Le Muse inquietanti di Giorgio De Chirico

Le Muse inquietanti è il titolo di un famoso dipinto di Giorgio De Chirico nel quale sono presenti tutte le tematiche che caratterizzano la pittura Metafisica. I manichini rappresentano una citazione classica. La piazza deserta, sulla quale si affacciano una fabbrica e il castello di Ferrara crea un ponte inquietante tra passato e presente.

Giorgio De Chirico, Le Muse inquietanti, 1918, olio su tela, cm 97 x 66. Milano, collezione privata

Un’atmosfera inquietante e misteriosa avvolge la piazza senza tempo e priva di vita

Una grande piazza è raffigurata nel dipinto Le Muse inquietanti di De Chirico come un palcoscenico teatrale. Infatti, il pavimento è costituito da assi di legno disposte ortogonalmente al bordo orizzontale del dipinto. L’effetto è quello di un palcoscenico teatrale inclinato verso il pubblico e rialzato verso il fondo. In primo piano, a sinistra, De Chirico ha dipinto una strana figura composta da un basamento circolare, il fusto di una colonna un busto scolpito e coperto da una tunica e la testa di un manichino da sartoria. A destra, invece, si trova un’altra forma che ricorda una persona seduta.

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L’abito scende a terra formando quattro pieghe volumetriche che ricordano il fusto della colonna di sinistra. Le parti che rappresentano le braccia, poi, sono unite sulle gambe e sembrano conserte. Il torace, infine, è aperto e mostra un’apertura scura mentre al posto della testa vi è il pomello di un manichino. Ad indicare che si tratta di uno strumento da sartoria vi sono le impunture tratteggiate lungo la struttura. Di fronte ad esso una scatola decorata con forme triangolari è dipinta in obliquo.

Tra i due manichini si trova un palo infisso sul palcoscenico. Appoggiata alla statua seduta, alla sua destra, si trova una maschera tribale. In secondo piano, più arretrata si può osservare una terza statua, in ombra, con fattezze umane ma con la stessa testa arrotondata. Sul fondo del palcoscenico si riconoscono il castello estense di Ferrara, a destra. Sulla sinistra invece, si riconosce una fabbrica con due ciminiere.

Lo stile. Recupero della figura e citazioni classiche

Giorgio de Chirico abbandona il linguaggio sperimentale dei futuristi rivolto a celebrare la velocità e la complessità del mondo moderno, per recuperare classicità. Del tutto contraria alla rappresentazione del movimento futurista, nella Metafisica, viene celebrata l’immobilità della tradizione e delle opere da museo. Caratteristiche della pittura metafisica sono le citazioni classiche che si concretizzano con forme statuarie. Infatti la base del manichino di destra ricorda il fusto di una colonna. Sul busto di pietra è scolpito un abbigliamento che ricorda le statue greche.

Lo stile. Un ponte metafisico tra passato e presente

La seconda caratteristica più evidente, che ha dato il nome al movimento, è l’inquietante assenza di vita nei dipinti. Il titolo Le Muse inquietanti allude alla presenza fisica di personaggi della mitologia classica. Nonostante il dipinto sia privo di figure umane, è evidente che Le Muse inquietanti siano rappresentate dai manichini inanimati e composti. Questa ulteriore citazione classica ricorda le divinità che proteggevano le arti nel mondo antico. Forse, i manichini sono anche le personificazioni di artisti visionari e profetici. L’accostamento del mondo classico con la tradizione architettonica italiana, che rappresenta la storia, con quello dell’Industria crea un ponte tra passato e presente moderno. Sovrintendono a questa operazione creativa e spirituale proprio Le Muse che in modo inquietante ispirano gli artisti.

Il colore e la luce

I colori utilizzati da De Chirico per il suo dipinto Le Muse inquietanti sono caldi e intensi. Domina l’arancio ocra del palcoscenico che viene utilizzato in una forma più satura sul castello di Ferrara, nella testa del manichino di sinistra e sulla maschera tribale. Anche le ciminiere della fabbrica hanno un tono marrone tendente all’arancio. Il blu molto saturo, che colora la scatola, che fa da sedile ad un manichino, è complementare all’arancio e quindi risulta molto evidente. È forse il colore che più spicca per vivacità all’interno del dipinto. La scatola in primo piano, disegnata obliquamente, possiede due triangoli, nuovamente, in contrasto di complementari, il verde e il rosso. Il giallo che colora uno degli spicchi della sua parte superiore è la parte più luminosa del dipinto. L’illuminazione netta e intensa, come in tutte le opere metafisiche, arriva da destra e segna profonde ombre ritagliate sul palcoscenico verso sinistra.

Lo spazio. Prospettive geometriche inquietanti

Lo spazio fisico è descritto da Giorgio De Chirico, prima di tutto, come la fuga delle assi del palcoscenico che corrono verso il fondo e si incontrano in un punto che si trova a metà tra le due torri centrali del castello di Ferrara. Nonostante la forte geometrizzazione dello spazio le scatole possiedono fughe prospettiche diverse. In realtà sono rappresentate con prospettive assonometriche diversamente la prospettiva centrale utilizzata per il palcoscenico.

Anche il castello e la fabbrica possiedono una certa fisicità geometrica, se pure limitata allo sfondo del dipinto. La sovrapposizione delle figure, opera nel costruire lo spazio solo nel confronto tra il manichino di sinistra con la fabbrica. Infatti, i manichini e gli altri oggetti di scena sono disposti in modo isolato e descrivono lo spazio attraverso la loro disposizione in profondità e verso l’alto del dipinto. Questi indicatori spaziali e di profondità utilizzati, parzialmente, in modo incoerente creano, appunto, l’impressione di incoerenza spaziale e quindi di inquietudine metafisica.

La composizione e l’inquadratura

Le Muse inquietanti si sviluppa in altezza e sottolinea la verticalità del manichino di sinistra. La linea compositiva procede in modo spigoloso a partire dalla scatola rappresentata verso destra. Si trasferisce verso il manichino di sinistra quindi procede obliquamente, in profondità verso la statua in ombra. Procede, quindi, a zig-zag verso il fondo. Il castello Estense di Ferrara chiude l’orizzonte con la sua massa imponente, invece, a sinistra, la fabbrica suggerisce che lo spazio prosegua oltre il bordo del dipinto. L’inquadratura incornicia senza tagli, in modo classico e tradizionale, tutte le figure dell’immagine. In primo piano l’ombra che nasce dal bordo di destra, in basso, presuppone la presenza di un altro oggetto verticale. Anche l’ombra che taglia il palcoscenico a destra e mette in ombra la statua suggerisce la presenza di una quinta o di una architettura.

Approfondimenti

Giorgio de Chirico, nel 1915, rientrò in Italia in seguito a un soggiorno a Monaco e a Parigi. Fu richiamato alle armi e ricoverato all’ospedale militare di Ferrara conobbe Carlo Carrà. I due artisti, così, fondarono la pittura metafisica. Di questi anni, del 1917 è il dipinto di Carlo Carrà La Musa metafisica.