Gentiluomo col tricorno di Fra Galgario. Ritratto di uno sconosciuto

I ritratti impietosi e di grande profondità psicologica consegnano alla storia i lavori di Fra’ Galgario come una documentazione importante della vita del Settecento. Nobili e popolani furono soggetti dei suoi ritratti come il Gentiluomo col tricorno che racconta molto del suo sconosciuto protagonista.

Fra’ Galgario, Gentiluomo col tricorno, 1740 ca., olio su tela, cm 109 x 87. Milano, Museo Poldi Pezzoli

Il ritratto di un cavaliere dell’ordine di San Giorgio

L’identità del gentiluomo rappresentato nel ritratto di Fra’ Galgario è sconosciuta. Si conosce, solamente, la sua appartenenza all’ordine dei Cavalieri di San Giorgio. Il nobile ha il corpo di rivolto verso destra e il volto leggermente frontale con lo sguardo diretto verso l’osservatore. Il protagonista ha un’espressione sicura di sé, molto determinata, quasi incurante. È vestito con abiti molto eleganti dal che si desume sia una persona molto abbiente. La sua mano sinistra è parzialmente infilata all’interno dell’abbottonatura del panciotto riccamente decorato. Le maniche, l’apertura della giacca del panciotto e il bordo del Tricorno che indossa sono decorati con un pizzo elaborato e argentato.

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Il gentiluomo porta sul petto uno stemma decorato in oro dell’ordine di cavaliere. Si tratta, infatti di una croce rossa con quattro gigli, il Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio. Intorno al collo, sul colletto bianco, porta un papillon nero, molto di modo al suo tempo. La capigliatura è quella tipica dei gentiluomini settecenteschi. La grande parrucca grigia è fissata al collo per mezzo di un nastro nero. Al polso sinistro porta un bastone da passeggio trattenuto da una corda.

Lo stile. Ritratti impietosi e crudi della nobiltà Settecentesca

Fra’ Galgario non cercò mai di abbellire e idealizzare i volti ritratti nei suoi dipinti. Anzi, l’artista dipinse autentici testimonianze della vita provinciale del Settecento con grande abilità. Fu infatti un ricercato ritrattista e nei suoi dipinti, Fra’ Galgario studiò a fondo la psicologia e il carattere dei personaggi che rappresentò con grande sapienza tecnica. I suoi maestri a Bergamo furono Giacomo Cotta, un incisore milanese, e Bartolomeo Bianchini. Nel 1675 entrò nel convento di San Francesco da Paola a Venezia in qualità di frate laico nell’Ordine dei frati minimi. Con il nome di Vittore, a Venezia, fino al 1688, approfondì la conoscenza delle opere di Tiziano e Paolo Veronese.

Il colore e l’illuminazione del Gentiluomo con tricorno

L’incarnato del Gentiluomo con tricorno è il colore più intenso del ritratto. Segue poi, per luminosità, la decorazione argentata della giacca mentre per saturazione si distingue il nastro rosso del bastone da passeggio. L’abbigliamento del Gentiluomo si distacca dal fondo per contrasto di complementari. Infatti, il blu scuro della giacca è il corrispettivo complementare del marrone che colora lo sfondo. La luce, infine, illumina quasi in modo radente il Gentiluomo che emerge dal buio dello sfondo.

Lo spazio, la composizione e l’inquadratura

Il primo piano è riservato al Gentiluomo con tricorno, ritratto con una inquadratura a mezza figura. Pur essendo dipinta centralmente, la figura si volta verso destra e questo movimento determina una rotazione dell’asse compositivo in tal senso. Comunque, il peso della mano di destra, illuminata e dal colore acceso, viene compensato dal gran ricamo argentato che figura a sinistra.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Fra’ Galgario, Gentiluomo col tricorno, sul sito del Museo Poldi Pezzoli di Milano.