L’etnometodologia di Harold Garfinkel e la visione evocativa di un’opera d’arte si incontrano per offrire una diversa visita al museo. di Marco Rabino
Il mio concetto di visione evocativa dell’opera d’arte si arricchisce di giorno in giorno di nuovi strumenti. L’etnometodologia di Harold Garfinkel mi offre una ulteriore conferma che rompere gli schemi istituzionali della visita al museo, permette di sperimentare una fruizione personale e utile nell’affrontare le questioni della nostra esistenza. Attraverso i contenuti di ADO ARTE, soprattutto quelli che sviluppano la mia proposta di una visione evocativa di un dipinto, di una scultura o di una installazione, puoi finalmente entrare in un museo senza la sensazione di vuoto mentale che sperimentiamo a volte di fronte alle opere d’arte. Harold Garfinkel oltre a essere un sociologo che ancora oggi offre strumenti utili allo studio dell’AI, è stato una delle fonti teoriche utilizzate da Carlos Castaneda per elaborare le sue esperienze di accesso a una realtà metafisica e trascendente.
Cos’è l’etnometodologia
Ogni giorno, costruiamo la realtà attraverso le nostre relazioni. Questa è l’ipotesi formulata da Harold Garfinkel, il sociologo statunitense fondatore dell’etnometodologia. Secondo il pensiero di Garfinkel, la società non è una struttura rigida che impone regole immodificabili ai cittadini. Invece, risulta una costruzione continua prodotta dalle interazioni che stringiamo ogni giorno.
L’etnometodologia è una corrente della sociologia che studia i metodi usati dalle persone comuni per dare senso alla propria realtà quotidiana. I componenti di un gruppo sociale utilizzano dei metodi relazionali per comprendere, gestire e descrivere il proprio mondo sociale. Quindi ogni azione che si compie, con intento comunicativo, acquista senso solo all’interno del contesto specifico in cui si compie (indessicalità).
Una conseguenza importante di questa concezione contestuale della relazione sociale, è quella che Harold Garfinkel chiama riflessività. Quando agiamo in società descriviamo la realtà e, nello stesso momento, la stiamo strutturando, proprio attraverso questa descrizione condivisa con il gruppo. Un altro aspetto di questa teoria è quello dell’Accountability, che si può tradurre in italiano come resocontabilità. Gli individui di un gruppo sociale si impegnano a rendere le proprie azioni comprensibili, spiegabili e razionali agli occhi degli altri. La vita sociale si basa proprio sulla continua produzione di questi “resoconti“. Assume, così, una grande importanza la relazione personale che non è del tutto determinata dalle regole scritte e dalle leggi dettate dalle istituzioni.
Le convenzioni istituzionali vs la relazione personale
Insomma, noi ci comportiamo secondo il contesto sociale del momento, osservando le convenzioni familiari, lavorative, religiose, locali e nazionali. L’ordine sociale, o della comunità ristretta, poggia su un accordo implicito di fiducia reciproca dei membri e su regole di fondo non scritte. Violare queste regole durante una conversazione significa non capirsi più o creare forti tensioni. Esiste però un meccanismo di aggiustamento: quando parliamo, e non ci capiamo perché non applichiamo le stesse convenzioni: possiamo rinegoziarle e trovare nuove regoli comuni. In questo modo creiamo una nuova realtà sociale condivisa dal gruppo che l’ha elaborata durante la relazione.
Esiste quindi il mondo della vita quotidiana (Lebenswelt), dove traiamo il “senso comune“, rispetto alle cose e alle situazioni, che sperimentiamo con gli altri che vivono la nostra quotidianità. Le radici teoriche del pensiero di Garfinkel si trovano nella fenomenologia di Edmund Husserl e nell’applicazione sociologica di Alfred Schütz.
Attualità dell’etnometodologia
Oggi i metodi dell’etnometodologia sono più vivi che mai e sono utilizzati nell’informatica e nel design delle tecnologie. Si utilizzano per indagare come le persone interagiscono davvero con software e macchinari sul posto di lavoro. Proprio il principio di indessicalità, l’analisi del contesto, viene applicato nei chat-bot e negli assistenti vocali dell’AI che si adattano al profilo dell’utente.
