha interpretato il Simbolismo in modo del tutto unico, caustico e provocatorio. Infine L’opera di Jean Delville rappresenta il versante più esoterico, occulto e idealista della corrente.
Il simbolismo esoterico di Jean Delville
Jean Delville fu un artista e scrittore belga che meglio incarna la tendenza esoterica del Simbolismo. L’influenza della Teosofia sulla sua opera è considerata un elemento strutturale. Delville, infatti, è stato un membro attivo della Società Teosofica e ha integrato nei suoi dipinti i concetti espressi da Helena P. Blavatsky e Édouard Schuré.
Il suo dipinto più conosciuto è intitolato La Scuola di Platone. Quest’opera incarna la ricerca della bellezza ideale e della purezza filosofica attraverso forme precise e una luce irreale, cristallina e diafana.
La Teosofia e il Simbolismo
Bruxelles a fine Ottocento, era un crocevia di correnti martiniste, massoniche e rosacrociane. Delville, intorno alla metà degli anni Ottanta dell’Ottocento scoprì l’ambiente simbolista di Parigi e diventò amico di Joseph-Aimé Péladan, artista ed esoterista francese. Il pittore partecipò così regolarmente ai Salon della setta misteriosofica della Rose-Croix tra il 1892 e il 1895.
L’adesione ufficiale di Delville alla Società Teosofica avvenne verso la fine degli anni Novanta dell’Ottocento, probabilmente mediata dall’incontro con Édouard Schuré. Il suo impegno fu tale da portarlo a ricoprire la carica di Segretario Generale della sezione belga della Società Teosofica tra il 1911 e il 1914. La sua casa a Forest includeva persino una torre con una stanza di meditazione dipinta interamente di blu, con l’emblema teosofico posto sul soffitto.
Delville sostenne inizialmente con entusiasmo la missione di Jiddu Krishnamurti come “Maestro del Mondo“, scrivendo articoli a suo favore prima della scissione del 1929. Nonostante le crisi interne al movimento teosofico, mantenne per tutta la vita la convinzione che la pittura fosse uno strumento sacro per la trasfigurazione dell’anima verso scopi spirituali superiori.
La Teosofia dell’arte di Jean Delville
Delville espose la sua filosofia estetica nel saggio La Mission de l’Art (1900), in cui sosteneva che l’arte non dovesse limitarsi alla riproduzione della natura, ma fungere da ponte tra l’esistenza materiale e i regni spirituali superiori. Credeva che l’opera d’arte potesse generare vibrazioni spirituali capaci di elevare la coscienza dello spettatore. Seguendo il neoplatonismo e la teosofia, concepiva la realtà su tre piani: il fisico (fatti), l’astrale (leggi) e il divino (cause). Per Delville, l’Idealismo artistico aveva il compito educativo di contrastare il materialismo e il sensismo della società moderna attraverso una “rispiritualizzazione” collettiva. Possiamo quindi affermare che la pratica artistica di Jean Delville possedeva una convinta funzione sociale.
I suoi dipinti presentano infatti una componente evocativa che suggerisce atmosfere mistiche e occulte. La ricerca creativa e spirituale dell’artista si basava su una triade sapienziale formata da magia, cabala ed ermetismo. Nel 1896, per contrapporsi definitivamente all’Impressionismo e al Realismo della società belga, Delville fondò a Bruxelles il Salon d’Art Idéaliste. Da questo momento la sua pittura si trasforma programmaticamente in una vera e propria pedagogia dell’anima.
L’arte come strumento di elevazione spirituale
Il simbolismo esoterico di Jean Delville propone la fusione totale tra pittura, occultismo e dottrine mistiche. Delville infatti non considerava l’arte come un semplice esercizio estetico o formale, ma come uno strumento di elevazione spirituale per sottrarre l’umanità al materialismo scientifico della sua epoca.
I temi principali dell’esoterismo di Jean Delville derivano dalle idee rosacrociane di Joseph-Aimé Péladan. L’iconografia dei suoi dipinti poggia su tre pilastri filosofici ricorrenti: Il dualismo Anima-Corpo; l’Androgino ideale; una particolare teoria del colore.
Il dualismo Anima-Corpo
Secondo l’esoterismo rosacrociano, il corpo umano è interpretato come una prigione materiale o una tomba da cui l’anima deve liberarsi attraverso la purificazione e l’ascesa verso la luce cosmica.
L’Androgino ideale
Il simbolo centrale e più importante del misticismo di Péladan è la figura dell’andogino che rappresenta lo stato originale perfetto della creazione prima della divisione dei sessi. Le figure di Jean Delville sono quasi sempre asessuate, dai tratti eterei e dai corpi scultorei. I colori sono tenui e gli incarnati diafani e chiari.
La Teoria dei Colori dell’esoterismo di Jean Delville
Delville abbandonò i colori naturalistici per abbracciare cromie simboliche. Utilizzò ampiamente il blu, l’oro e il rosa tramonto per suggerire i flussi dell’aura spirituale, le dimensioni astrali e lo stato di estasi.
Le opere manifesto di Jean Delville
Il Ritratto di Madame Stuart Merrill del 1892

