Piet Mondrian nutriva un grande interesse filosofico-spirituale e dal 1909 si avvicinò alla Società Teosofica.
“Ho passato anni a studiare i maestri del primo Novecento con un filtro puramente accademico. Ma analizzando Piet Mondrian ho scoperto un paradosso incredibile. Le sue griglie geometriche, apparentemente fredde, razionali e disciplinate, non sono semplici esercizi di design. Sono mappe esoteriche. Guardate questi quadrati: rappresentano la nascita geometrica di una nuova spiritualità teosofica.“
La ricerca personale di ogni artista trova le sue motivazioni nel rapporto con la società del suo tempo. Nel caso, poi, di grandi artisti l’intera opera riflette una evoluzione spirituale che tende dal personale all’universale. Questo è il percorso sacro ed esoterico sperimentato da Piet Mondrian che, spinto da una grande esigenza spirituale interiore, nel 1909 si avvicinò alla società Teosofica di Helena Petrovna Blavatsky.
La crisi del pensiero positivista
La teosofia è uno dei sistemi di pensiero più complessi e influenti del panorama esoterico e filosofico occidentale. Secondo le intenzioni dei suoi fondatori si pone infatti come un ponte tra le tradizioni sapienziali dell’Oriente e la ricerca razionale dell’Occidente. Nasce in un periodo di profonda crisi del positivismo scientifico e del dogmatismo religioso e si deve intendere come uno dei tentativi di recuperare la dimensione spirituale nel mondo occidentale. Storicamente, la teosofia è intesa come corrente speculativa, radicata nel neoplatonismo e nel misticismo cristiano.
La Società Teosofica moderna
La teosofia moderna è opera di Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) che cofondò la Società Teosofica nel 1875 a New York insieme a Henry Steel Olcott, William Quan Judge e altri associati. La loro intenzione era quella di ricercare a una forma di conoscenza diretta, intuitiva e iniziatica delle realtà divine e delle leggi occulte che governano il cosmo. Si può definire la Teosofia moderna come un sistema sincretico che propone la sintesi di scienza, religione e filosofia. La Società Teosofica non si è mai presentata come una religione nel senso dogmatico del termine, ma come un’associazione di ricercatori liberi uniti. Il motto della società era «Non c’è religione più elevata della Verità».
Alla base dello statuto, atto fondativo di questa associazione di spiriti liberi, vi era una visione olistica e inclusiva dell’esperienza umana. I principii fondamentali della Teosofia sono una cosmologia e un’antropologia profondamente articolate, basate sull’idea che l’universo non sia un aggregato meccanico di materia, ma un organismo vivente e cosciente. Uno dei principi fondamentali, utilizzato anche da Mondrian è la distruzione della forma naturale come necessità teosofica per rivelare l’unità del cosmo.
La scissione del 1913 e la nascita della Società Antroposofica di Rudolf Steiner
Nel corso del tempo, la Società Teosofica subì diverse crisi interne che hanno portato alla nascita di nuovi rami e scuole di pensiero indipendenti. La scissione più incisiva fu quella avvenuta nel 1913, quando Rudolf Steiner, segretario della sezione tedesca, abbandonò il movimento per fondare la Società Antroposofica. L’Antroposofia di Steiner mantenne le radici teosofiche ma si orientò verso un approccio più centrato sull’esperienza interiore del pensiero. Sviluppò inoltre la pratica in campi come l’agricoltura biodinamica e la pedagogia Waldorf ed ebbe una determinante visione dell’arte.
Mondrian Teosofo
Le idee teosofiche ebbero un grande impatto su intellettuali e artisti di inizio Novecento. Piet Mondrian il 25 maggio 1909, oppure il 14 maggio 1909, conseguì il diploma numero 1690 rilasciato dalla Società Teosofica Olandese e firmato da Annie Besant. Nel 1913 Mondrian, teosofo militante, iniziò un processo di identificazione tra la sua visione d’arte e i suoi studi teosofici, arrivando ad abbandonare progressivamente la figurazione.
Il pittore seguì attivamente ma in gran segreto la Società Teosofica fino al 1918 circa. Ma la conoscenza dei testi di Rudolf Steiner lo indusse a modificare immediatamente le sue opere dai toni più accesi, in atmosfere sfumate e paesaggi puri e inanimati, o in visioni di silenzio. La nuova figurazione, coerentemente con le idee teosofiche, doveva esprimere simboli di transizione a stadi superiori, per avviare il processo di evoluzione personale dall’io eterico al mentale superiore. La Società Teosofica dell’epoca non comprese immediatamente la portata del genio di Mondrian, lasciando “in sospeso” per molti anni le sue proposte di pubblicazione riguardanti il legame tra arte e spirito.
