Auriga di Delfi

L’Auriga di Delfi è una scultura unica nel suo genere del periodo severo che raffigura la vittoria di un atleta.

Sòtade di Tèspie o Pitagora di Reggio, Auriga di Delfi, 474 a.C., bronzo, 180 cm. Delfi, Museo archeologico

Indice

Descrizione dell’Auriga di Delfi

L’auriga indossa un chitone, una veste stretta intorno ai fianchi, che arriva fino ai suoi piedi. La mano destra stringe le redini che guidano i cavalli aggiogati al carro. Il viso è leggermente inclinato verso la destra del personaggio e una benda con decorazioni a meandro stringe il suo capo coperto da piccoli ricci. L’auriga mostra un’espressione decisa che rivela ancora la tensione della gara.

Interpretazioni e simbologia dell’Auriga di Delfi

Il soggetto rappresentato nella scultura è un atleta. La benda che stringe il capo dell’Auriga era detta tenia ed era destinata al vincitore di una competizione.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Il tiranno di Gela, Polizelo di Dinomene commissionò la statua per tramandare ai posteri una vittoria nella corsa dei carri del 478 o nel 474 a.C. La statua è ospitata presso il Museo archeologico di Delfi.

L’artista e la società. La storia dell’opera Auriga di Delfi

L’Auriga di Delfi risale al 474 a.C. Gli archeologi trovarono la statua durante gli scavi del santuario di Apollo a Delfi. La scultura si trovava sotto un cumulo di massi caduti dalle rupi Fedriadi. Gli storici non conoscono con certezza il nome dello scultore. Probabilmente, si tratta di opera di Sotade di Tespie o di Pitagora di Reggio.

Nella sua collocazione originale la statua dell’auriga era posta sopra ad un carro trainato da cavalli. La scultura è in buone condizione mentre del carro esistono solo alcuni frammenti. Alla figura manca solo il braccio sinistro.

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Lo stile dell’Auriga di Delfi

Il corpo dell’auriga è coperto da un chitone di forma rigida e massiccia. La superficie scanalata in modo regolare ricorda quella di una colonna architettonica. I capelli sono rappresentati con piccoli ricci grafici quasi incisi nel capo. Alcuni particolari anatomici sono resi con naturalismo e descrivono lo stato d’animo dell’atleta. I piedi infatti sono attentamente modellati e i tendini tesi raccontano la tensione dello sforzo appena compiuto. Infine il viso oltre a rappresentare la bellezza ideale che caratterizza la statuaria greca mostra qualche tratto particolare che suggerisce un principio di ritratto. La rigidità della posizione e la datazione della scultura la fanno risalire allo stile severo che gli storici collocano tra il 480 e il 450 a.C. Negli stessi anni fu realizzato il Cronide di Capo Artemisio.

La tecnica

L’Auriga è una fusione in bronzo di notevole spessore e di 180 cm di altezza. Il corpo fu assemblato al termine della fusione delle singole parti. In seguito lo scultore realizzò i dettagli a freddo intervenendo con il bulino. Sono inoltre presenti applicazioni di argento per decorare la benda. Il rame fu usato per le ciglia e la pietra dura per gli occhi. La sua buona conservazione è stata possibile grazie allo spessore del materiale che ne ha permesso la resistenza agli elementi climatici.

La luce sulla scultura

La statua dell’Auriga è una fusione in bronzo, quindi la superficie è scura e metallica. La luce ambientale che rivela la statua crea così chiaroscuri netti tra le pieghe della veste.

Rapporto con lo spazio

L’auriga è rivolto in avanti, probabilmente verso i cavalli guidati dalle redini che tiene in mano. Il suo corpo inoltre è sollevato rispetto all’osservatore e assume un aspetto monumentale. La sua figura stante lo isola dal contesto e l’atleta sembra avvolto da una realtà senza tempo.

La struttura

Il corpo dell’Auriga è stabile e sostenuto dai piedi del protagonista. La sua posizione simmetrica e verticale infine comunica una sensazione di immobilità.

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