Et in Arcadia Ego del Guercino

Et in Arcadia Ego del Guercino è la prima opera moraleggiante nella quale compare la scritta latina richiamata in opere successive.

Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, Et in Arcadia Ego, 1618–1622, olio su tela, 81 x 91 cm. Roma, Gallerie nazionali d’arte antica

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Indice

Descrizione di Et in Arcadia Ego del Guercino

Due giovani pastori, appoggiati a dei bastoni da viaggio, osservano con un’espressione sgomenta un teschio in decomposizione. Sono abbigliati con abiti seicenteschi. Indossano, infatti, camicie abbondanti e uno di loro, un ampio cappello. Il pastore di sinistra è adolescente mentre il suo compagno, seppur molto giovane, ha una folta barba scura. I due pastori sbucano dal fitto della boscaglia e osservano a destra il teschio posto su di una base in mattoni. Su di un mattone, rivolto verso il fronte del dipinto, si legge chiaramente, una scritta incisa, Et in Arcadia Ego.

Il teschio è rivolto di tre quarti verso lo spettatore del dipinto. Pur essendo integro manca di alcuni denti, gli incisivi inferiori. Un grosso moscone si è posato sul cranio e sotto di esso cresce del muschio. A destra, in prossimità della mandibola, un topolino rosicchia i denti mentre a destra, un bruco, forse una processionaria, striscia sul piano. In alto, sulla macèria, un uccello osserva la scena. Sul muretto crescono alberi e altra vegetazione mentre sullo sfondo le colline segnano l’orizzonte contro un cielo scuro e nuvoloso.

Interpretazioni e simbologia di Et in Arcadia Ego del Guercino

Guercino utilizzò parte del dipinto Apollo e Marsia per dipingere Et in Arcadia Ego, un’opera di tipo morale. Si tratta di un “memento mori” (ricordati che devi morire) proposto dal Guercino all’interno di un clima pastorale arcadico. Il tema, in pittura, fu ripreso dopo di lui da Nicolas Poussin che ne dipinse due versioni.

Et in Arcadia Ego è una frase latina che può essere interpretata diversamente a seconda del tempo verbale sottinteso. Potrebbe, infatti essere tradotta come “in Arcadia ero presente anch’io” (eram), in questo caso il soggetto è il poeta morto, o la sua fama. Oppure “in Arcadia ci sono anche io” (sum), nel caso presente il soggetto è la morte che dichiara la sua attività nel luogo mitico.

L’Arcadia fu un luogo fantastico, mitologico, letterario elaborato a partire dalle Egloghe di Virgilio. Fu ripreso in ambiente rinascimentale e divenne oggetto di culto nel Seicento. Si trattava di un luogo, corrispondente all’antico Peloponneso, in Grecia, nel quale uomo e natura convivevano in armonia. Il dipinto del Guercino venne realizzato in seguito ad una certa richiesta di tali soggetti a sfondo morale a Venezia e a Roma.

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Et in Arcadia Ego del Guercino compare come titolo di inventario nel 1644 in possesso di Antonio Barberini. Il dipinto passò, quindi, al Ramo Colonna di Sciarra nel 1812.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile del dipinto Et in Arcadia Ego del Guercino

Il gruppo di Pastori che compare a sinistra del dipinto è stato ripreso dal dipinto Apollo e Marsia che Guercino realizzò nel 1618. I due lavori sono, quindi, considerati dagli storici legati per via della simile impostazione. Il chiaroscuro delle figure è molto intenso. Nonostante ciò, le figure sono pacate e il tono meno drammatico e spettacolare dei dipinti caravaggeschi. Il paesaggio in controluce si avvicina a quelli elaborati da Poussin e Claude Lorrain definiti paesaggi ideali.

Il colore e l’illuminazione

Il paesaggio è chiaramente in controluce come evidenzia il forte contrasto di luminosità tra vegetazione e cielo che pare dipinto all’imbrunire. I pastori e il teschio, invece, sono illuminati da una luce direzionale, calda che proviene da destra, in alto. Tra i due piani, inoltre, vi è un netto contrasto di colori freddi, lo sfondo, e caldi nel primo piano. I pastori sono, infine, realizzati con colori tendenti all’ocra virato verso l’arancio e il rosso, come nel copricapo del pastore. L’illuminazione fortemente contrastata crea effetti di modellato molto intenso, soprattutto nel caso del pastore di sinistra.

Lo spazio

Il netto contrasto fra colori caldi e colori freddi crea due ambienti diversi. Infatti, data la mancanza di architetture, e quindi di prospettiva geometrica, è la luce a costruire lo spazio. Lo sguardo si avvale, comunque, della prospettiva di grandezza tra la vegetazione e di sovrapposizione, che chiariscono la disposizione dei piani. La profondità dell’immagine è, quindi, apprezzabile dietro il teschio dove lo sguardo è attratto in lontananza dall’intenso chiaroscuro delle nuvole.

La composizione e l’inquadratura

Il dipinto è strutturato in due metà oblique, separate dalla diagonale che sale da destra a sinistra. La metà di destra è occupata dallo sfondo e dal cielo nuvoloso mentre quella di sinistra dal teschio, in basso, e dai pastori. Le loro figure, inoltre, si dispongono in modo simmetrico e speculare tra di loro, rispetto ad un virtuale asse verticale che le separa.

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