Cristo in pietà sorretto da tre angeli di Antonello da Messina

Cristo in pietà sorretto da tre angeli di Antonello da Messina è, purtroppo, gravemente danneggiato ma permette di apprezzare ugualmente lo stile dell’artista.

Antonello da Messina o Antonello di Giovanni de Antonio, Cristo in pietà sorretto da tre angeli, 1474-1476 circa, olio (?) su tavola, 115 x 85,5 cm. Venezia, Museo Correr

Indice

Descrizione del dipinto Cristo in pietà sorretto da tre angeli di Antonello da Messina

Nel dipinto Cristo in pietà sorretto da tre angeli, Gesù è morto. Il suo corpo, accasciato sul sarcofago, è stato appena deposto dalla Croce. Tre angeli sostengono Gesù e lo preparano alla sepoltura pulendo le ferite inferte durante il martirio. La scena è ambientata all’interno di un paesaggio verdeggiante. Si notano inoltre, alcune colline, un sentiero di campagna che curva dolcemente. In primo piano il terreno è cosparso di teschi. Sul fondo è presente un borgo con alcune torri e la chiesa visibile a destra, fra le ali dell’angelo. Infine sulla scena domina un terso cielo primaverile.

Interpretazioni e simbologia

La tipologia iconografica utilizzata nell’opera di Antonello da Messina era comune tra gli artisti del primo Rinascimento veneto. Il Cristo in pietà è una vera e propria tipologia che si affianca a quelle del Compianto, della Deposizione e dell’Ecce Homo. La chiesa rappresentata nello sfondo potrebbe essere la Chiesa di San Francesco all’Immacolata a Messina.

I Committenti, le collezioni e la storia espositiva

L’abate Teodoro Correr nel 1830 destinò l’opera alle civiche raccolte di Venezia. La committenza e la destinazione originarie, però, sono sconosciute poiché l’abate distrusse ogni documento relativo all’acquisto delle opere. Vincenzo Lazari, nel 1854, attribuì il dipinto a un artista ignoto di “Scuola Veneta del Sec. XV”. In seguito fu poi considerata opera di Giovanni Bellini. Bernard Berenson e Jacobsen nel 1894 sostennero tale attribuzione. Fu Ludwig, nel 1902, che indicò il dipinto come un’opera di Antonello da Messina. Frizzoni, infine, lo attribuì ufficialmente all’artista nel 1909. Si tratta dell’unico dipinto di Antonello rimasto a Venezia.

La storia dell’opera

Agli inizi del Novecento, l’opera era in pessime condizioni, anche per via di cattivi restauri. Si procedette, così, tra il 1939 e il 1940, a un primo intervento. Vennero asportate le pitture del Settecento e la tavola fu consolidata. Il viso di Cristo e quelli degli angeli risultano però irrimediabilmente perduti. Tra il 1991 e il 1992 si realizzò un ulteriore intervento per rimuovere la vecchia vernice.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile

Cristo in pietà sorretto da tre angeli è un dipinto devozionale di Antonello da Messina del quale, però non è possibile stabilire se di uso privato o pubblico. Infatti le misure dell’opera sono coerenti con entrambe le destinazioni. Il maestro dipinse l’opera nel 1474-1476, pochi anni prima della Pala di San Cassiano. In quegli anni Antonello si ispirò ad artisti come Jan van Eyck o Petrus Christus. Inoltre, nella costruzione dello spazio si riconoscono, le ricerche prospettiche di Piero della Francesca. Antonello, infatti, lo aveva probabilmente incontrato intorno al 1473 a Roma.

Il paesaggio di stile fiammingo che circonda la scena religiosa è minuziosamente descritto e fu ispirato, probabilmente, dalle opere presenti nelle collezioni di Palermo e Napoli. Si possono, infatti, cogliere molti particolari ambientali come la chiesa in lontananza. Antonello da Messina creò un contrasto espressivo tra la scena drammatica in primo piano e la serenità del paesaggio sullo sfondo.

