Galata morente di Epigonos

Il Galata morente di Epigonos esposto presso i Musei Capitolini di Roma è una importante testimonianza della scultura ellenistica.

Epigonos, Galata morente, copia romana da originale ellenistico 240 – 220 a.C., marmo, altezza 73 × 185. Roma, Musei Capitolini

Indice

Descrizione del Galata morente di Epigonos

Il guerriero Galata è semisdraiato e sofferente per la ferita inferta dal nemico. Il suo torso è in posizione frontale. Il volto è caratterizzato sul viso da zigomi alti. La testa poi è girata verso destra e inclinata in avanti a causa del dolore provocato dalla ferita. Infatti si nota chiaramente sul petto un taglio dal quale fuoriesce un rivolo di sangue.

Interpretazioni e simbologia del Galata morente

Il soggetto della scultura è un guerriero Galata. I Galati erano un popolo barbaro della Gallia. Conquistarono il regno di Pergamo giungendo da nord.

L’uomo si accascia al suolo perché è stato ferito dai soldati del re di Pergamo Attalo I. Il guerriero è riconoscibile da alcuni attributi come lo scudo e il torques che porta al collo, un particolare gioiello in metallo ricurvo. Si tratta infatti di un manufatto prodotto nel nord Europa. Il volto poi è quello tipico di un guerriero della Gallia, caratterizzato dai particolari baffi. Infine i capelli sono riuniti a ciocche rigide e irsute. Ciò è dovuto abitudine dei guerrieri Galati di affrontare la battaglia con i capelli cosparsi di acqua e gesso.

I Committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Si tratta dell’opera più importante esposta presso i Musei Capitolini di Roma. Il Galata morente si trova infatti al centro della sala del gladiatore. La versione esposta presso i Musei Capitolini fu scoperta all’inizio del XVII secolo. La prima nota che riguarda tale ritrovamento e del 1623. A questa data infatti la scultura fu registrata all’interno della collezione della famiglia Ludovisi. I Musei Capitolini acquisirono poi il Galata morente nel 1734 con altre statue della collezione Ludovisi. Nel 1797 Napoleone ordinò il trasferimento della statua a Parigi. Finalmente nel 1815 in seguito al ripristino delle monarchie europee la statua tornò a Roma.

Gli storici ipotizzano che questa statua fosse parte di un grande donario costruito a Pergamo da Attalo I. Il sovrano infatti decretò la costruzione del complesso religioso per celebrare le vittorie sui Galati tra il III e II secolo avanti Cristo. Il tempio era consacrato Athena Nikephóros e le statue si trovavano sulla terrazza.

Probabilmente faceva parte di questo corredo decorativo anche il gruppo Ludovisi del Galata suicida con la moglie che si trova attualmente a Palazzo Altemps.

Si possono ammirare alcune versioni della scultura presso il museo dell’arte classica di Roma La Sapienza, il Museum of Classical Archaeology di Cambridge, alla Cortland Gallery di Roma. Altre copie si trovano inoltre Berlino, Carrara, Praga, Stoccolma e Venezia.

La storia dell’opera Galata morente

La scultura intitolata Galata morente è stata datata tra il 240 e il 220 avanti Cristo. Probabilmente i Ludovisi, la famiglia proprietaria, la trovarono all’interno degli spazi della loro villa sul Pincio. Infatti la loro proprietà comprendeva Gli Horti antichi di Cesare e parte degli Horti di Sallustio.

La datazione dell’opera in quanto originale o copia non è ad oggi condivisa tra tutti gli studiosi. In ogni caso questa scultura fu molto ammirata già nel passato e in epoca antica. La figura del guerriero infatti fu riprodotta nel tempo con disegni e incisioni.

In origine le ciocche dei capelli del guerriero erano molto più lunghe. Oggi invece risultano spezzate a causa dei danni provocati negli anni. Gli artisti del XVII e XVIII secolo furono molto ammirati dal Pathos che emana dalla scultura. Per questo molti sovrani e ricchi collezionisti commissionarono delle copie del Galata morente. In quegli anni inoltre la statua era considerata la rappresentazione di un gladiatore ferito e morente. Per questo fu anche intitolata Gladiatore morente, il Gladiatore ferito o il Mirmillone morente. Quest’ultimo era uno dei più potenti combattenti dell’arena.