Il Ritratto di Madame Stuart Merrill del 1892 è anche conosciuto come Mistero o Misteriosa. Gli esperti lo considerano una pietra miliare dell’arte occulta. Nel dipinto la protagonista è raffigurata in uno stato di trance medianica. I suoi occhi fissano l’invisibile e le sue mani poggiano su un libro di formule ermetiche. Una luce rossa emana dal suo corpo, evocando visioni astrali. Verso la fine dell’Ottocento, in Europa, si diffusero i circoli di spiritismo nei quali circolavano le idee di spiritualismo esoterico che diedero vita a realtà quali la Teosofia e l’Antroposofia.
La morte di Orfeo del 1893

oil on canvas, 79.3 x 99.2 cm. Brussels: Musées royaux des beaux-arts de Belgique.
La morte di Orfeo del 1893 rappresenta a testa del poeta raccontato nel mito greco. Il poeta è accompagnato dalla sua lira e insieme galleggiano su un mare fosforescente. Secondo i critici che hanno studiato il lavoro di Delville, La morte di Orfeo simboleggia la sopravvivenza dello spirito del genio e dell’arte creatrice, che resiste e risplende anche dopo la distruzione fisica della carne. Per i simbolisti in generale, Orfeo è considerato l’archetipo assoluto dell’artista. La vicenda di Orfeo infatti diventa una metafora della condizione del poeta, dell’immortalità dell’arte e dell’esplorazione dell’invisibile.
Portrait du grand maître de la Rose-Croix, Joséphin Péladan en habit de chœur, (1894)

olio su tela, 242 x 112 cm. Nîmes, musée des Beaux-arts
Il tesoro di Satana del 1895

oil on canvas, 258 x 268 cm. Brussels: Musées royaux des beaux-arts de Belgique.
Il tesoro di Satana del 1895 interpreta il demone come un’entità maestosa, dotato di immense ali di fuoco e immerso in un abisso oceanico color rosso-arancio. Sotto di lui giace un groviglio di corpi umani addormentati, prigionieri delle passioni terrestri e intrappolati in coralli e formazioni marine. Domina un abisso marino e il suo “tesoro” è un groviglio di corpi umani addormentati ed estasiati. In questa visione, Satana simboleggia la Natura e la materia stessa che intrappolano l’umanità. I corpi incatenati sono gli uomini schiavi delle passioni terrene e dell’avidità materiale, incapaci di svegliarsi dal sonno dei sensi per elevare l’anima verso la luce spirituale. Come già in alcune opere del Romanticismo, il demone diventa l’eroe tragico per eccellenza e incarna la ribellione individuale contro l’autorità opprimente.
Orfeo all’inferno 1896

L’Ecole de Platon (La scuola di Platone) (1898)

L’Ecole de Platon (La scuola di Platone) del 1898, conservato presso il Musée d’Orsay di Parigi, è considerato il suo capolavoro. L’opera esprime l’ideale della perfezione androgina e della bellezza spirituale attraverso figure maschili idealizzate e prive di erotismo, che simboleggiano la sintesi degli opposti.
Prometeo (1907)

In Prometeo, del 1907, Delville assimila la figura mitologica alla visione teosofica. Non più semplice ladro di fuoco, Prometeo diventa un profeta e un portatore di luce (Light-bringer) che rivela all’umanità sofferente la sua natura divina.
The School of Silence del 1929
The School of Silence del 1929 è un’opera che rappresenta la fase matura di Jean Delville. Con quest’opera si coglie la continuità del suo pensiero e la sua evoluzione poetica. La composizione rituale e geometricamente centrata celebra la contemplazione e il silenzio interiore come unica via d’accesso alla vera sapienza metafisica.
Sviluppi delle idee del Simbolismo esoterico di Jean Delville
Queste idee saranno poi fondamentali per gli artisti che sposarono le idee simboliste di fine Ottocento.
Sitografia
- lightbearerofbeauty – Jean Delville
- bitterwinter.org – La Teosofia e le arti visive di Massimo Introvigne
- Massimo Introvigne – Zöllner’s Knot: Jean Delville (1867-1953), Theosophy, and the Fourth Dimension – Massimo Introvigne è un sociologo, saggista e avvocato italiano, noto a livello internazionale come uno dei massimi esperti di nuovi movimenti religiosi. È fondatore e direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) con sede a Torino.
Bibliografia
- Jean Delville, La Mission de l’Art. Etude d’Esthétique Idéaliste. Préface d’Edouard Schuré (Bruxelles: Georges Balat, 1900); Forgotten Books, 2018, ISBN-10:0428054536 ISBN-13:978-0428054533
- Brendan Cole, Jean Delville, Art between Nature and the Absolute, Newcastle: Cambridge Scholars Publishing, 2015
- Daniel Guéguen, Jean Delville: La contre-histoire, Lienart, 2016, ISBN-10.2359061771 ISBN-13:978-2359061772
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