La tecnica

Antonello da Messina utilizzò, probabilmente, colori ad olio per dipingere la piccola tavola. Tale tecnica era ancora poco utilizzata nel territorio italico e il maestro la apprese dagli artisti fiamminghi. Le figure sono realizzate con l’utilizzo di sottili velature colorate che permettono una efficace definizione delle forme. Alla base dell’opera vi è una solida progettazione grafica.

Il colore e l’illuminazione

L’opera di Antonello da Messina presenta una dominanza di colori caldi. Infatti, nella zona occupata dalle figure e dal paesaggio prevale un tono ocra. Contribuiscono a tale effetto anche le parti nelle quali emerge il fondo per via del degrado della pellicola pittorica. Invece, nella parte alta il cielo è colorato con un azzurro freddo e cristallino. Tra le due parti esiste, quindi, un contrasto di temperatura cromatica. Inoltre, la figura di Cristo, in primo piano contrasta con il sepolcro più scuro e le figure degli angeli. La luce tersa e metallica illumina l’intero paesaggio e le figure in primo piano. Infine, Cristo, al centro del piano pittorico, è messo in evidenza grazie al chiaroscuro che ne modella le forme.

Approfondisci con le altre opere di Antonello da Messina intitolate: San Girolamo nello studio, Il Condottiero, Vergine annunciata, Sant’Agostino, San Girolamo, San Gregorio Magno, Madonna con Bambino, San Benedetto, Ritratto d’uomo di Cefalù, Ecce homo, Ritratto d’uomo di Roma, San Giovanni Evangelista, Crocifissione.

Lo spazio

La scena si svolge all’aperto, in un paesaggio di campagna. Dagli insegnamenti di Piero della Francesca, Antonello apprese le regole matematiche della prospettiva e il modo di utilizzarla nella composizione delle opere. Cristo si trova al centro con un punto di vista prospettico molto ravvicinato che esalta la monumentalità e la solennità del corpo. Gli altri indicatori spaziali quali la sovrapposizione e la prospettiva di grandezza permettono di strutturare la profondità dell’immagine. Inoltre, il punto di vista adottato da Antonello permette al fedele di sentirsi parte dell’evento che si svolge a poca distanza dal fronte del dipinto. Infine, il punto di vista rende la sua figura monumentale. Il devoto osserva la scena da una distanza ravvicinata e partecipa all’evento condividendo lo spazio con i personaggi.

La composizione e l’inquadratura

Il piccolo dipinto rettangolare è sviluppato in verticale. L’inquadratura racchiude i personaggi senza lasciare spazio tra loro e il bordo. Inoltre, il corpo deposto è tagliato nella parte inferiore come l’angelo di sinistra. Cristo è posto al centro del dipinto mentre gli angeli sono ai suoi lati. La figura di Gesù occupa, quindi, interamente la verticale dell’immagine. Nell’opera non è presente una stretta simmetria sebbene gli angeli si dispongono a destra, a sinistra e al centro, dietro il corpo di Gesù. Nell’opera prevalgono andamenti lineari verticali prodotti dai corpi dei personaggi. Le ali degli angeli creano, in alto, un ritmo compositivo che attraversa l’intera larghezza del dipinto. Lo spazio risulta movimentato dalle posizioni delle figure alate che si impegnano nel sostenere il corpo di Gesù.

Bibliografia

  • Gioacchino Barbera, Antonello da Messina, Milano, Editore Electa-Banco Ambrosiano Veneto, 1997, ISBN 88-8016-202-0.
  • Mauro Lucco, Antonello da Messina, l’opera completa, Milano, Editore Silvana, 2006, ISBN 88-366-0633-4
  • Marco Bussagli, Antonello da Messina, 2016, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, EAN:9788809991675
  • Antonello da Messina, 2019, Skira, Arte antica. Cataloghi, ISBN: 885723927
  • Antonello da Messina. Ediz. illustrata, 21 marzo 2019, Collana: Skira Masters, EAN: 9788857239286

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Antonello da Messina, Cristo in pietà sorretto da tre angeli, sul sito del Museo Correr di Venezia.