Per Vittorio Sgarbi l’artista trasferisce la sua anima nell’opera

Per Vittorio Sgarbi, l’artista trasferisce la sua anima nell’opera e compie un’operazione alchemica. di Marco Rabino

L’uomo riesce in quella misteriosa operazione alchemica di trasferimento della sua anima dal corpo a quella sorta di protesi, eterna, che è l’opera d’arte.” (Vittorio Sgarbi, Dell’anima, Bompiani, 2004)1

Dobbiamo superare il pensiero contemporaneo che riserva all’opera d’arte le sale asettiche dei musei. Il sistema di conservazione dell’arte, in Italia e nel mondo, ci spinge a visite veloci, contingentate e superficiali. L’opera d’arte è descritta poi dai cartellini dove possiamo leggere qualche informazione storica e di storia dell’arte. Se visitiamo un museo e osserviamo pigramente le sue stanze perdiamo una grande occasione esistenziale. Recentemente ho visitato l’interessante Museo Civico di Borgosansepolcro e dopo tre ore di visita non avevo ancora terminato. Con mia sorpresa, i custodi mi avevano preventivato una visita di 40 o 50 minuti, sottolineando che alcuni visitatori se la cavano con 20 minuti. Ho visto due persone uscire dopo 15 minuti.

L’opera d’arte rimane agonizzante sulle pareti di questi loghi semiabbandonati. Ricordiamoci invece che l’opera d’arte è un potente dispositivo di crescita che migliora la nostra vita. È una porta che ci da accesso all’invisibile spirituale. Varcare la soglia dell’opera significa renderci consapevoli e più liberi dalle catene del sistema politico ed economico.

Le teorie del daimon dell’artista

Fortunatamente sono tante le menti illuminate che ci spingono a osservare in modo più consapevole un dipinto, una scultura o un’architettura. Vi consiglio le idee di un grande psicanalista illuminato, James Hillman che considera l’arte come accesso all’anima e giardino della psiche. Se volete approfondire le idee e gli insegnamenti di Selene Calloni Williams, allieva di Hillman, seguite i suoi video che raccontano l’anima degli artisti, il loro daimon, attraverso la psicologia immaginale di Henri Corbin e James Hillman.

In Italia abbiamo Vittorio Sgarbi, profeta e condottiero, che si è battuto fin dall’inizio della sua carriera per una fruizione viva e personale dell’opera d’arte. Una lettura interessante, quasi un manifesto, di Sgarbi, potete leggerla nel suo piccolo ma intenso testo intitolato Dell’anima, pubblicato da Bompiani nel 2004.

Le critiche alle teorie della neuroestetica di Vittorio Sgarbi

Sgarbi critica le teorie del biologo Francis Crick, scopritore del DNA e contesta la visione neuroscientifica che nella seconda metà del Novecento descrive la mente come un epifenomeno di impulsi biochimici e circuiti neuronali. L’anima secondo, che secondo i neuroscienziati coincide con questi meccanismi, è quindi destinata a svanire del tutto con la morte biologica del cervello. Le teorie neuroscientifiche portano, negli anni Novanta del Novecento, alla fondazione della neuroestetica, teorizzata dall neurobiologo visivo Semir Zeki. Le sue ricerche portano a identificare l’esperienza estetica come un processo biochimico. Di conseguenza, per la neuroestetica, l’artista è un inconsapevole ricercatore scientifico: “I grandi pittori sono, inconsapevolmente, dei neuroscienziati che studiano le capacità della corteccia visiva“, (Semir Zeki).

Alva Noë e l’arte come tecnologia della mente

A questa teoria, nel tempo si contrappongono altre impostazioni che criticano totalmente o in parte il riduzionismo clinico della produzione e della fruizione dell’opera d’arte. Un apporto interessante proviene dal filosofo americano Alva Noë. Nel suo testo intitolato Strumenti strani. L’arte e la natura umana (2022), che si oppone all’idea di una mente biochimica e abbraccia invece la teoria di enattivismo e di mente estesa (Extended Mind). L’arte non è uno stimolo visivo che attiva un neurone, ma è una tecnologia della mente, un’attività organizzativa con cui ristrutturiamo continuamente il nostro Lebenswelt (Mondo della vita), il mondo della nostra esperienza immediata e intuitiva, (Husserl).

Andy Clark e la mente estesa

Per questi studiosi, invece, l’opera d’arte è lo Scaffolding, una impalcatura protettiva esterna alla mente contro il caos della vita quotidiana. Il soggetto di un’opera d’arte, un particolare, un personaggio, l’armonia tra colori, offrono un sostegno alla mente per gestire le difficoltà che incontra nel processare l’esperienza nel mondo. Il concetto di scaffolding cognitivo (o “impalcatura” ambientale) è stato applicato alla filosofia della mente da Andy Clark e risale nel 1997 con il suo testo Being There: Putting Brain, Body, and World Together Again. Andy Clark si è ispirato alle teorie dello sviluppo infantile dello psicologo sovietico Lev Vygotskij. Sempre Clark elabora poi il concetto di Mente Estesa (The Extended Mind), insieme a David Chalmers l’anno successivo, nel 1998.

Alva Noë e Andy Clark sono solo due esempi, di altri, che offrono alternative alla visione della mente e dell’arte come un processo biochimico.

Vittorio Sgarbi e l’opera d’arte come specchio dell’anima

Anche Vittorio Sgarbi è contrario a questa riduzione meccanicistica della mente umana e del lavoro dell’artista. La sua è una visione storico-culturale, ed è convinto che si deve recuperare la dimensione dello spirito. Osservare e interpretare un’opera d’arte deve portarci a creare bellezza e significato. L’arte è lo strumento empirico (lo scaffolding di Andy Clark) che dimostra come l’uomo produca qualcosa che va oltre le sole funzioni biologiche di sopravvivenza. (Lo strano strumento di Alva Noë).

Bibliografia

  • Andy Clark, David Chalmers, La teoria della Mente Estesa (The Extended Mind) (1998)
  • James Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
  • Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, 1936
  • Alva Noë, Strange Tools: Art and Human Nature, 2015; Strani strumenti. L’arte e la natura umana, Einaudi, 2022
  • (1) Vittorio Sgarbi, Dell’anima, Bompiani, 2004, ISBN-10 9788845211256 ISBN-13 978-8845211256
  • Semir Zeki, Inner Vision. An Exploration of Art and the Brain, 1999; (Trad. it. a cura di Paolo Pagli e Giovanna De Vivo, La visione dall’interno. Arte e cervello. 2003. Torino, Bollati Boringhieri, 2003 ISBN 88-339-1471-2)

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