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Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile del Galata morente di Epigonos

La versione originale della Statua intitolata Galata morente è datata tra il 220 e il 240 avanti Cristo. Alcuni storici pensano inoltre che a scolpire la statua originale sia stato Epigonos. L’artista era infatti lo scultore ufficiale della corte di Pergamo in quel periodo.

Il corpo nudo del guerriero è rappresentato con un certo realismo. Sono ben modellate le ciocche dei capelli scompigliati e i baffi. Sul fianco è visibile una ferita rappresentata nel dettaglio. Nell’intenzione dello scultore vi era la volontà di rendere onore allo sconfitto. Infatti il guerriero è colto nell’atto di resistere con estremo sforzo nonostante la ferita inferta. Ed è proprio questa, infatti, a rendergli onore.

Il pathos che emerge dalla posizione del corpo del guerriero è tipico della scuola scultorea di Pergamo. Tale corrente si sviluppò in età ellenistica dal 263 avanti Cristo, accanto alla scuola alessandrina e alla scuola rodia. Lo stile della scuola di Pergamo è definito dagli storici come barocco. Infatti i gruppi scultorei sono caratterizzati da pose teatrali con atteggiamenti enfatici. Inoltre nel modellato delle figure è evidente una ricerca di virtuosismo. Gli artisti cioè tendevano a evidenziare la loro abilità tecnica.

Durante il regno di Attalo I, il principale artista della scuola di Pergamo fu Epigonos. Lo scultore realizzò con molta probabilità il Galata morente e il gruppo Galata suicida.

La tecnica

La statua del Galata morente è in marmo e misura 73 cm di altezza per 185 cm di larghezza.

La luce sulla scultura

La scultura presenta una superficie chiara non perfettamente bianca ma velata dal tempo. L’illuminazione proveniente dall’alto crea così chiaroscuri in corrispondenza degli arti sollevati. Inoltre anche il viso, inclinato in avanti, si trova leggermente in ombra.

Rapporto con lo spazio

Il corpo scolpito del guerriero si trova a livello dello sguardo del visitatore. Inoltre essendo una statua a tuttotondo la collocazione centrale della scultura permette la sua fruizione da ogni lato. La posizione dalla quale è possibile osservare il viso e ogni dettaglio che caratterizza la statua è comunque quella frontale. Nonostante questo l’osservazione da altre prospettive permette di apprezzare l’opera in ogni sua parte. Infine anche se il Galata è disteso al suolo e seriamente ferito la sua posizione è aperta nello spazio. Infatti il busto compie una rotazione e si apre verso l’osservatore mentre la gamba sinistra si allunga e occupa un ulteriore spazio verso destra.

La struttura

La scultura poggia su una gran parte del corpo quindi la posizione non crea problemi di statica. Il peso del busto inclinato verso sinistra è sostenuto dal braccio destro. Le gambe sono praticamente parallele alla base anche se si flettono e creano due triangoli compositivi. Il busto invece rappresenta un elemento di forte instabilità poiché è obliquo. Interviene così il braccio destro a ristabilire l’equilibrio. Infine la testa si sporge ulteriormente in avanti e diventa così un terzo blocco compositivo e instabile. Nell’insieme la struttura trasmette efficacemente la sensazione di abbandono trattenuto del corpo.

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Bibliografia

  • Ranuccio Bianchi Bandinelli ed Enrico Paribeni, L’arte dell’antichità classica. Grecia, Torino, UTET Libreria, 1986, ISBN 88-7750-183-9.
  • Photini N. Zaphiropoulou, Capolavori della scultura greca antica, Ist. Poligrafico dello Stato Collana: Archeologia, 2007, EAN: 9788824011358
  • Giorgio Bejor, Marina Castoldi, Claudia Lambrugo, Arte greca, Mondadori Università; Nuova Edizione edizione (1 ottobre 2013), ISBN-10: 8861842968 ISBN-13: 978-8861842960
  • Luigi Rocchetti, Le gioie sepolte. Scultura greca del periodo arcaico, Arbor Sapientiae, 01/01/2018, EAN:9788894820850

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 26 agosto 2019.

Approfondisci la lettura consultando le schede delle altre sculture greche intitolate:

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Epigonos, Galata morente, sul sito del Musei Capitolini di Roma.