La Trinità di Masaccio

Con La Trinità, Masaccio aprì le porte alla pittura rinascimentale mettendo insieme le principali invenzioni figurative. Infatti lo spazio è descritto mediante l’uso di una solida prospettiva geometrica, le figure sono rese volumetriche dal chiaroscuro e le fisionomie diventano reali ed espressive.

Masaccio, La Trinità, 1425-1426, affresco, 667 x 317 cm. Firenze, Basilica di Santa Maria Novella

Descrizione

L’immagine dipinta ne La Trinità di Masaccio raffigura una nicchia all’interno della quale si trova una scena con una crocifissione. Sotto di essa inoltre è rappresentato un sarcofago con uno scheletro appoggiato al di sopra. Al centro viene rappresentata la Santissima Trinità e a fianco sono dipinti i coniugi oranti. L’architettura che incornicia la scena è composta da un arco classico sostenuto da due colonne con capitello. Esternamente ai lati delle colonne inoltre sono raffigurate due paraste con capitello corinzio. Infine all’interno del vano dove è rappresentata La Trinità è presente una volta a botte con lacunari.

Al suo interno Cristo è sulla croce. Dio Padre, al di sopra, sostiene il corpo. Tra di loro si libera lo Spirito Santo sotto forma di colomba bianca. In basso, a sinistra Maria indica il Figlio crocifisso. A destra invece San Giovanni guarda Gesù con un’espressione sofferente. In basso all’esterno del vano, di fronte alle paraste sono raffigurati i due committenti. Sono inginocchiati ed in preghiera a sinistra il marito e a destra la moglie interamente coperta da un velo blu. Alla base dell’affresco sopra lo scheletro dipinto, deposto sul finto sarcofago, compare una scritta. L’iscrizione latina invita l’osservatore a meditare sull’ineluttabilità della morte e si definisce un “memento mori” (ricordati che devi morire). La scritta recita: IO FU’ GIÀ QUEL CHE VOI SETE, E QUEL CH’I’ SON VOI ANCO SARETE.

Interpretazioni e simbologia

Il contenuto simbolico ed educativo de La Trinità di Masaccio spiega ai cristiani come arrivare alla vita eterna. La narrazione parte dal basso, dallo scheletro appoggiato sul sarcofago. Questo scheletro che rappresenta la morte dalla quale ci si può salvare elevandosi verso Dio Padre. Infatti è attraverso la preghiera simboleggiata dai committenti che si ottiene la fede necessaria per conquistare la vita eterna. Maria indica con la mano il Figlio cioè colui che ha tracciato la via da seguire. Attraverso l’esempio di Cristo e lo Spirito Santo si giunge così a Dio padre che concede la salvezza.

La Trinità è un dogma cristiano ed era di estrema importanza per i domenicani ai quali apparteneva la Chiesa. Il modello iconografico seguito da Masaccio per rappresentare il dogma è quello chiamato “Trono di grazia” diffuso alla fine del XIV a Firenze. Diversamente dalla tradizione Masaccio rappresentò Dio Padre in piedi e non assiso su un trono.

I Committenti e la storia espositiva

I due committenti sono inginocchiati ai lati del vano che ospita La Trinità. Gli storici segnalano che si tratta della prima volta nella quale i committenti sono raffigurati in modo realistico nella scena. L’uomo e la donna hanno caratteristiche reali, umane infatti non possiedono l’aureola. Inoltre sono stati dipinti con le stesse dimensioni dei personaggi sacri e ne condividono realisticamente lo spazio.

Le caratteristiche fisionomiche poi sono fedeli ai due personaggi. Inoltre essendo due persone anziane Masaccio ritrae i due coniugi riproducendo le rughe sul viso e i difetti del volto. Del committente in realtà non si conosce l’identità. Alcuni storici ipotizzano che si possa trattare del priore domenicano Fra’ Benedetto di Domenico di Lenzo. Forse i due personaggi rappresentati erano suoi parenti defunti, Berto di Bartolomeo e la moglie.

La storia dell’opera

Masaccio dipinse La Trinità sulla parete della navata sinistra nella Basilica di Santa Maria Novella di Firenze. Fu Giorgio Vasari ad occuparsi per primo della conservazione dell’opera. Considerando il grande valore che possedeva La Trinità di Masaccio, Vasari predispose alcuni accorgimenti che permisero all’affresco di giungere fino al 1860 quasi integro. In quella data il dipinto fu riscoperto e iniziarono le prime operazioni di conservazione. L’intonaco fu incollato su tela ed esposto sulla controfacciata della Chiesa. Nel 1952 venne rimosso un altare che celava l’affresco con il sarcofago e lo scheletro, posizione originaria del La Trinità. Il dipinto di Masaccio venne così riposizionato. Tra il 1999 e il 2001 fu eseguito infine un restauro della superficie pittorica.