Le radici della Spiritualità di Piet Mondrian
Mondrian iniziò la sua ricerca spirituale molto presto: nato in una famiglia calvinista, Mondrian attraversò una crisi religiosa intorno al 1900 che lo portò ad allontanarsi dalla fede paterna per esplorare l’occultismo e l’esoterismo. Il pittore iniziò, già durante gli anni di studio all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam tra il 1892e il 1897, ad affrontare il mondo degli ambienti teosofici attraverso i compagni di corso, tra i quali l’architetto Karel de Bazel. Mondrian incarna il concetto di artista-ricercatore, che costruisce un “ponte” (Antahkarana) tra il mondo degli archetipi e la realtà manifesta. L’obiettivo delle sue combinazioni lineari su superficie piatta è raggiungere una “bellezza generale” che esprima la “somma coscienza“.
Piet Mondrian, l’artista profeta dell’equilibrio interiore
Mondrian fu un artista intellettualmente ispirato sulle pagine di Goethe, Schiller, Schopenhauer. A inizio Novecento si avvicinò i testi di Rudolf Steiner (1861-1925), fondatore dell’Antroposofia, in seguito alla sua scissione con la Società Teosofica. Mondrian rimase membro della Società per tutta la vita e portò con sé il certificato di appartenenza nei trasferimenti a Parigi, Londra e New York. Fedele alla teoria della Blavatsky, si considerava una “vecchia anima” impegnata in un processo di reincarnazione. Mondrian, sempre coerentemente con le teorie teosofiche, credeva che il ruolo dell’artista fosse quello di un “sacerdote” capace di aiutare l’uomo comune a raggiungere l’equilibrio interiore attraverso l’arte. Non dimentichiamo, infatti, la forte vocazione universalista e pedagogica della Teosofia orientata alla fratellanza universale.
Il passaggio all’astrazione grazie all’ispirazione teosofica
È quindi grazie alla sua militanza nella Società Teosofica che Mondrian iniziò quel percorso evolutivo che lo portò all’astrazione a partire dalle prime esperienze figurative di matrice simbolista. La Teosofia, infatti, fornì a Mondrian la base ideologica per giustificare il passaggio all’astrazione, intesa non come negazione della realtà, ma come ricerca della sua essenza immutabile.
La simbologia cromatica e strutturale di questo periodo ha le sue radici nei testi e nelle teorie di Annie Besant. Secondo Mondrian, l’opera d’arte ha il compito di generare armonia non solo per l’artista, ma anche per lo spettatore, aiutandolo a ritrovare un centro interiore di fronte al caos del mondo.
Il trittico Evoluzione, il manifesto artistico della teosofia di Mondrian
È con il Trittico “Evoluzione” del 1911, dipinto all’età di 39 anni, che Mondrian crea l’opera figurativa più esplicitamente teosofica, quasi un manifesto poetico artistico. Mondrian raffigura tre figure femminili che rappresentano le tre fasi dell’ascesa spirituale dell’anima. Sono figure asessuate, quasi icone bizantine, non così comuni nella pittura di Mondrian. Dobbiamo tenere presente che come è scritto ne “La Dottrina Segreta” di Helena Petrovna Blavatsky, il concetto teosofico di evoluzione richiede la “distruzione” delle vecchie forme per far spazio al nuovo. Questo principio di crescita spirituale divenne centrale nell’estetica di Mondrian, l’astrazione era la distruzione della forma naturale per rivelare l’unità spirituale del cosmo.
I colori sono essenzialmente simbolici: il rosso rappresenta gli istinti e la passione (pannello sinistro), il giallo la mente e la razionalità (pannello destro), e il blu la spiritualità pura (pannello centrale). L’uso di triangoli puntati verso l’alto (spirito) o verso il basso (materia) e della stella a sei punte (sintesi degli opposti) riflette direttamente la simbologia teosofica.
