Blue Poles di Jackson Pollock

Blue Poles di Jackson Pollock è uno dei dipinti più noti dell’artista statunitense che negli anni Quaranta del Novecento elaborò la tecnica del dripping.

Jackson Pollock, Blue Poles Number 11, 1952, olio, smalto, vernice di alluminio, vetro su tela, 212,1 x 488,9 cm. Canberra, National Gallery of Australia

Indice

Descrizione di Blue Poles di Jackson Pollock

Nel campo pittorico delimitato dal formato rettangolare dell’opera sono distribuiti una serie di interventi di arte gestuale di vario orientamento. Si individuano colature, matasse e grovigli di linee colorate prodotte dal dripping. Inoltre la superficie, nel complesso, assume un aspetto uniformemente frammentato che costituisce una sorta di sfondo astratto. Nel tessuto di tracce liquide e curvilinee si individuano poi otto forme verticali scure. Inoltre, la loro altezza corrisponde quasi al totale dell’altezza dell’opera mentre l’andamento è obliquo. Alcune sono orientate verso sinistra altre invece a destra. Infine lungo le aste dei pali sono ancorati elementi segnici di colore nero rivolti quasi tutti verso destra.

Interpretazioni e simbologia del dipinto Blue Poles di Jackson Pollock

I pali che compaiono nel dipinto sono, forse, forme identificabili di oggetti reali. Infatti il titolo stesso dato dall’artista indica la sua volontà di interpretare le forme in modo specifico. Secondo la critica si possono così identificare con totem o alti alberi delle navi. Le forme definite pali ricorrono poi in altri dipinti di Jackson Pollock.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

La National Gallery of Australia di Canberra acquistò nel 1973 Blue Poles di Jackson Pollock. Il dipinto fu commissionato all’artista dall’architetto Tony Smith.

La storia dell’opera Blue Poles di Jackson Pollock

Jackson Pollock espose per la prima volta Blue Poles alla Sidney Janis Gallery con il titolo Number 11, 1952. In seguito l’artista intitolò il dipinto Blue Poles e così rimase fino ad ora. Sembra che Pollock abbia inizialmente datato l’opera 1953. Stanley P. Friedman, un giornalista statunitense, nel 1973 raccontò sul New York Magazine alcuni aneddoti riguardo all’opera. Secondo una rivelazione di Tony Smith, l’architetto e Barnett Newman realizzarono insieme una parte del dipinto. Comunque i loro interventi non furono determinanti e Pollock li coprì con il lavoro successivo. L’artista ha datato e firmato l’opera con la scritta “Jackson Pollock 52“.

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Lo stile di Blue Poles di Jackson Pollock

Il grande dipinto astratto è la registrazione del gesto di Pollock tracciato nell’aria sopra la tela stesa sul pavimento del suo studio. L’artista si muoveva inoltre intorno al tessuto e costruiva la composizione progressivamente tenendo conto degli interventi di dripping che creavano le configurazioni segniche. Pollock poi aveva elaborato una particolare gesticolazione e facendo roteare il braccio creava le strutture cromatiche facendo colare il colore liquido.

La tecnica

Blue Poles è un dipinto astratto realizzato con la tecnica del dripping. Il supporto è rappresentato da una tela di lino belga di qualità molto alta. Pollock, come suo solito, utilizzò invece colori ad olio industriali.

Pollock preparò la grande tela stesa a terra stendendo il colore con un rullo come fece a partire dal 1947. La preparazione è testimoniata anche dalla presenza sulla superficie di frammenti di materiali vari usati nella prima stesura. Probabilmente quindi stese la tela libera da telaio ancorandola ad una trave per far colare del pigmento bianco.

Il dripping

La tecnica del dripping consiste nel far colare il colore liquido sulla tela stesa a terra. L’artista utilizzava pennelli molto imbevuti da quali scendevano colature di pigmento. In seguito alla preparazione con il bianco Pollock stese nuovamente la tela sul pavimento. L’artista procedette così alla creazione delle tracce circolari di colori. Utilizzò diversi tipi di strumenti come bastoncini, spazzole e siringhe per costruire le tracce circolari e lineari. In un primo momento creò i segni in giallo, arancione e grigio. Quindi sospese il suo intervento per far seccare il colore. Tornò poi nuovamente a creare i segni blu che danno il titolo al dipinto. I pali sono integrati con le colature di colore bianco, nero e blu. Pollock infine utilizzò pennelli e stracci per far colare la vernice in basso.

Il colore e l’illuminazione

I colori di base sono il nero dei pali e il bianco del fondo e di alcuni interventi sovrapposti. Si individua una componente calda prodotta dal giallo, dall’arancio e dal rosso. Infine alcuni colori sono prodotti dall’unione di quelli utilizzati dall’artista e dalla fusione delle tracce sulla retina dell’osservatore nel caso di una visione da lontano

Lo spazio

Blue Poles è un dipinto astratto che non rappresenta figure reali. Lo spazio è quindi prodotto dalla distribuzione a tutto campo dell’intervento segnico di Jackson Pollock. Comunque i grandi pali creano delle forme compositive che possono anche suggerire una debole lettura tridimensionale. Si tratta comunque di una articolazione figura-sfondo che non vuole imitare la spazialità del reale.

La composizione e l’inquadratura

Il dipinto è di forma rettangolare molto estesa in orizzontale. Pollock curò infatti attentamente la composizione di Blue Poles. La linea bianca creata dal gocciolamento posta in prossimità del bordo sinistro fu così realizzata per equilibrare la struttura del dipinto.

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Bibliografia

  • Fausto Gilberti, Jackson Pollock. Ediz. italiana e inglese, 15 marzo 2015, Corraini, EAN: 9788875704926
  • Achille Bonito Oliva, Pollock, 2016, Giunti, Editore Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809991637
  • Leonhard Emmerling, Pollock. Ediz. illustrata, 31 maggio 2016, Taschen Collana: Basic Art, EAN: 9783836537360
  • Jackson Pollock, Lettere, riflessioni, testimonianze, Curatore: E. Pontiggia, 1991; 2 marzo 2017, SE, Collana: Testi e documenti, EAN: 9788867232581

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 22 marzo 2021.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Jackson Pollock, Blue Poles Number 11, sul sito della National Gallery of Australia di Canberra.

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