San Girolamo nello studio di Antonello da Messina

San Girolamo nello studio fu dipinto da Antonello da Messina per dimostrare ai suoi futuri committenti la sua abilità di pittore. Nel dipinto si armonizzano ispirazioni classiche e dettagli fiamminghi.

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, 1474 circa, olio su tavola di tiglio, 46 x 36 cm. Londra, National Gallery

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Indice

Descrizione di San Girolamo nello studio di Antonello da Messina

Il San Girolamo nello studio di Antonello da Messina è rappresentato in un grande spazio interno. Il Santo è impegnato nella lettura di un pesante volume, probabilmente un testo religioso. Antonello da Messina lo raffigura all’interno di uno spazio molto complesso ed elaborato. La struttura pare il boccascena di un teatro sormontato da un arco ribassato e massiccio in stile catalano. Il grande ambiente ricorda quello di una chiesa gotica con tre bifore polilobate in alto. Il pavimento è decorato con piccole piastrelle disposte con una rigorosa fuga prospettica che crea una griglia dalla quale si innalzano gli elementi architettonici.

A sinistra poi oltre una finestra compare un paesaggio con colline sullo sfondo. Gli animali rappresentano dei precisi riferimenti iconografici. In primo piano a destra raffigurato un pavone e a sinistra una coturnice. In prossimità del portico rinascimentale di destra invece in ombra si nota il leone simbolo di San Girolamo. Sullo studiolo a sinistra invece è accoccolato tranquillamente un gatto. San Girolamo legge seduto su di una sedia circolare mentre il libro è poggiato su di un leggio. Sugli scaffali posti dietro allo scrittoio e di fianco sono distribuiti i libri aperti, oggetti di uso quotidiano ed erbe. In prossimità dell’angolo destro a terra è poggiata una ciotola metallica mentre sullo sgabello è posato un cappello da cardinale.

Interpretazioni e simbologia di San Girolamo nello studio di Antonello da Messina

Il San Girolamo nello studio rappresentato da Antonello da Messina è un ritratto del Santo che visse tra il quarto e il quinto secolo dopo Cristo. San Girolamo, un padre della Chiesa, si dedicò a tradurre la Bibbia dal greco al latino. Il leone dipinto in ombra all’interno dello studio è il simbolo iconografico di San Girolamo. La coturnice rappresentata a destra è un simbolo cristiano. L’uccello infatti allude alla Verità di Cristo. Il pavone invece simboleggia la Chiesa e onniscienza di Dio. Le piante rappresentate sullo scrittoio sono un bosso, legato alla salvezza divina. Il geranio invece si riferisce alla passione di Cristo.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Nel 1529 il dipinto venne catalogato presso una collezione di Venezia. Non fu individuato da subito l’autore dell’opera. Infatti il San Gerolamo nello studio nei primi documenti che lo riguardano fu attribuito a Antonello da Messina, a Jan van Eyck o a Hans Memling. Giovan Battista Cavalcaselle invece nel 1856 durante la compilazione del suo catalogo riguardante i primi maestri fiamminghi lo attribuì in modo sicuro al maestro siciliano. Fu nel 1894 che venne acquistato dalla National Gallery di Londra.

L’artista e la società. La storia dell’opera

Antonello da Messina dipinse San Girolamo nello studio nei primi anni di soggiorno a Venezia. Gli storici riferiscono di un dipinto dello stesso soggetto e dipinto da Jan Van Eyck che Antonello vide a Napoli. L’opera, secondo alcune fonti, venne utilizzata dal maestro per presentare la sua abilità di pittore ai committenti di Venezia.

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Lo stile del dipinto San Girolamo nello studio di Antonello da Messina

Insieme all’utilizzo della tecnica ad olio Antonello da Messina promosse anche il gusto per i colori saturi e intensi e la rappresentazione minuziosa dei dettagli.

Il colore e l’illuminazione

I colori delle architetture e dello studio sono caldi e hanno un centro di maggior saturazione nella veste rossa di San Girolamo. Il pavimento e le vedute che si intravedono dalle finestre invece creano dei contrappunti freddi di grigio e blu. Le parti in ombra creano poi forti contrasti che scavano gli ambienti interni e li approfondiscono. L’illuminazione è molto complessa e secondo la tradizione fiamminga giunge sulla scena da diverse fonti. La luce principale proviene dal centro e sottolinea la fuga prospettica. Altra luce entra poi dalle finestre che si aprono sul fondo della stanza.

Lo spazio

All’interno della rigorosa prospettiva architettonica sono dipinti animali e personaggi dalle forme semplici ma estremamente dettagliati nelle superfici e nelle decorazioni. Lo studio dalla forma complessa nel quale San Girolamo lavora è in legno ed è rappresentato prospetticamente in modo perfetto. I particolari sono realizzati in modo geometricamente corretto. Infatti i libri aperti e disposti con varie angolazioni permettono di identificare le profondità sugli scaffali. La fuga prospettica, sottolineata dalla griglia del pavimento piastrellato, è centrale e porta direttamente lo sguardo verso il Santo. La prospettiva lineare crea una solida unità dello spazio che potrebbe essere compromessa dall’illuminazione frammentata. Il muro esterno e frontale che crea una cornice architettonica distanzia la scena dallo spazio condiviso con l’osservatore.

La composizione e l’inquadratura

Il colonnato a destra crea una scansione ritmica dello spazio estremamente ordinata. Le bifore gotiche in alto sono distribuite in modo simmetrico una centrale e altre due laterali, parzialmente coperte dall’arco in primo piano. La prospettiva crea delle direttrici che conducono lo sguardo verso le mani di San Girolamo e il libro che sta leggendo. Questa sottolineatura compositiva e prospettica rende la sua figura particolarmente monumentale e importante.

Approfondimenti. Antonello da Messina e la pittura fiamminga

Gli scambi tra artisti operanti sul suolo Italico e quelli delle Fiandre furono favoriti nella prima metà del Quattrocento grazie al commercio. Così la cultura mediterranea incontrò la cultura nord europea. I primi ad utilizzare le tecniche elaborate dagli artisti fiamminghi furono i pittori di Napoli e Palermo seguirono poi dopo la metà del Quattrocento, Firenze, Urbino, Roma e infine Venezia. Antonello da Messina dagli storici è considerato il rappresentante più importante della pittura mediterranea del Quattrocento. Nacque nel 1430 circa e morì nel 1479. A lui è dato il merito di aver diffuso nella penisola l’uso della tecnica ad olio utilizzata appunto dai pittori fiamminghi.

La sua formazione avvenne a Palermo e a Napoli, grandi città di scambi commerciali e culturali. In questi centri si respirava infatti una cultura internazionale. Convivevano così il gusto gotico elegante e raffinato con temi di origine fiamminga e provenzale. Antonello da Messina si recò a Roma e si avvicinò alla monumentalità delle sculture classiche. Acquisì quindi la tecnica della prospettiva dalle opere di Beato Angelico e Piero della Francesca. Il suo stile è caratterizzato da una ordinata disposizione prospettica tipica dell’arte italiana ed una attenzione minuziosa verso i dettagli proveniente dalla cultura nordica.

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