Wiligelmo, La cacciata dal Paradiso terrestre, lastre della genesi

Wiligelmo scolpisce una Bibbia di pietra a beneficio di tutti i fedeli che, al tempo, non potevano accedere ai testi scritti.

Wiligelmo, La cacciata dal Paradiso terrestre, lastre della genesi, 1099-1110 ca, pietra tenera di Vicenza, cm 100 x 280. Modena, Duomo

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Il rilievo si trova nelle lastre che raffigurano le storie della Genesi ancorate alla facciata del Duomo di Modena.

La semplicità di queste figure e il fatto che siano ritagliate tutte sullo stesso piano permetteva anche a coloro che non sapevano leggere e scrivere di capire la storia rappresentata.

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La luce naturale illumina il bassorilievo e mette ben in risalto le figure, dalle superfici lisce, che vengono facilmente lette e identificate dal basso.

La struttura come tutte le altre lastre e molto schematica e rigidamente ritmica.

Come in una storia per quadri successivi, si susseguono 4 momenti della creazione dell’uomo che si conclude con la cacciata dal Paradiso Terrestre. Nel primo Dio Padre, racchiuso, all’interno di una mandorla divina, sorretta da dua angeli, espone il verbo. Nel secondo quadro viene modellato e creato Adamo. Nel terzo da una costola di Adamo viene creata Eva. L’ultimo quadro rappresenta il momento della tentazione da parte del sepente-demonio che spinge i due a mangiare il frutto della conoscenza, simboleggiato da una mela. Adamo ed Eva si coprono le zone genitali con una foglia di fico, hanno conquistato il sapere ma con essa anche il senso di peccato e pudore.

Gli Archi che si trovano in alto, sopra alle figure, sono a tutto tondo come quelli dell’architettura della chiesa romanica.

Il modellato delle figure è semplice e le posizioni non in equilibrio classico. Siamo lontani dalla classicità greco-romana, anche se sopravvivono alcuni particolari quali il mantello di Dio Padre che ricade in panneggi regolari e la concezione arcaica delle capigliature maschili.

I volti e le mani sono sproporzionati, più grandi del normale. Questa correzione ottica permetteva dal basso di identificare meglio i volti e le espressioni.

La mandorla  nella quale è racchiusa la figura di Dio Padre è anche detta vesica piscis (vescica di pesce). Si tratta di un simbolo a forma di ogiva che si disegna attraverso la parziale sovrapposizione di due cerchi dello stesso raggio. Questo simbolo era già utilizzato in India, nell’antica Mesopotamia, in Africa e nelle civiltà asiatiche. Il Cristianesimo lo adotta e lo trasforma in un simbolo di Cristo. In seguito, all’interno della mandorla, viene compresa anche la figura della Madonna in Maestà che si trova rappresentata in molti codici medioevali. Nel periodo romanico-gotico viene dipinta all’interno di affreschi e bassorilievi per creare una cornice divina alla figura religiosa rappresentata.