San Giorgio di Donatello

Il San Giorgio di Donatello rappresenta il patrono degli spadai e dei corazzai. La corporazione lo commissionò per essere esposto sulle pareti esterne dell’Oratorio di Orsanmichele a Firenze.

Donatello, San Giorgio, 1415-1417 circa, marmo, h 209 cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello

Descrizione

San Giorgio è rappresentato in piedi con le gambe divaricate e saldamente ancorate al suolo. Tra i piedi si trova poi la punta del pesante scudo crociato. Intorno al busto il Santo porta un mantello annodato sulla spalla destra e avvolto intorno al braccio sinistro. San Giorgio indossa inoltre la lorica e un abbigliamento da guerriero romano. Il suo volto giovane e fiero è orientato verso sinistra. Lo sguardo punta in lontananza con un’espressione seria ed eroica. Il viso infine presenta la fisionomia di un giovane uomo. Le sopracciglia sono aggrottate e lo sguardo intenso.

San Giorgio di Donatello - particolare del volto
San Giorgio di Donatello – particolare del volto
Interpretazioni e simbologia

Quattordici statue dei protettori delle Arti di Firenze furono destinatealle pareti esterne dell’Oratorio di Orsanmichele. Il San Giorgio, infatti, in qualità di Santo Guerriero era il patrono degli spadai e dei corazzai.

Donatello concepì il San Giorgio come un eroe cristiano fiero e sicuro di se. Il viso infatti esprime una forte determinazione e una decisa moralità. Se osservato frontalmente inoltre rivela una certa somiglianza con i  volti celebrativi degli imperatori romani.

I Committenti e la storia espositiva

San Giorgio è ritratto come un cavaliere con l’armatura e con lo scudo crociato. I committenti suggerirono tale scelta per rappresentare così la loro produzione.

Nel corso dell’Ottocento, il San Giorgio di Donatello fu spostato sulla parte esposta a nord nel tabernacolo della Madonna della Rosa. Tale nicchia era infatti vuota dal 1628 perché in tale data la statua della Madonna fu spostata all’interno dell’Oratorio. Nel 1854 in seguito ad un atto vandalico il lancio di un sasso causò la rottura del naso. Così, per proteggere più efficacemente la statua, dal 1891 si decise di trasferire il San Giorgio all’interno del Museo Nazionale del Bargello.

Ignoti trafugarono il Santo nel 1944. Nel maggio del 1945, Frederick Hart ritrovò la statua a Neumelans. Il San Giorgio tornò così in Italia il 20 luglio 1945. Dal 1976, l’amministrazione decise di trasferire anche la formella del basamento con il cavaliere e la principessa. L’originale fu sostituito, nel 1892, da una copia in bronzo della Fonderia Galli su calco di Oronzo Lelli. Gli appassionati non condivisero però tale scelta. Così, dal 2008, la Soprintendenza per il Polo museale fiorentino pose una copia in marmo al posto di quella in bronzo.

San Giorgio di Donatello - particolare del tabernacolo esterno a Orsanmichele
San Giorgio di Donatello – particolare del tabernacolo esterno a Orsanmichele
La storia dell’opera

Donatello fu allievo di Lorenzo Ghiberti e dal maestro apprese un linguaggio scultoreo nuovo in accordo con l’estetica di tipo rinascimentale. In seguito ad un soggiorno a Roma Donatello ebbe la possibilità di osservare e studiare le statue classiche. Lo scultore realizzò così le figure di San Giorgio e di San Giovanni Evangelista con nuove idee sulla rappresentazione del corpo umano.

Dopo il 1417 il bassorilievo con un cavaliere che uccide il drago trovò posto nel basamento della statua, in posizione frontale. Il titolo più noto di questo rilievo è San Giorgio che uccide il drago. La scena rimanda agli ideali rinascimentali mentre la solida prospettiva centrale è ispirata a Brunelleschi.

Consulta anche le opere di Donatello intitolate: Monumento equestre del GattamelataIl DavidIl Crocifisso.

Lo stile della scultura San Giorgio di Donatello

La statua che raffigura San Giorgio è una scultura a tutto tondo realizzata in marmo apuano.

La luce sulla scultura

La posizione della statua di San Giorgio all’interno della nicchia è condizionata dalla limitata esposizione. Inoltre l’orientamento a nord offre una illuminazione costante rispetto alle altre facciate dell’Oratorio. Il volto di San Giorgio viene posto in risalto e pienamente illuminato anche se una parte rimane in leggera ombra. La superficie dello scudo è solcata solo dalle ombre della croce mentre il resto risulta pienamente illuminato. Profonde ombre, infine, descrivono i panneggi del mantello e le profondità tra le gambe e lo scudo.

Lo spazio

Nonostante il San Giorgio di Donatello sia una statua concepita come un tutto tondo la sua collocazione non permette una visione completa. Infatti la scultura è posta all’interno di una nicchia della facciata dell’Oratorio di Orsanmichele a Firenze.Il tabernacolo che ospita attualmente la copia in marmo è meno profondo degli altri poiché nel muro di fondo si trova una scala a chiocciola.

Donatello concepì la scultura per una visione dal basso e frontale. In tal modo è lo scudo ad essere valorizzato come un basamento sul quale svetta il busto del Santo. Infatti dal punto di vista del passante, le gambe aperte a compasso della statua  e lo scudo creano un ampio triangolo con il vertice verso l’alto. Si viene così a creare una spinta che rende ancora più monumentale il personaggio.

 

San Giorgio di Donatello - particolare vista dal basso
San Giorgio di Donatello – particolare vista dal basso

 

La struttura della statua

La struttura compositiva della scultura è evidentemente basata sulla geometria del triangolo. Infatti le diverse parti del corpo si possono riportare a tale figura geometrica. Il busto e il bacino si riducono così a due triangoli opposti con i vertici coincidenti. La stessa struttura si trova poi in basso nella zona occupata dalle gambe e dalla parte inferiore dello scudo.

Il viso di San Giorgio è ruotato verso destra rispetto all’asse centrale. L’intera figura si può inoltre far rientrare in uno schema a tre ovali sovrapposti. Dal basso, lo scudo, poi il busto e infine il volto.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Donatello, San Giorgio, sul sito del Museo Nazionale del Bargello di Firenze. Sul sito dei beni culturali MiBACT