Consulta anche l’opera di Masaccio intitolata: Sant’Anna Metterza

Lo stile dell’affresco La Trinità di Masaccio

Nell’affresco intitolato La Trinità di Masaccio si può notare come l’artista completi le sperimentazioni iniziate con la pittura di Giotto. La figura umana viene rappresentata all’interno di uno spazio in modo credibile e realistico. I personaggi e le architetture sono uniformati alle leggi della prospettiva elaborata da Filippo Brunelleschi. Inoltre l’intera scena è illuminata con la stessa fonte luminosa in modo coerente. Con questa sapiente illuminazione Masaccio riuscì a costruire una rappresentazione tridimensionale e a far sembrare la scena una continuazione dello spazio reale. Inoltre i personaggi indossano pesanti mantelli panneggiati con potenti effetti di chiaroscuro che rendono tridimensionali e volumetrici i personaggi.

La scena è rappresentata con volumi ben determinati e semplici privi di decorazioni. L’illusione di sfondamento prospettico del muro è ottenuta da Masaccio utilizzando un punto di vista che coincide con la vera posizione dell’osservatore. La Trinità infatti è rappresentata con una prospettiva dal basso che corrisponde ai piedi della croce. Anche lo scheletro adagiato sul sarcofago rispetta la stessa regola prospettica infatti è visto dall’alto. Il punto di vista adottato si nota chiaramente sul piano del vano e sul gradino esterno. Infatti sono visibili solo i profili dei piani di colore rosso.

Il colore e l’illuminazione

La progettazione cromatica alla base dell’affresco intitolato La Trinità è fondamentalmente articolata tra colori tendenti al grigio-bruno e il colore rosso degli abiti del committente, di San Giovanni e di Dio Padre. Inoltre un tono di rosso meno saturo colora i capitelli delle lesene e delle colonne, i medaglioni e l’architrave. L’illuminazione è frontale e sottolinea la rappresentazione prospettica. Infatti l’interno della nicchia è in ombra e crea un discreto contrasto di luminosità con la figura di Cristo. Il chiaroscuro dei panneggi che descrivono i volumi dei committenti è morbido e le ombre colorate con un tono più intenso di rosso. Il panno bianco che copre il bacino di Cristo è quasi velato e trasparente. Gli incarnati sono poco intensi e tendono all’ocra.

Lo spazio

La scena rappresentata nella parte alta de La Trinità di Masaccio è fortemente tridimensionale. In basso è dipinto un sarcofago sul quale è deposto uno scheletro. In alto le architetture che accolgono la rappresentazione del dipinto sono disegnate con una rigorosa prospettiva geometrica. Il punto di fuga coincide poi con la base della croce, quindi con l’altezza reale dell’osservatore. Questo espediente prospettico permette di percepire una continuità tra spazio fisico e spazio dipinto coinvolgendo maggiormente chi guarda l’affresco. Le figure assumono così un aspetto monumentale pur non essendo tutte sottoposte a scorcio prospettico. Infatti Cristo e Dio Padre non sono coerentemente disegnati seguendo la prospettiva che ordina lo spazio dell’opera.

La Composizione e l’inquadratura

Lo sviluppo dell’affresco La Trinità di Masaccio è verticale e l’inquadratura permette di rappresentare i vari personaggi e le architetture che li ospitano valorizzando la resa monumentale. L’impianto compositivo è fortemente simmetrico e i personaggi sono disposti specularmente. L’affresco esprime così un notevole ordine compositivo che diventa simbolo di razionalità. Anche la disposizione alternata e incrociata del colore degli abiti contribuisce a creare un solido effetto di simmetria ed equilibrio.

Approfondimenti. La Santissima Trinità

La Santissima Trinità è un Dogma cristiano. Si tratta dell’unione in una sola realtà di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nella pittura questo concetto fu rappresentato con diversi simboli. Venne utilizzato un trifoglio, un triangolo con un occhio dipinto al centro oppure un nodo formato da identici semicerchi intrecciati. Una svolta figurativa si ebbe grazie all’abate Suger della Cattedrale di Saint Denis. Il religioso fece dipingere nella sua chiesa una vetrata sulla quale Dio Padre è visto come un uomo anziano con una lunga barba. Dio regge Cristo sulla croce mentre una colomba rappresenta lo Spirito Santo. Fu una rappresentazione che ebbe molto seguito e che si diffuse rapidamente su tutto il territorio europeo.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Masaccio, La Trinità, sul sito della Basilica di Santa Maria Novella di Firenze.