Il passaggio al Neoplasticismo

Intorno al 1914, all’età di 42 anni, Mondrian fu influenzato dal matematico e teosofo olandese Mathieu H.J. Schoenmaekers (1875–1944). Ex sacerdote cattolico, Schoenmaekers sviluppò un sistema di pensiero mistico-matematico chiamato Cristosofia, che cercava di rivelare la struttura interna della realtà attraverso la geometria e il colore. Mondrian lesse con grande interesse i libri del filosofo e ne sottolineò numerosi passaggi, riprendendone persino la terminologia.
Da lui derivarono quindi termini deteminanti per lo sviluppo di Mondrian e del movimento artistico De Stijl come “Nieuwe Beelding” (Neoplasticismo). Fu grazie alla sua teoria che il pittore elaborò la giustificazione filosofica per l’uso esclusivo di linee orizzontali e verticali e dei colori primari. La linea verticale rappresentava il raggio solare (principio attivo), quella orizzontale la linea terrestre (principio passivo), e il loro incrocio ad angolo retto esprimeva l’armonia universale tra gli opposti. A questi principi, Mondrian aggiunse l’utilizzo dei soli colori primari: il giallo, il blu e il rosso come i colori assoluti e puri che rappresentano gli elementi del cosmo.
I principi tratti dalla Cristosofia di Schoenmaekers e il Neoplasticismo di Mondrian
L’equilibrio degli opposti
Mondrian, quindi, continuò a nutrire la sua evoluzione interiore trasformando i principi di Schoenmaekers in principi creativi. L’Equilibrio degli Opposti di Schoenmaekers dichiarava che “i due opposti fondamentali che formano la nostra Terra sono la linea orizzontale della sua orbita intorno al sole e la linea verticale dei raggi solari“. Mondrian trasforma questo principio nella sua griglia ortogonale: l’incrocio di queste due linee rappresenta per lui l’equilibrio universale e la “verità plastica“.
I colori primari
Schoenmaekers definì un linguaggio dei colori primari: il giallo (irradiamento), il blu (spazio) e il rosso (accostamento). Questi sono gli unici colori capaci di esprimere l’interiorità dello spirito. Mondrian abbandona progressivamente i colori naturalistici per usare esclusivamente questi tre primari uniti ai non-colori: nero, bianco e grigio. La sua intenzione era così di liberare l’arte dall’apparenza accidentale della natura. Ricordiamo che Mondrian continuò a sentirsi Teosofo per tutta la sua vita e uno dei principi della Teosofia come dell’Antroposofia è quello di liberarsi della realtà minerale e apparente per raggiungere quella spirituale.
L’astrazione matematica
Schoenmaekers usava il termine Beeldend, spesso tradotto come “plastico” o “figurativo” in senso matematico, quindi molto vicino all’dea di Astrazione. Mondrian si ispirò a questo principio per dare sostanza teorica al suo Neoplasticismo (Nieuwe Beelding). L’obiettivo del pittore non era astrarre la realtà, ma “rendere visibile” la struttura immutabile che sta dietro il caos del mondo visibile. Questa sua finalità è molto evidente nello sviluppo della serie dei meli che si astraggono fino ad arrivare alla serie Oceano.
La Geometria come Mistica
La Geometria come Mistica. Mondrian fu affascinato dalla “Mistica Positiva” di Schoenmaekers. Il matematico teosofo considerava la precisione matematica come una forma di preghiera o di elevazione spirituale. Attraverso la poetica di Schoenmaekers, Mondrian ricercò una perfezione millimetrica nel posizionamento delle sue linee ortogonali. Per un ulteriore sviluppo di questo aspetto in chiave spirituale-esoterica approfondisci la conoscenza della Gematria, un antico metodo ermeneutico e numerologico della mistica ebraica (Kabbalah).
Leggi Piet Mondrian la vita e le opere
La scheda è completa. Periodicamente troverai ulteriori approfondimenti, a presto!
La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 15 maggio 2026.
Sitografia
Bibliografia
- H.P. Blavatsky, La Dottrina Segreta
- Mathieu H.J. Schoenmaekers, Il misticismo positivo
- Piet Mondrian, Il Neoplasticismo
- Carel Blotkamp, Mondrian: The Art of Destruction
- Marty Bax, Het web der schepping (The Web of Creation)
- Elena Pontiggia (a cura di), Piet Mondrian. Scritti teorici
© 2017-2026 ADO – analisidellopera.it – Tutti i diritti riservati. Approfondisci
ASPETTA! Ti possono servire
Grazie per aver consultato ADO
Le immagini pubblicate su ADO sono state prodotte in proprio e quindi sono di proprietà dell’autore.





