Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino

Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino è un affresco dipinto sulle pareti della Cappella di Eleonora da Toledo a Palazzo Vecchio.

Agnolo Bronzino, Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia, 1542- 1543, affresco, 320 x 152. Firenze, Palazzo Vecchio, Cappella di Eleonora da Toledo

Indice

Descrizione dell’affresco Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino

Mosè in alto tocca con un verga la superficie della roccia dalla quale scaturisce un ruscello che disseta il popolo in basso. Infatti, un uomo a torso nudo è chino sullo specchio d’acqua creato dal getto appena rivelato e beve avidamente. Sopra di lui poi una donna che stringe un bambino si avvicina con una ciotola. Altre persone bevono direttamente dalla fonte che sgorga dalla roccia mentre altre raccolgono l’acqua. Infine, sulla sinistra verso l’alto dietro a Mosè un gruppo di persone osservano ammirate e intimorite il miracolo.

Lato sinistro della decorazione Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino
Lato sinistro della decorazione Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino

Interpretazioni e simbologia di Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia

La scena rappresentata dal Bronzino nell’affresco che decora la cappella di Eleonora di Toledo è ispirata al racconto che si trova nella Bibbia, nel libro dell’Esodo. Secondo l’indicazione del Signore la comunità degli israeliti smontò l’accampamento allestito nel deserto del Sinai. Dopo aver vagato il popolo si fermò quindi a Refidim. Non si trovava però acqua da bere e la gente protestò. Il Signore venne così in aiuto di Mosè e gli disse di raccogliere alcuni anziani e impugnare il bastone con il quale aveva separato le acque del Nilo. Mosè giunto di fronte alla roccia sull’Oreb (il monte Sinai) la percosse e ne uscì dell’acqua per il popolo.

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I Committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia e la Caduta della Manna sono due affreschi che si trovano a Palazzo Vecchio a Firenze. Fanno parte della decorazione della Cappella di Eleonora di Toledo consorte del Granduca Cosimo primo de’ Medici. Fu infatti Il Granduca a commissionare l’opera di decorazione al Bronzino intorno ai primi anni del 1540.

La storia dell’opera Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino

Le due opere intitolate Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia e la Caduta della Manna con gli angioletti dipinti nella parte superiore furono realizzati da Agnolo Bronzino intorno al 1540 – 1545. L’artista a quella data era un pittore affermato di mezza età essendo nato nel 1503. La datazione di quest’opera e di quella sulla destra non è però sicura. Alcuni storici pensano infatti che la decorazione di questa parete della Cappella si sia prolungata rispetto al resto della decorazione.

Un disegno a carboncino con la testa di una donna che ricorda un personaggio dell’affresco si trova al Louvre di Parigi. La carta misura 288 X 218 cm.

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Lo stile del dipinto Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino

Agnolo Bronzino fu un artista manierista allievo di Jacopo Pontormo e a sua volta maestro di Alessandro Allori. Bronzino fu un importante ritrattista della Firenze del Cinquecento, attivo alla corte del Cosimo I de’ Medici. Realizzò opere religiose e allegoriche ma soprattutto ritratti nei quali si distinse per la capacità di cogliere atmosfere fredde e aristocratiche.

La tecnica

Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia è un dipinto realizzato con la tecnica dell’affresco dalle dimensioni di 320 cm. altezza e 150 cm. di larghezza.

Il colore e l’illuminazione

Il colore dell’immagine dipinta nell’affresco di Agnolo Bronzino è tendenzialmente freddo e ricorda infatti l’acqua scaturita dalla roccia. Anche le vesti dei personaggi più calde verso l’alto sono comunque intonate all’atmosfera cromatica di insieme. I colori sono chiari e l’illuminazione diffusa. Non vi sono o ombre profonde e i chiaroscuri sono appena accennati.

Lo spazio

In primo piano è visibile l’acqua che sgorga dalla fonte attivata da Mosè che si trova in alto. Tra i personaggi si individuano poi delle parti in verde e in alto le nuvole che coprono il cielo. La disposizione spaziale è costruita sovrapponendo verso l’alto i personaggi che quindi risultano tutti in primo piano sulla scena.

La composizione e l’inquadratura

L’affresco intitolato Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia si trova nella parte sinistra della parete sulla quale si trova anche l’altro affresco realizzato dal Bronzino. Il dipinto si trova all’interno di una incorniciatura architettonica con colonne a fusto liscio che sorreggono un arco decorato.

L’affresco si trova a sinistra dell’ingresso ed ha forma rettangolare in basso mentre in alto segue la porzione di arco che si alza verso l’apertura. In basso le figure presentano maggiori dimensioni mentre verso l’alto personaggi si allineano su due fasce una mediana e una superiore. L’unico elemento obliquo della composizione è il torso dell’uomo nudo che sta bevendo. La composizione si basa quindi su registri verticali che si susseguono verso l’alto.

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Bibliografia

  • Antonio Paolucci, Bronzino. Ediz. illustrata, 2002, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809026421
  • C. Falciani, A. Natali, Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici. Catalogo della mostra (Firenze, 24 settembre 2010-23 gennaio 2011), 2010, EAN: 9788874611539
  • Antonio Geremicca, Agnolo Bronzino. «La dotta penna al pennel dotto pari», Universitalia, Collana: Horti Hesperidum. Monografie, 2013, EAN:9788865073407, ISBN:8865073403
  • Agnolo Bronzino: The Muse of Florence, New Academia Publishing, LLC, 2014 EAN:9780991504770, ISBN:0991504771

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 5 novembre 2019.

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