Vediamo adesso come l’etnometodologia può essere utilizzata per arricchire e favorire la visione evocativa di un’opera d’arte. Prendiamo le idee di fondo elaborate da Garfinkel e applichiamole alla relazione con un dipinto o una scultura. La relazione che ci serve modificare è quella tra noi e l’opera d’arte. Partiamo dal modello convenzionale: andiamo a visitare un museo, seguiamo il percorso stabilito dai curatori, leggiamo le presentazioni delle sale e i cartellini delle opere. Probabilmente abbiamo una qualche nozione storico-critica e aneddotica dell’opera. Conosciamo anche la biografia dell’artista.
Il modello locale e intimo per attivare la visione evocativa
Rompiamo quindi il guscio di sicurezze che ci crea il modello istituzionale che attiva comportamenti automatici nella visita al museo. Invece, valorizziamo l’interazione locale, intima e situata tra l’osservatore e la tela. Un curatore non deve considerare il visitatore del museo come un soggetto passivo guidato da nozioni predeterminate. Attraverso le idee di Harold Garfinkel, trasformiamo la fruizione artistica in una pratica attiva di costruzione del significato nel momento esatto in cui avviene.
La pragmatica della visione evocativa incontra l’etnometodologia
Rompiamo gli automatismi della visita al museo. Combattiamo il turismo “mordi e fuggi” in cui i visitatori dedicano solo pochi secondi a un’opera, la consumano in modo superficiale e la dimenticano immediatamente. La visione evocativa agisce come un vero e proprio esperimento di rottura, utilizzato da Garfinkel per evidenziare il modello ordinario, produciamo invece un “hacking del cervello predittivo“.1 Svuotiamo la mente, spegniamo gli smartphone, ignoriamo i cartellini tecnici ed evitiamo le spiegazioni didascaliche.
Il contesto e l’eterno presente dell’incontro con dell’opera d’arte
Leggere la didascalia dell’opera e analizzarla come un prodotto della storia dell’arte significa interagire con l’opera all’interno di un contesto standard e razionale. Questa operazione è legittima e utile, ma se vogliamo attivare una visione evocativa dobbiamo evitarla. Pensiamo che un’opera non trasmette un significato universale e statico dal passato, (questo è ciò che ci dicono alcune teorie storico-estetiche e sociali della storia dell’arte), ma “accade” e vive nel presente attraverso il nostro sguardo. Invece, dobbiamo creare un contesto personale determinato dalla nostra storia biologica, emotiva e psicologica che portiamo con noi in quel preciso istante davanti alla tela.2
La relazione con l’opera crea il senso dell’opera
Se cogliamo il concetto di riflessività di Garfinkel, nel momento in cui proiettiamo le nostre emozioni su un dettaglio dell’opera, l’opera stessa ristruttura la nostra coscienza e la nostra consapevolezza. Hackerando il modello istituzionale di fruizione dell’opera, diventiamo così attori creativi, utilizziamo l’arte come una propria “impalcatura cognitiva” per dare ordine al caos del mondo e regolare le nostre fragilità mentali.(3)
NOTE
(1) Per il concetto di hacking del cervello predittivo vedi anche la teoria dell’opera come strano strumento di Alva Noë
(2) Questo approccio lo troviamo anche nelle teorie dell’enattivismo come quella della mente espansa di Thomas Fuchs.
(3) Vedi anche la teoria dell’osservazione dell’opera d’arte come strumento terapeutico esistenziale di Alain de Botton.
Bibliografia
- Andy Clark, David Chalmers, La teoria della Mente Estesa (The Extended Mind) (1998)
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- D. Freedberg, V. Gallese, Motion, emotion and empathy in aesthetic experience («Trends in Cognitive Sciences», 11, 2007)
- Thomas Fuchs (Autore), Selene Mezzalira (Traduttore), Ecologia del cervello. La mente incarnata e l’ambiente, Astrolabio Ubaldini, 2021, ISBN-10 8834018036 ISBN-13 978-8834018033
- Harold Garfinkel, Studies in Ethnomethodology, (1967); R. Sassatelli (a cura di), Armando Editore, 2000, ISBN-10 8883581512 ISBN-13 978-8883581519
- Harold Garfinkel, Ethnomethodology’s Program: Working Out Durkheim’s Aphorism (2002)
- Harold Garfinkel, Toward a Sociological Theory of Information (2008, postumo)
- Harold Garfinkel, Seeing Social Organization: An Introduction to Ethnomethodology (2022, postumo)
- Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, 1936
- Alva Noë, Strange Tools: Art and Human Nature, 2015; Strani strumenti. L’arte e la natura umana, Einaudi, 2022
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