Venere capitolina

La Venere capitolina è una scultura dedicata alla dea che deriva dal modello rappresentato nell’Afrodite Cnidia di Prassitele.

Venere capitolina, copia romana di un originale greco del II secolo a.C., marmo, altezza 193 cm. Roma, Musei Capitolini

Descrizione della Venere capitolina

Venere è nuda e si stà preparando per il bagno. Infatti un telo è appoggiato a destra su un’idria accanto a lei. La dea si ripiega leggermente in avanti e con la mano destra si copre il seno mentre con la sinistra protegge il pube.

La Venere Capitolina appartiene ad un modello iconografico classico detto “Venus pudica” (Afrodite Pudica). Tali sculture dedicate alla dea prendono il nome dalla posizione assunta da Venere. Infatti Afrodite si copre il seno e il pube perché sorpresa da un osservatore mentre si immerge nelle acque. Il modello principale indicato dagli studiosi fu quello dell’Afrodite Cnidia di Prassitele. In questo caso inoltre vi sono delle somiglianze con la Venere de’ Medici.

La Venere capitolina si trova ai Musei capitolini di Roma ma ne esistono altre copie. Una di esse si trova al Museo del Louvre di Parigi e fu ritrovata ad Anzio. La copia del British Museum invece proviene da Torvaianica. Un’altra ancora è esposta al Museo dell’Hermitage. Esiste anche la copia conservata al Museo Archeologico di Venafro. Presso il Louvre infine si trova una testa proveniente dalla Collezione Borghese di Roma.

La Venere capitolina appartiene al periodo ellenistico. La scultura presenta un modellato molto accurato che idealizza la figura femminile. D’altro canto però la posizione è naturale. Questo particolare rivela l’intenzione dello scultore di scostarsi da una rappresentazione esclusivamente sacrale. Infatti nella statua si coglie un atteggiamento umano e dallo spessore psicologico. Come per l’Afrodite Cnidia questa tendenza stilistica viene definita “ripiegamento intimista” e suggerisce una componente umana e naturale della divinità.

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Bibliografia

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 30 dicembre 2019.

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